Sgarbatellum 2020 – Intervista alla regista Marianna Sciveres La regista milanese presenta in anteprima, nella rassegna di cinema in corso all'arena Garbatella, il suo "Malenostro" e si racconta su La voce dello schermo.

Si sta svolgendo in questi giorni, all’Arena Garbatella di Roma, la quarta edizione di Sgarbatellum” – Incontri di cinema a cura di Alessandro Piva. Protagonista di oggi la regista, sceneggiatrice e scenografa Marianna Sciveres. Durante l’appuntamento di stasera, la regista presenterà il suo “Malenostro”, un film a forti tinte jazz che riflette malesseri, insoddisfazioni e incomunicabilità che hanno contraddistinto gli ultimi dieci anni del nuovo secolo. Marianna Sciveres ci ha concesso un’intervista per parlare di cinema, di “Malenostro” e della sua partecipazione a “Sgarbatellum”, apprezzatissima rassegna cinematografica romana.

Salve Marianna, stasera durante la rassegna cinematografica “Sgarbatellum”, ci sarà l’incontro con lei e la proiezione del suo “Malenostro”. La sua pellicola viene presentata come un jazzmovie caratterizzato dal susseguirsi di “tredici illuminanti flash sulla deriva dei sentimenti di questi ultimi dieci anni”. Da dove nasce un’idea così particolare?

Nasce dall’amore incondizionato per il cinema che ho condiviso negli anni con tanti compagni di viaggio incontrati nel tempo su set diversi e con i quali sono rimasta sempre in contatto.

“Sgarbatellum” è giunto alla quarta edizione. Che atmosfera si aspetta?

Mi aspetto la forza di volontà della grande famiglia cinematografica, mi aspetto l’unione e il sostegno della collettività.

Il suo primo film da regista, “Sara May” le ha dato tantissime soddisfazioni. Che ricordi ha di quell’esperienza?

Un’esperienza indimenticabile sotto tutti i punti di vista, dopo il primo film capisci veramente cosa significa la parola cinema e la definizione industria cinematografica.

Lei si divide tra regia, sceneggiatura e scenografia. Cosa ama di questi mondi? Quali differenze apprezza rispettivamente di queste branche del cinema e che le permettono non abbandonarle mai?

Io lavoro esclusivamente con gli autori italiani, per cui non mi occupo solo di cercare o ricostruire una bella villa o un bel ristorante. Io nutro l’idea dell’autore sin dall’embrione, soffro e gioisco con lui nella gestazione e ne condivido la creazione e la venuta alla luce, per cui è un ruolo per me gratificante. La regia è una dimensione che mi appartiene caratterialmente da sempre, ho mosso i primi passi già ventenne con il teatro sperimentale; la scrittura è la mia vera evasione, è qui che mi libero e mi svincolo da ogni limitazione e da ogni compromesso, è per me la forma artistica più completa.

Come reputa il cinema di oggi? Quali sono secondo lei i suoi punti di forza e i punti deboli?

I punti di forza sono la grande tradizione che ci portiamo dietro da sempre con l’esempio dei maestri e la storia del nostro cinema. I punti deboli sono nella presunzione di credere che basti un’ottima tecnica, una buona formazione per poter fare un buon cinema. Sono numerosi a crederlo e crescono infiniti istituti e corsi, affolliamo le filiere di personalità deboli e con scarse idee e capacità. Purtroppo la genialità è sempre stata di pochi, non tutti hanno qualcosa d’interessante o necessario da dire, e il grande cinema si nutre di necessità espressiva e non di botteghino come si tende a credere in questi anni di decadenza.

Questo portale si chiama “La voce dello schermo”. Cosa significa per lei ascoltare la voce dello schermo?

Significa stare attenti a cogliere l’essenza di un audiovisivo senza perdersi nelle apparenze. Oggi, in questa società, lo dovrebbero insegnare ai bimbi già dalle elementari.

Di Francesco Sciortino

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