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Intervista a Davide Vigore, il regista ennese che ha affiancato Sorrentino in “Loro” Il ventinovenne siciliano racconta l'esperienza al fianco del regista premio Oscar e, dopo il successo dei suoi cortometraggi, si prepara al grande salto nel cinema che conta.

“La voce dello schermo” ha intervistato Davide Vigore, regista giovanissimo ma che ha già fatto parlare di sé grazie ai suoi lavori. Di recente è stato, infatti, nello staff di Paolo Sorrentino in “Loro”, come assistente alla regia. Molto apprezzato è stato anche il suo corto “La viaggiatrice”, presentato alla 73sima Mostra del cinema di Venezia. Il regista ennese si è raccontato, ricordando l’esperienza al fianco di un premio Oscar come Sorrentino, ha ripercorso i suoi esordi e ha spiegato l’importante iniziativa che lo vede coinvolto in “CineKore” e che sta portando il grande cinema ed attori importanti ad Enna.

Buongiorno Davide, benvenuto a “La voce dello schermo”. Cominciamo un po’ dall’esperienza in “Loro” di Sorrentino. Hai avuto l’opportunità di lavorare fianco a fianco con un premio Oscar. Raccontaci di questa avventura.
Mi sento molto fortunato per questa opportunità. Penso che poter stare accanto a Paolo Sorrentino sia un’esperienza unica. Nel mio percorso di formazione speravo di poter affiancare un grande regista e credo che Sorrentino, così come Matteo Garrone, siano i due registi italiani più interessanti del momento. E’ stato molto bello perché ho potuto seguire tutta la fase di lavorazione sul set dalla fase di preparazione. Poter stare di fianco a lui è stato sicuramente utile e formativo.

Cosa ti ha impressionato di più di Sorrentino?
Sicuramente la macchina organizzativa che ha attorno. Ha una troupe di grandi professionisti, molto affiatata, gli bastava soltanto uno sguardo per capirsi. Era una macchina da guerra. Ma ciò che mi ha impressionato di più è stata la sua scrittura. Quando ho dovuto leggere le scene del film ho notato che ha una grande capacità di effetto visivo ed è incredibile come riesca a trovare degli straordinari espedienti di impatto visivo.

Quali attori sceglieresti per un tuo film?
Ovviamente, quando parliamo di un film del genere, ci riferiamo ad un cast di altissimo livello. Può sembrare banale dirlo, ma direi Toni Servillo, non solo perché è un grandissimo attore, ma anche perché umanamente con me è stato straordinario. Toni è uno che vuole capire perfettamente il personaggio e lo studia minuziosamente. Anche se devo dire che Riccardo Scamarcio è stato pure molto bravo e molto energico. Ma, alla corte di Sorrentino, vanno bene tutti per un mio potenziale film.

“La viaggiatrice” ti ha dato grandi soddisfazioni. Cosa ricordi con maggiore piacere di questo tuo corto?
Sicuramente il risultato finale è stata una bella emozione. Sono stato molto felice quando è stato proiettato al Festival di Venezia, alla sala Volpi, e per la prima volta nella mia vita avevo intuito di aver fatto qualcosa di buono e di importante. La lavorazione di un film è sempre una fase che necessita molta passione. E’ la fase che richiede più tempo e più complessa.

“Cortocircuito” e “Fuorigioco” sono altri due lavori che rappresentano i tuoi esordi. Cosa ti hanno insegnato i tuoi primi passi nel mondo del cinema?
Con i miei esordi ho sperimentato, facendo anche degli errori, e più che esordi li considero degli esercizi. Ho imparato ogni volta che realizzavo qualcosa. Mi accorgevo degli errori quando terminavo e mi hanno permesso anche una buona dose di libertà e di sperimentazione. “Cortocircuito” e “Fuorigioco” sono stati i miei primi lavori al centro sperimentale, avevo più consapevolezza dei miei mezzi e ho continuato a sperimentare un altro linguaggio, che è quello del cinema del reale. Ogni film è stato un passo in più per poter capire il cinema e come farlo.

Dopo l’esperienza in “Loro” su cosa stai lavorando?
Ho appena finito di scrivere la sceneggiatura del mio prossimo progetto. Si tratta di un altro cortometraggio, probabilmente l’ultimo, anche perché dopo mi piacerebbe confrontarmi con qualcosa di più complesso. Lo girerò a Palermo, questa estate, e sono in fase di preparazione e di provini.

Ti senti pronto per un lungometraggio?
Avevo avuto già l’opportunità di farne uno quest’anno ma non mi sono sentito ancora pronto. Penso che per me sia importante sperimentare un altro po’ e sperare di trovare una compagine produttiva e distributiva importante. Perché non importa soltanto realizzare un buon film se non si ha alle spalle né una distribuzione e né una produzione valida. Un’opera prima avrebbe più difficoltà ad emergere. L’esordio è sempre un passo importante e che potrebbe condizionare il resto della tua carriera. Il difficile non è tanto realizzare un primo film, ma confermarsi e realizzare un secondo e un terzo film.

Tu sei di Enna. Com’è stato per te passare da una piccola realtà, come quella ennese, alle grandi realtà del mondo del cinema italiano?
Per me il cinema è sempre stato un momento di svago e di passatempo. Quando ero piccolo io ad Enna non c’erano grandi attrattive. Girare è sempre stato un passatempo per me. Poi, in maniera naturale, ho fatto domanda al centro sperimentale, volevo lasciare Enna perché volevo “uscire un po’ dall’acquario” e mettermi in gioco. Era importante per me vivere da solo, in posti nuovi, in città nuove e mi sono spostato a Palermo. Lì ho fatto i miei primi lavori, sono andati bene e dopo sono arrivato a Roma. Non è stato un percorso che ho fatto consciamente e credo che, in questo mestiere, non importa dove tu viva ma è fondamentale avere la voglia di muoversi. Il viaggio è sempre qualcosa di utile.

Con gli incontri di Cinekore hai avuto la possibilità di fare respirare aria di grande cinema ai tuoi compaesani. Da cosa nasce questa iniziativa e cosa ti ha colpito di più di questa esperienza?
Quando ero ragazzino ho sempre sperato che qualcuno mi portasse ad Enna persone del mondo cinema. Era un desiderio che covavo sin da bambino e speravo che accadesse. Poi un altro motivo penso che sia di portare il cinema nelle periferie. E’ facile portare attori e registi nelle grandi città, perché le frequentano più facilmente, hanno ancora il culto del cinema e risentono meno la sua crisi. Mentre, credo che la vera sfida sia portare il cinema nelle periferie e farlo conoscere. Penso che questi incontri possano servire per stimolare le persone ad interessarsi maggiormente di cinema e di cultura. E’ importante considerare il cinema come un elemento di aggregazione sociale, specialmente in un contesto universitario. La Kore è un’eccellente università ed ha delle strutture fantastiche e come tale credo che debba fornire delle attività extra scolastiche, perché le attività didattiche servono per formare gli studenti, mentre quelle esterne servono a formare gli uomini.

Ci sono novità riguardo i prossimi incontri?
Andremo avanti fino a giugno. Ci saranno i produttori di Giuseppe Tornatore: Arturo Paglia e Isabella Cocuzza. Avremo come ospite una grande attrice: Tiziana Lodato, che ricorderete ne “L’uomo delle stelle” di Tornatore e Cristiano Trovaglioli, il montatore di Sorrentino. Troveremo, inoltre, altri nomi per il prossimo anno e spero di portare nomi interessanti e famosi.

Questo portale si chiama “La voce dello schermo”. Cosa vuol dire per te ascoltare la voce dello schermo?
La considero come una sorta di specchio. E’ un modo per scoprire se stessi, le proprie paure, i propri sogni. Lo schermo è uno specchio amplificato e trasfigurato, ti dà la possibilità di conoscerti e attraverso di lui fai un viaggio dentro te stesso.

Di Francesco Sciortino

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