Midsommar: Incubo alla luce del giorno Dopo Hereditary, torna Ari Aster con un nuovo capolavoro dell'horror


Esce al cinema il 25 luglio Midsommar – Il Villaggio Dei Dannati, secondo lavoro di Ari Aster, reduce dal successo insuccesso di Hereditary – Le Radici Del Male, che già l’anno scorso aveva fatto parlare di sé dividendo pubblico e critica. 

Proprio come Hereditary, anche per Midsommar si prevede un futuro simile. Grazie o a causa dei temi affrontati, del ritmo piuttosto diluito della pellicola e anche dallo stile frastornante del regista, sia il pubblico che la critica si troveranno ad amare o a odiare questo film. 

Dani, in seguito ad una tragedia, si convince a seguire il suo fidanzato Christian in un viaggio verso Hårga, comune svedese dove Pelle, uno degli amici di Christian unitisi a loro, è cresciuto. Lì Dani, Christian, Josh (che studia antropologia e sta scrivendo la tesi su Hårga), Mark (il buffone del gruppo), e i da poco conosciuti Connie e Simon, verranno messi al corrente degli usi e costumi della comune, fortemente legati a culti pagani. Presto i festeggiamenti della Midsommar (Festa di mezza estate) si trasformano in qualcosa di grottesco e ben lontano da quello che i turisti americani immaginassero.  

Malgrado la sua natura criptica, Midsommar ha al centro dei temi piuttosto riconoscibili: 

  • Il lutto e come l’essere umano arriva a processarlo e superarlo. 
  • L’essere insoddisfatti all’interno di una relazione, volerne uscire ma non sapere in che modo. 

Questi temi si concentrano principalmente nella coppia protagonista, composta da Dani (Florence Pugh) e Christian (Jack Reynor). Dani, in seguito ad un lutto, ha bisogno dell’appoggio emotivo di Christian ma lui sembra completamente estraniarsi, allontanandosi da lei e mettendo un muro tra i due. Durante il corso del film vedremo cambiare tantissimo la dinamica tra questi due personaggi. Dani troverà conforto nella comunità di Hårga poiché essa riuscirà a darle ciò che Christian da tempo le negava. 

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico è davvero ineccepibile. La mano di Aster è maturata e si è evoluta, forse perchè gli è stata data carta bianca, a differenza del precedente progetto. Si susseguono un insieme di piani sequenza inebrianti, che accentuano l’uso delle droghe fatto dai protagonisti, campi lunghi in cui lo spettatore cerca di assimilare più dettagli possibili, tutti calibrati e mai casuali, che se messi insieme in tempo condurranno alla fine del film ancora prima dell’arrivo dell’intervallo. Anche la color palette è interessante: le scene ambientate in America si presentano cupe, piene di ombre e specchi. Una volta arrivati in Svezia invece tutto si tinge di bianco, di azzurro, di verde. L’esposizione la fa da padrona, a volte risultando eccessiva, quasi fittizia, ad esaltare le giornate di infinita luce, dove di ombre se ne vedono pochissime.

A differenza della maggior parte dei film horror, che fanno molto affidamento sul buio, su oggetti o persone che sbucano all’improvviso per spaventare lo spettatore, è interessante la scelta di Aster di eliminare questi elementi e fare invece leva su quanto di più terrificante ci possa essere nelle cose fatte sotto gli occhi di tutti, bagnati dal sole. È un film che non ha intenzione di far saltare lo spettatore sulla sedia, ma che intende annidarsi sotto la pelle e provocare un tale disagio che vada oltre le due ore e mezza passate in sala. 

Altro asso nella manica di Aster è il foreshadowing: sono tanti i momenti in cui lo spettatore viene messo davanti ad un dettaglio importantissimo che servirà alla risoluzione della storia, a partire dalle rune, poste ovunque l’occhio si possa posare, dalle pareti degli edifici, alle pietre, ai ricami sui vestiti degli abitanti di Hårga. Ogni personaggio è contrassegnato da una runa che ne prevede il destino. Ma ci sono anche tanti disegni, arazzi raffiguranti i riti a cui la comunità fa affidamento da centinaia di anni e che hanno un reale fondamento anche nel nostro mondo, provenendo da popoli vichinghi e altre comunità nordiche. La stessa Festa di Mezza Estate viene celebrata ancora oggi nei paesi scandinavi e baltici e si rifà al significato dell’evento astronomico del solstizio d’estate.

Malgrado la mancanza di alcuni degli elementi canonici dell’horror, Midsommar non viene meno quando si parla di atti violenti e cruenti, seppur limitati e in alcuni casi lasciati intendere. Il film è inoltre pieno di riferimenti alla religione e alle diverse culture dei popoli. Cercare di decifrare i tanti indizi è sicuramente un passatempo interessante durante la seconda visione del film.

SEZIONE SPOILER: PROCEDERE CON CAUTELA

Per chi ha già visto il film, sembrava doveroso accennare ad alcuni degli elementi più riusciti della pellicola: 

  • La figura dell’orso: fin dai primi momenti vediamo il destino di Christian tramite disegni e quadri. In particolare uno in cui una ragazza che indossa una corona di fiori è posta dinanzi ad un orso, appeso in camera di Dani, e un disegno di un orso in fiamme nell’ufficio di uno degli anziani della comunità. 
  • Il rogo del tempio è associato al bruciare i rimasugli di una relazione ormai finita in modo da ottenere una chiusura e poter superare il lutto della perdita. 
  • Dani trova conforto nella comunità poiché si sente finalmente amata, compresa, ascoltata. Le donne urlano di dolore con lei e per lei quando Christian non era riuscito a starle accanto nel momento del bisogno. 
  • Ogni personaggio americano costituisce uno stereotipo: Dani è l’eroina, colei che compirà il viaggio e la trasformazione, Christian è in un certo senso l’antagonista, una persona che la fa soffrire. Josh (William Jackson Harper) rappresenta la scienza, mentre Mark (Will Poulter) rappresenta il buffone, il sollievo comico. Pelle (Vilhelm Blomgren) è colui che una volta compiuto il suo dovere alla trama sparisce nuovamente nella mischia, torna a far parte della comunità, a far parte del tutto e non è più un’entità definita. 
  • Ad Hårga non esiste tanto l’individuo quanto la comunità. Le cose vengono sempre affrontate da tutto il gruppo e il singolo non si trova mai da solo. Questo è ritratto molto bene in due istanze, l’atto dell’inseminazione di Maja e il dolore di Dani in seguito ad aver assistito all’atto. 

 

FUN FACTS

  • La bunkhouse, dove gli abitanti di Hårga dormono, così come la casa delle bambole in Hereditary, raccontano la trama del film ancora prima che venga sviluppata. 
  • Le rune presenti sulla pietra insanguinata dai due anziani sacrificali sono le stesse che contraddistinguono Dani e Christian. 
  • Dani ha circa 25 anni, ovvero l’età che ricade nella stagione dell’Estate per il culto pagano di Hårga, si trova quindi letteralmente nella midsommar della sua vita, inoltre il primo giorno del festival coincide con il suo compleanno. 
  • Connie e Simon sono quanto di più vicino c’è allo spettatore, infatti le loro reazioni sono molto simili a come reagirebbe una qualsiasi persona esterna ai fatti. È probabilmente la reazione dello spettatore in sala, e più di una volta uno dei membri della comunità rompe il quarto muro e guarda dritto negli occhi lo spettatore. 
  • Uno dei protagonisti si chiama Christian, ed è un uomo bianco cristiano che fa visita ad un villaggio pagano, ironia della sorte?
  • Alcune persone si sono lamentate della strumentalizzazione della malattia mentale e della deformità presenti nel film: la colpa del gesto estremo della sorella di Dani è attribuita alla bipolarità e più volte viene usato un personaggio affetto da deformità per provocare sensazioni di disagio e paura nell’audience.
  • Ci sono molti riferimenti ad altre pellicole che trattano gli stessi temi, in particolare The Wicker Man (1973), Midsommer (2003) and Un tranquillo weekend di paura (1972). 

  

di Elvira Bianchi

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