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Intervista a Peppino Mazzotta, il Fazio de “Il Commissario Montalbano” e il Bruno Corona di “Solo” "Vi racconto quello che amo di più di Fazio. Checco Zalone è amato perché è una maschera"

La voce dello schermo ha intervistato Peppino Mazzotta, l’amatissimo Fazio de “Il Commissario Montalbano” e Bruno Corona in “Solo”. L’attore calabrese ha raccontato gli aspetti che ama di più di Fazio, rivelato un possibile ritorno di Bruno Corona nella seconda stagione di “Solo”, raccontato dell’esperienza con Checco Zalone in “Cado dalle nubi” e, infine, ha svelato di essere un grande amante e intenditore di serie tv.

Salve Peppino, benvenuto a “La voce dello schermo”. Il tuo volto è legato al personaggio di Fazio de “Il Commissario Montalbano”. Quali sono gli aspetti che ami di questo personaggio? Cosa significa per te interpretarlo per tutto questo tempo?
Fa sempre piacere interpretare un personaggio come Fazio, perché è positivo e trasmette un messaggio altrettanto positivo. Interpretarlo per tanti anni è sempre un grande privilegio, perché raramente un attore ha la possibilità di farlo. Alla fine si crea una specie di sovrapposizione tra me e lui e anche andare sul set e girare le scene ha un qualcosa di naturale. E’ come frequentare una persona per tanti anni. Si finisce per conoscerla e capirla molto bene.

Quanto c’è di Peppino in Fazio e viceversa?
Alla fine ci siamo influenzati a vicenda. Io ho preso tante cose che mi piacevano dal personaggio e lui ne ha prese altre da me. Mi piace questa sua fermezza sul piano dell’etica, l’avere dei principi così saldi e così forti. Lui è molto vincolato alle regole. Io anche, ma non come lui, nel senso che lui non deroga mai, mentre io, in quanto essere umano, posso derogare qualche volta le regole. Però è un aspetto che mi piacedi lui. C’è stato quasi uno scambio di persona e ci siamo quasi fusi in un’unica cosa.

Hai già qualche scoop da rivelare che riguarda le nuove puntate?
Stiamo girando due nuovi episodi in questi giorni e dovrebbero andare in onda verso febbraio-marzo del prossimo anno. Uno racconta un fatto grave avvenuto durante il ventennio fascista. L’altra è, invece, una storia contemporanea. Sono due gialli. Lo scorso anno è venuto a mancare Marcello Perracchio, che nella fiction interpretava il medico legale, il Dottor Pasquano. Quest’anno gli sceneggiatori hanno inserito, nelle due puntate, questo aspetto, per cui, anche nella fiction, così come nella realtà, si è deciso di fare morire il personaggio di Pasquano. Ci saranno dei momenti commoventi, dal momento che verrà data la notizia, e ci sarà il funerale. E’ stata un’aggiunta per rendere omaggio a Perracco, a prescindere da quanto avesse fatto Camilleri nei romanzi.

Quali sono le esperienze a cui tieni di più e perché?
Sono legato a tutto quello che faccio, perché tendo a scegliere spesso i personaggi da interpretare. Ricordo con piacere “Cado dalle nubi”, ad esempio, perché non avevo mai fatto commedie e recitare con Luca Medici (Checco Zalone ndr.) è stata una bellissima scoperta ed è stato anche il film che ha lanciato Luca.
Ho amato anche “Anime Nere”, di Francesco Munzi, grazie al quale ho ricevuto le candidature ai David di Donatello e al Nastro d’argento e il film stesso ha vinto ben 12 David. E’ stato un film importante a cui tengo particolarmente.
Poi amo molto anche il personaggio di Bruno Corona in “Solo”, che è l’esatto opposto rispetto a Fazio. E’ un criminale, tremendamente scorretto, violento, aggressivo e cattivo. Mi piace particolarmente perché mi ha permesso di indagare su un nuovo mondo, molto oscuro. E poi ovviamente c’è Fazio. Questi quattro personaggi sono quelli a cui sono più legato perché ognuna rappresenta un’esperienza diversa.

In “Solo” tra l’altro è uscito di scena il personaggio di Bruno, confermi?
Non posso dire molto. Sembrerebbe essere uscito di scena, tuttavia non si sa se tornerà e come tornerà. Posso solo dire che ci sarà, in una forma particolare, ma ci sarà.

Quando uscirà la seconda stagione?
Penso che andrà in onda a settembre, ma è una mia supposizione, non c’è nulla di ufficiale.

Come accennavi prima, hai lavorato con Checco Zalone. Perché secondo te è così amato?
Luca è così amato perché ha riempito un vuoto che si era creato all’interno della commedia italiana. Noi siamo stati abituati, dal dopoguerra ad oggi, ad avere una maschera di riferimento. C’è stato Totò, c’è stato Troisi, poi c’è stato un momento in cui si è cercata questa maschera in cui potessimo riconoscerci, ma non c’era. C’erano tanti comici bravi, ma non c’era una maschera di quella potenza. Ad un certo punto è arrivato Luca, ha riempito quel vuoto ed ha ridato al popolo italiano una maschera di riferimento. Questo è uno dei motivi diciamo antropologici. Poi ovviamente la sua comicità è molto originale ed è un aspetto che l’ha differenziato da tutti e non somiglia a nessuno. Un po’ come Totò o Troisi non somigliavano a nessuno. Con gli ultimi 3 film ha fatto quasi 100 milioni di incasso solo in Italia. Sono cifre miracolose. E’ unico.

Tu sei un uomo del sud e spesso a sud è difficile farsi notare, com’è stato per te emergere artisticamente?
Sono cresciuto al sud, ho cominciato a studiare teatro al sud. La mia formazione l’ho fatta al sud. Sono andato via perché, ad un certo punto, era necessario spostarsi grazie a degli incontri che ho avuto nella mia vita. Io penso che a sud succedano cose molto interessanti da molti anni. A volte anche più che al nord dal punto di vista artistico. Penso a Napoli, che è la città della musica e del teatro per eccellenza. Io adesso vivo a Napoli da tanti anni, per esempio. Le difficoltà che ho avuto sono più che altro logistiche, ma non legate alla creatività. Perché regioni come la Calabria, la Sicilia, la Basilicata e anche la Campania, escluso Napoli, fanno fatica a creare delle strutture per la cultura. Però gli artisti ci sono e sono tantissimi.

Hai fatto molto teatro, cosa ami di più di questo mondo e perché è il teatro il teatro è importante?
E’ molto importante per la formazione di un attore, ha a che fare con la persona ed è una sorta di ossessione. Se qualcuno ha questo legame forte con il palcoscenico, se la deve vivere e basta. Il teatro dal punto di vista culturale è messo molto male in questo momento. Questa nuova legge ha creato una situazione che ha sterilizzato la creatività. Per cui non saprei attribuirgli una funzione sociale in questo momento storico. Sinceramente non saprei. So che esiste tanta gente che lo fa perché non può farne a meno. E’ una forma di amore ossessivo. Credo nella funzione del teatro come evento aggregante e rituale all’interno di una comunità. Però, in questo momento, per come è strutturato, per come è prodotto, per come è fatto, è diventato un prodotto, come tutti gli altri. Il teatro non può essere un prodotto. Se diventa un prodotto perde la sua funzione. Io lo faccio perché non posso farne a meno.

Dove ti vedremo prossimamente? Hai progetti da presentarci?
Ci sono altri progetti che si stanno definendo, ma che usciranno dopo la metà del 2019. Al momento quindi va bene la seconda stagione di “Solo” e le nuove puntate de “Il Commissario Montalbano”. Non mi sembra il caso di sovrapporre la gente alla mia presenza e di farla scocciare vedendomi ovunque! (ride)

*Fotografia di Fabrizio Di Giulio

Che telespettatore sei?
Sono un telespettatore affezionato. Mi sento un “addicted” per quanto riguarda le serie televisive. Mi piacciono quelle americane, inglesi, francesi e tedesche, che sono molto belle. Ne vedo molte e sono legato a questi tipi di esperimenti. Sono stato un grande appassionato di “Breaking Bad”, che penso sia stata dal punto di vista della scrittura, del linguaggio, la serie più significativa degli ultimi anni. Sono un appassionato de “Il Trono di Spade”. Ho visto la serie tedesca “Dark”, che è fatta molto bene ed è molto interessante. Reputo “The End of the F***ing World” un capolavoro di scrittura e di originalità. Un’altra serie inglese che considero geniale da tutti i punti di vista è stata “Utopia”. Purtroppo in Italia è poco conosciuta, ma a mio parere è una delle serie più interessanti degli ultimi anni.
Nelle serie c’è un grande livello di sperimentazione sui linguaggi, sul modo di scrivere. C’è stato un momento di ulteriore indagine di ricerca e questa cosa mi piaceva molto. Ultimamente si stanno un po’ standardizzando anche le serie.
Al cinema vedo un po’ tutto e non faccio delle scelte a priori. Ho un’idea molto amplia. Guardo per esempio “Spiderman” così come film di Tarkovskij o Sukurov. Leggo e vedo tantissima roba.

Questo portale si chiama “La voce dello schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?
Quando vai a vedere un film, il film ti parla in tanti modi. Il film è un prodotto strano, una cosa morta che prende vita in maniera meccanica. Il cinema è un’esperienza esoterica, il guardare lo schermo, ascoltare, vedere le immagini, questo insieme di cose, se fatte bene, vanno ad agire in maniera quasi esoterica e magica. Vedere un film va oltre l’aspetto razionale. Se pensiamo a ciò che effettivamente è, si tratta di un qualcosa di molto strano, dal momento che, realmente, è un pezzo di stoffa bianco in cui si muovono cose colorate. Poi, per magia diventa un qualcosa di concreto, di organico e che ti coinvolge. Il cinema è veramente una specie di piccolo miracolo. Una grande illusione in cui attraverso il massimo dell’artificio si riesce a parlare della realtà. Non c’è niente di reale in un film, se ci pensate. E’ tutto artificiale, eppure quando guardiamo un film ci emozioniamo, ridiamo, piangiamo. C’è qualcosa di magico nel cinema e penso che ascoltare la voce dello schermo sia proprio questo: farsi trasportare da questa magia, ovviamente quando ne vale la pena.

 

Di Francesco Sciortino

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