Carlo Calderone: “Vi svelo il successo di ‘Tuttapposto’. ‘Il Cacciatore 2’ da far perdere il sonno” Intervista a Carlo Calderone, in queste settimane al cinema al fianco di Roberto Lipari in “Tuttapposto” e presto nuovamente protagonista della seconda stagione de “Il Cacciatore”.

La voce dello schermo ha avuto il piacere di intervistare Carlo Calderone, protagonista nelle scorse settimane di “Tuttapposto”, film con Roberto Lipari che ha sfidato al cinema “Joker” con ottimi risultati. Ma oltre a essere stato apprezzato nei panni del rivoluzionario Elio, l’attore tornerà presto a interpretare Giuseppe Monticciolo nella seconda stagione de “Il Cacciatore”. Carlo si è raccontato, confidando le difficoltà emotive nel girare alcune scene che vedremo durante i nuovi episodi della serie in uscita prossimamente e ha parlato anche del rapporto con la sua terra, la Sicilia.

Salve Carlo, benvenuto su “La voce dello schermo”. Sei tra i protagonisti di “Tuttapposto”, il film che sta sfidando “Joker” al cinema. Quali sono gli aspetti che hai amato di più del film?

Salve a tutti. Penso che “Tuttapposto” sia un film molto coraggioso, dal momento che affronta le tematiche del baronato e delle raccomandazioni legate al mondo universitario. Io, avendo fatto l’accademia, non ho vissuto in prima persona l’università. Tuttavia il film racconta tematiche molto attuali del sistema universitario italiano e denuncia un meccanismo presente non soltanto nelle università siciliane, ma in tutta Italia. Durante la prima anteprima del film abbiamo incontrato diversi ragazzi del nord che si sono ritrovati nelle tematiche raccontate, aspetto che testimonia che nonostante il film sia ambientato in Sicilia descrive un problema che non riguarda soltanto siciliani. Anche il messaggio che vuole trasmettere il finale, attraverso il personaggio del giudice Mancuso, è molto significativo.

Cosa ti ha colpito maggiormente dell’interpretare il personaggio di Elio?

Il mio personaggio, Elio, attraversa due fasi: inizialmente è un ragazzo che da anni cerca di combattere questo meccanismo, vede sempre attorno a sé disinteresse e rassegnazione, dal momento che alle sue manifestazioni non va mai nessuno. È un Don Chisciotte che lotta contro i mulini a vento. Mi è piaciuto il suo continuo mutamento. Prima antipatico e insopportabile; poi comincia ad accettare Roberto e diventano amici; e infine si lascia sopraffare dall’invidia e decide di percorrere la via più semplice e non è detto che sia sempre la strada giusta da prendere.

Vi aspettavate un successo del genere?

Io nel momento in cui ho conosciuto Roberto Lipari, vedendo già dai primi giorni l’allegria, la voglia di fare che c’erano dentro e fuori dal set non avevo dubbi che il film sarebbe andato bene. Avevo una bella sensazione e me l’aspettavo perché il percorso intrapreso da Roberto è molto bello e si è ritagliato il proprio spazio partendo dal web e credendo in ciò che fa. È un comico genuino e sottile, non come chi dice una parolaccia e si aspetta la risata. Io ero certo del successo di “Tuttapposto”, del gruppo e di Roberto.


Che rapporto si è creato sul set?

Si è creato un gruppo molto affiatato ed è stato molto bello perché ho ritrovato Francesco Russo, un carissimo amico che ha fatto con me l’accademia e che interpreta Pietro. Poi ho incontrato Simona Di Bella e Viktoriya Pisotska, altre due persone stupende e due attrici bravissime. È stato bello poter lavorare anche con il regista Gianni Costantino e abbiamo instaurato un ottimo rapporto. Era un team di giovani che funzionava tanto. Abbiamo avuto cinque settimane per girare il film, siamo riusciti a essere rapidi, senza perdere la qualità. Ho trovato un ambiente stupendo e tutto è filato sempre liscio.

C’è qualche aneddoto divertente che vorresti condividere con i lettori?

Durante la scena del concerto, una delle prime, abbiamo dovuto fare degli straordinari. Era stata una giornata tosta e alcune comparse sono andate via per la stanchezza. Una si è addirittura addormentata e non ce la faceva proprio più. Faceva dei movimenti con la testa come se stesse per crollare. A un certo punto si alza, se ne va e dice “non mi interessa niente dei soldi, me ne vado a casa!”. Ricordo con il sorriso il parrucchino di Luca Zingaretti che ogni tanto si staccava e si divertiva molto anche lui e alcuni siparietti con Ninni Bruschetta. Ma era con Sergio Friscia che non si poteva proprio fare niente perché si era sempre a rischio risata! Sul set faceva divertire da morire. La scena più divertente del film, a mio parere, è quando Roberto va a dormire nello scantinato di Sergio.

Tu sei palermitano, com’è stato per te lasciare la Sicilia per inseguire i tuoi sogni?

Sinceramente inizialmente l’ho vissuto come un momento di libertà e di emancipazione dai miei genitori, non perché non gli voglia bene ma provavo l’insofferenza dell’adolescente. Un giorno mi sono svegliato e ho detto “voglio fare l’attore”. Sono entrato alla Silvio D’Amico e all’inizio mi sentivo molto libero e felice di intraprendere questa avventura e sono contento di non essermene andato con dispiacere, perché probabilmente avrei vissuto male le opportunità che mi capitavano. Una volta che mi sono assestato, dopo undici anni, devo dire che Palermo mi manca da morire.

Che rapporto hai mantenuto con la tua terra?

Quando sono tornato per le riprese de “Il Cacciatore 2”, sono rimasto un mese e mezzo a Palermo e non mi sembrava vero. Il mare, il cibo, le persone, gli amici e la famiglia rendono unica la Sicilia e provo sempre un grande amore per la mia terra. Amo raccontare le storie della Sicilia e quelle che purtroppo rendono famosa nel male la Sicilia e raccontare anche di eroi che hanno dato un contributo importante per questa isola. La Sicilia non sarebbe quella che è non ci fosse stata gente come Falcone e Borsellino e se gente come loro non avesse lottato e dedicato la loro vita alla lotta contro la mafia. È importante raccontare con i film e con le serie tv che la mafia si può sconfiggere se tutti quanti siamo uniti per combatterla. Sono molto contento, ad esempio, di avere recitato in “A testa alta – Libero Grassi”, interpretando Davide Grassi al fianco di Giorgio Tirabassi.

Sei nel cast de “Il Cacciatore”. Che effetto ti ha fatto vestire i panni di Giuseppe Monticciolo?

Prima di tutto, io sono un amante della cinematografia americana e quando interpreto un ruolo all’interno di un film d’azione sono sempre felicissimo. Dal punto di vista di un attore, inoltre, fare il cattivo è sempre più gratificante e ne è un esempio “Joker”. Quando si inizia a lavorare e quando si comincia a scoprire chi è il tuo personaggio cominci a prendere il tuo lavoro con più serietà e vestire i panni di Monticciolo è stato un po’ difficile perché raccontiamo avvenimenti molto crudi accaduti realmente legati alla mafia.


Dal punto di vista emotivo, com’è stato per te raccontare eventi vicini alla tua terra? 

Soprattutto quest’anno è stato un po’ più difficile, perché la storia prende forma e pensare di interpretare una persona che è stata capace di fare ciò che ha fatto, mi ha dato tanti spunti su cui riflettere e mi ha fatto quasi perdere il sonno. Ci sono state scene dal notevole impatto emotivo che hanno colpito molto non soltanto noi attori. Non spoilero nulla ma sicuramente la seconda stagione toccherà ancora di più gli animi dei telespettatori. 

Cosa dobbiamo attenderci nelle nuove puntate?

Sicuramente una qualità eccezionale. Il regista e tutta la troupe hanno creato un prodotto eccezionale. È pieno di colpi di scena. Vedrà un Giuseppe Monticciolo agguerrito più che mai, un Francesco Montanari strepitoso e un Edoardo Pesce sempre più cattivo. C’è da rimanere a bocca aperta.


Quali sono le altre esperienze a cui sei più legato?

Un’esperienza bellissima che ricorderò sempre e mi ha permesso di andare oltreoceano è stata quella con Marta Savina in “Viola, Franca”. Con questo cortometraggio sulla storia di Franca Viola siamo andati al Tribeca Film Festival, il Festival creato da Robert De Niro e sono stato a un passo da lui. Siamo stati a New York e sembrava di essere agli Oscar. È stata una delle esperienze più belle. Mi ha avvicinato all’America, che rappresenta il mio sogno e il sogno di tutti gli attori.

Sei apparso anche in “Royal Pains 5”. Cosa ricordi di quei momenti?

Ero quasi uscito dall’accademia, ho fatto questo provino in inglese per questa serie, quando ancora non parlavo molto bene l’inglese. Cercavano un italo-americano e mi hanno preso. Sono stato su questo set incredibile, con attori bravissimi. È stato veramente bello nonostante fossi ancora all’inizio della mia carriera.

Sappiamo che ami particolarmente il mondo del doppiaggio…

Mi piace veramente un sacco il doppiaggio. Sono stato cinque mesi insieme a Carlo Valli, doppiatore di Robin Williams, ad assistere e ho imparato tantissimi aspetti di questo mondo. Mi è servito tecnicamente ma è un mestiere che preferirei approfondire successivamente. È un lavoro difficilissimo e dovrei dedicargli molto più tempo per migliorare anche da questo punto di vista.

Questo portale si chiama “La voce dello schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?

Penso che la voce dello schermo abbia due facce. Da un lato credo sia importante ascoltare la voce dello schermo in prodotti come “A testa alta – Libero Grassi”, perché ti permette di conoscere persone che hanno fatto del bene a questo paese e ti regala una lezione di vita anche. Vedere un bel film può aiutare e donare degli spunti di riflessione importanti e perfezionare un tipo di pensiero. Dall’altro, invece, a volte ascoltare la voce dello schermo può essere sbagliato perché può creare falsi miti e portare verso una direzione sbagliata.

 

Di Francesco Sciortino

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