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Intervista a Giorgia Sinicorni: “A teatro sposo un miliardario e in tv vado su Marte!” L'attrice, conosciuta dal pubblico di canale 5 per "I Cesaroni" e "Fuoco Amico" presenta il suo spettacolo teatrale e la nuova serie francese di cui è protagonista.

*Fotografia di Luca Cattoretti

La voce dello schermo ha intervistato, in esclusiva, Giorgia Sinicorni, vecchia conoscenza de “I Cesaroni” e di “Fuoco Amico”. L’attrice ha presentato il suo spettacolo “Come sposare un miliardario”, in scena al teatro Franco Parenti di Milano dal 4 al 15 luglio e ha raccontato dell’esperienza nella serie francese “Missions”, dove interpreta l’astronauta Alessandra Najac. Ma, nonostante Giorgia stia avendo un grandissimo successo sotto la Tour Eiffel, non dimentica le origini italiane.

Dal 4 al 15 luglio sarai in teatro con “Come sposare un miliardario”. Presentaci un po’ questo spettacolo e il personaggio che interpreti…
E’ un one man show e non c’è la quarta parete, per cui dialogo con il pubblico. E’ uno spettacolo di Audrey Vernon, che ho visto in Francia e che ha avuto un grandissimo successo. Mi è piaciuto tantissimo, l’ho tradotto e ho chiesto di metterlo in scena, con l’aiuto di Carla Bianchi, la mia regista. Il mio personaggio è una sposa, che racconta al pubblico che sta per convolare a nozze con un miliardario e come si fa a sposarlo. Tutto avviene in chiave comica e ironica. In realtà, è un pretesto per raccontare una serie di temi molto attuali, come la concentrazione della ricchezza nel mondo e l’influenza che i miliardari possono esercitare su di noi. E’ uno spettacolo comico ma che fa anche riflettere. La protagonista è una donna che, per risolvere i suoi problemi, ha deciso di sposare un uomo ricco. E’ interessante mettere in luce anche la disparità che c’è, nella nostra società, tra la possibilità di fare carriera di un uomo e di una donna. E’ un personaggio paradossale, che ha fatto una scelta radicale e che fa riflettere sui problemi della nostra società.

Di recente ti abbiamo vista nella serie francese “Missions”, raccontaci di questa esperienza e gli aspetti che ti sono piaciuti di più…
E’ una serie che è già uscita in Francia, in Inghilterra, negli Stati Uniti, è stata acquistata in Germania e spero che presto venga trasmessa in Italia. E’ molto ambiziosa, parla di fantascienza ed ha uno sfondo un po’ thriller e un po’ alla “Lost”. Racconta della prima missione su Marte ed è molto interessante perché ha un legame con lo spettacolo che sto facendo: c’è un personaggio che è il miliardario che ha finanziato la missione che lo potremmo paragonare ad Elon Musk e Jeff Bezos, che si stanno dedicando ai viaggi spaziali. E’ ambientato in un prossimo futuro e racconta di ciò che succede una volta arrivati su Marte. Io interpreto un’astronauta italiana e l’aspetto più interessante riguarda le scoperte fatte su questo pianeta, che ci portano a delle riflessioni su tematiche ambientali. Il mio personaggio fa parte dei sei protagonisti e membri dell’equipaggio. Ha una storia interessante e non è la persona che sembra all’inizio.

Che differenze hai notato tra le serie tv francesi e quelle italiane?
In realtà, quando si parla di serie tv di alto livello come “Il miracolo”, “1992” e “Gomorra”, non credo ci siano differenze a livello qualitativo. Ormai la serialità europea ha dei punti e dei linguaggi in comune. Un aspetto interessante di “Missions” è che si tratta di una serie di stampo europeo, nel senso che i personaggi all’interno sono come sarebbero in una missione spaziale vera e di varie nazionalità. Anche le lingue non sono più una barriera. Io ad esempio parlo sia il francese che l’inglese e l’italiano. Parliamo ormai di linguaggi seriali universali. Ho visto “Il miracolo” e la considero una grandissima serie.

*Fotografia di Luca Cattoretti

“Fuoco amico” e “I Cesaroni” sono state fiction Mediaset di cui hai fatto parte. Cosa hai amato maggiormente di queste due esperienze?
Sono stati per me due prodotti importanti. Sul set de “I Cesaroni” sembrava di essere in famiglia, dal momento che, lavorando insieme sul set per sei mesi, crei un legame con le persone molto forte. Di “Fuoco Amico” mi è piaciuto tanto l’action presente, dal momento che eravamo dei soldati. Ho apprezzato tanto la regia di Beniamino Catena e sono molto contenta di aver lavorato con lui.

Quali sono le altre esperienze a cui sei più legata?
Sta per uscire un mediometraggio francese che ho fatto. Si chiama “Beatrice” ed io sono una delle protagoniste, una diva degli anni 60 che si chiama appunto Beatrice. Il regista è Rinatu Frassati, recito con un attore straordinario che si chiama Jean Philippe Ricci e Eugenie Derouard, una giovane ed emergente attrice. Il film verrà presentato in anteprima al Festival Lama, che si tiene in Corsica. E’ stata una bella esperienza perché, essendo un personaggio d’epoca e una diva degli anni 60, c’è tutta una mitologia dietro questo personaggio. Se pensiamo alle dive italiane di quegli anni ci vengono in mente Claudia Cardinale e Monica Vitti. Mi sono divertita tantissimo ed è la prima volta che faccio una cosa del genere.

Sei molto legata alla Francia. Noi italiani ci dobbiamo preoccupare?
Diciamo che non litigare per la chiusura dei porti già sarebbe un bel passo avanti! E’ importante, per una mia completezza da artista, abbattere le frontiere e vedermi, oltre che come un’attrice italiana, come un’artista europea. Più che preoccuparmi, la vedo come una grandissima opportunità. E’ necessario, inoltre, che diverse nazioni uniscano le proprie forze anche a livello artistico. Perché altrimenti, da soli, saremmo troppo piccoli.

*Fotografia di Luca Cattoretti

Quali sono stati i registi e i tuoi colleghi che ti hanno impressionato di più e perché?
Ho apprezzato tantissimo Elena Lietti ne “Il Miracolo”. E’ stata una scelta importante quella di puntare su un’attrice che veniva dal teatro e che non era la solita faccia già vista. Amo molto Luca Marinelli, Alba Rohrwacher, Valeria Golino e apprezzo tantissimo anche il suo lavoro come regista. Sono un’ammiratrice della regia di Alice Rohrwacher. Penso sia importante dietro la macchina da presa. Trovo che il modo di filmare femminile abbia una delicatezza e una poesia che trovo interessante, non perché sia meglio rispetto a quella maschile, ma perché in questo momento siamo meno abituati.

Questo portale si chiama “La voce dello schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?
La voce dello schermo, a mio avviso, è un elemento molto significativo e dovremmo imparare ad ascoltarla in lingua originale. I miei amici doppiatori mi uccideranno, ma non sono tanto favorevole al doppiaggio. Penso che, ultimamente, ci stiamo abituando al fatto che gli attori siano fatti di corpo, di immagine e di voce. Credo che togliere la voce ad un attore per mettergliene un’altra sia un sacrilegio.

Di Francesco Sciortino

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