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Intervista ad Alessandro Tiberi: “Io, ‘Boris’,’Tutto può succedere’ e la nuova serie con Megan Montaner” L'attore, conosciuto per i ruoli di Seppia in "Boris" e di Carlo Ferraro in "Tutto può succedere", si racconta e presenta il suo prossimo film che lo vede protagonista al fianco di Megan Montaner.

*Fotografia di Alessandro Pizzi e abito Ferragamo

La voce dello schermo ha avuto il piacere di intervistare Alessandro Tiberi, indimenticato “Seppia” di “Boris” e amatissimo Carlo in “Tutto può succedere”, in onda ogni lunedì su Rai Uno. L’attore, oltre a parlare di “Tutto può succedere”, ha presentato “Lontano da te”, la nuova serie con Megan Montaner e di cui è protagonista, che vedremo nei prossimi mesi, ricordato i giorni di “Boris” e ha raccontato di cosa abbia significato per lui lavorare al fianco di una leggenda del cinema come Paolo Villaggio.

Salve Alessandro, ti stiamo vedendo il lunedì nella terza stagione di “Tutto può succedere 3”. Quali sono le novità che ti sono piaciute nei nuovi episodi e che riguardano il personaggio di Carlo?
Salve a tutti. E’ sempre bello ritrovare la famiglia di “Tutto può succedere”. In questa fiction accadono tantissimi avvenimenti, ma rivedere questi personaggi è sempre un piacere. Nutro un grande affetto per Carlo ed è sempre bello interpretarlo. Dal finale della seconda stagione lui e Feven sono sposati e dovranno dedicarsi alla loro vita coniugale.

C’è aria di addio su “Tutto può succedere”. Come sarà per te salutare Carlo?
E’ un momento particolare. L’ho vissuto come un percorso che mi ha arricchito tanto e che ho fatto assieme a dei colleghi meravigliosi, dei registi e una produzione stupendi. Si chiude un cerchio. Sarà doloroso, ma anche giusto concluderlo.

La serie è tratta da “Parenthood”, il tuo personaggio è interpretato da Dax Shephard nella serie originale. Hai studiato un po’ da lui?
E che vuoi studiare?! Quello è bravo (ride ndr.)! A parte gli scherzi, quando ho saputo che era tratta da “Parenthood”, non conoscendo la serie, ho visto la prima stagione. Ovviamente si parla di attori bravissimi e meravigliosi. Però, ad un certo punto, abbiamo capito che ognuno di noi doveva costruire il proprio personaggio e prendere la propria strada. Un po’ come succede con un testo teatrale. Quando un soggetto è scritto bene e funziona, ognuno può dare la propria interpretazione. Ho cercato di fare mio il personaggio di Carlo, di renderlo il più simpatico possibile e più vicino a me.

Il personaggio di Carlo è molto diverso rispetto ad Alessandro di “Boris”, com’è stato per te mettere da parte “Seppia”?
Penso faccia parte del nostro lavoro interpretare personaggi diversi tra loro. Sono contento che venga ricordato Carlo per dei motivi, “Seppia” per altri.

“Boris” è stato molto importante per te. Cosa ricordi di più di quell’esperienza?
Ho dei ricordi meravigliosi. Rimango stupito di come, a distanza di anni, se ne parli come se fosse appena uscito. Mi sembra incredibile di come un prodotto possa avere una tenuta così. Mi ha lasciato tantissimo, mi lascia stupito il fatto che ancora continui a suscitare interesse e mi riempie d’orgoglio.

Pensi che “Boris” abbia influito sul cambiamento della televisione?
La televisione è cambiata molto negli ultimi anni. All’epoca non c’era Netflix, era quasi tutto in mano alla tv generalista e c’era meno scelta. Il regista Luca Vendruscolo diceva sempre, ai tempi di “Boris”, che l’Italia è il paese che ha avuto più televisione e dove si è vista la peggiore televisione del mondo. Adesso le cose sono molto cambiate e c’è più offerta. La televisione è cambiata perché doveva cambiare. “Boris” raccontava, semplicemente, il paese in un momento preciso, in cui la televisione era quasi un mezzo pericoloso. Adesso non lo è più.

Sei stato protagonista di “Generazione 1000 euro” al fianco di un grandissimo del cinema italiano, Paolo Villaggio. Cosa ricordi di questo immenso artista?
Ricordo uno straordinario professionista e di un’umanità incredibile e con noi era sempre molto rilassato. Nonostante non sia stato tantissimo sul set, dal momento che si trattava di un semplice cameo, ha voluto fare degli incontri per conoscerci. Ho dei ricordi meravigliosi. Io proprio nasco come artista con quel tipo di film. Ho quarantuno anni. Sono cresciuto con Fantozzi e avevo a casa anche i libri scritti da lui. Ho incontrato un mito.

Tu hai anche doppiato tanti personaggi. A quali sei più legato e cosa pensi del doppiaggio di oggi, in un momento in cui viene spesso snobbato?
Veniamo da una grandissima tradizione e scuola di doppiatori. Per me è stata come una palestra. Ho cominciato con il doppiaggio per poi diventare attore. E’ un mestiere che comunque vanta dei professionisti incredibili. Non sono né pro e né contro il doppiaggio. Penso che debbano esistere sia il doppiaggio che la lingua originale, senza bisogno di creare per forza una polemica.
Per quanto riguarda il film che ho doppiato e a cui sono più legato è “Urlo”, in cui ho prestato la voce a James Franco e che racconta la vita di Allen Ginsberg. Non doppio spesso, ma quando lo faccio ancora mi diverto.

Dove ti vedremo dopo in “Tutto può succedere?”
Ho finito di girare “Lontano da te”, una serie prodotta da Cross productions per Telecinco e Canale 5. E’ ambientata tra Italia, Spagna e Praga ed ha metà cast spagnolo e metà italiano. Sono protagonista assieme a Megan Montaner, conosciuta in Italia per il ruolo di Pepa ne “Il Segreto”. E’ la storia di due ragazzi che si incontrano a Praga, litigano e ognuno torna nelle rispettive città, ma non riescono a pensare che a quell’incontro. Io interpreto Massimo, un imprenditore la cui agenzia di viaggi è in crisi a causa di Internet e del booking online. Le agenzie sono superate e lui cerca di tenere viva questa azienda di famiglia a cui è molto legato. E’ un imprenditore serio, di sani principi, ordinato, in giacca e cravatta. Il personaggio interpretato da Megan è invece spagnolo, di Siviglia, che balla il flamenco. E’ l’opposto di lui e da ciò si svilupperà la storia di questi due opposti che si attraggono. Si tratta di una commedia romantica.

Questo portale si chiama “La voce dello schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?
Si tratta di entrare all’interno del film e capirlo. E’ importante anche soffermarsi sull’audio e sulla voce che hanno un film e una serie tv. A volte, in un prodotto, diventa quasi protagonista l’audio quando è fatto bene. Per cui, per me che provengo anche dal mondo del doppiaggio devo dire che la voce dello schermo mi è simpatica.

Di Francesco Sciortino

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