Breaking
Dom. Giu 14th, 2026

Intervista a Elda Alvigini: “Tornare ne ‘I Cesaroni’ è stato come tornare a casa. Antonello Fassari era lì con noi” L’attrice, che interpreta l’amatissima Stefania nella serie diretta da Claudio Amendola, si racconta su “La voce dello schermo”.

Mag 18, 2026
Foto di Fabrizio De Blasio; Look di Malloni

Dopo tanti anni, “I Cesaroni” sono tornati a tenere compagnia ai telespettatori di Canale 5 durante le serate del lunedì. Tra i protagonisti della serie diretta da Claudio Amendola, abbiamo ritrovato in grande spolvero Elda Alvigini, che interpreta l’amatissima Stefania. L’abbiamo intervistata – su “La Voce dello Schermo” – per parlare del grande ritorno della fiction e della sua carriera. L’attrice ci ha raccontato le emozioni provate nel vestire nuovamente i panni di Stefania, cosa abbia significato per lei ritrovare i compagni di set e le novità che ha amato esplorare in questa nuova stagione. Oltre a parlare de “I Cesaroni”, Elda ha ricordato con parole toccanti il compianto Antonello Fassari e ha ripercorso le tappe fondamentali della propria carriera: dal teatro al cinema — diretta da registi del calibro di Marco Risi, Claudio Caligari e Marco Bellocchio e al fianco di attori come Pierfrancesco Favino e Marco Giallini — fino al documentario da lei diretto e al suo romanzo pubblicato pochi mesi fa…

Ti stiamo vedendo ne “I Cesaroni – Il ritorno”. Com’è stato ritrovare Stefania?

È stata una grande emozione. Ho avvertito una forte responsabilità, perché bisognava darle un nuovo assetto, sia esteriore sia interiore. Da quello che leggo nei commenti, il pubblico ha fatto fatica a staccarsi dall’ultima stagione. Questa cosa mi ha colpito: sono passati quasi dodici anni e, così come sono cambiati gli spettatori, siamo cambiati anche noi insieme ai personaggi che interpretiamo.

Com’è cambiata Stefania?

La troviamo più pacata: si è rifatta una vita e si è lasciata alle spalle il tradimento del marito. Tutti lo piangono, ma ricordiamoci che era scappato con una brasiliana! (ride, ndr). Inoltre, non porta più il cognome del marito, ma il proprio: Ansaldo. Rivedendomi nelle puntate, ho provato la stessa ansia e la stessa emozione che avevano gli spettatori a casa.

Quale insidia poteva nascondersi dietro questo ritorno al passato?

L’insidia principale era riuscire a mantenere l’identità di Stefania che il pubblico ricordava, offrendo al contempo un tocco di maturità e tranquillità in più. L’abbiamo ritrovata con tantissime novità. La vediamo, infatti, caricarsi sulle spalle casa Cesaroni, un ambiente frequentato quasi solo da uomini. È molto vicina al suo amico Giulio, non lo vuole vedere single e insieme usano persino un’app di incontri: un vero e proprio cambio generazionale, se pensiamo che l’ultima stagione si era conclusa quando c’era a malapena WhatsApp! Inoltre, si cimenta in un rapporto familiare intenso con il figlio Walter: lui non è più un ragazzino, ha problemi da uomo adulto e Stefania si pone nei suoi confronti più come un’amica.

Cosa ti ha insegnato Stefania durante questa stagione?

Come sempre, mi insegna qualcosa. Nelle scorse stagioni mi sono divertita come una pazza perché il suo isterismo e il suo modo di comandare a bacchetta il marito sono dinamiche che non mi appartengono: non sono sposata, non ho figli e non ho mai fatto l’insegnante o la preside. Dietro la mia interpretazione di Stefania c’è molto più lavoro di costruzione di quanto possa sembrare.

Nella serie emerge un approccio educativo più morbido rispetto al passato, che sembra raccontare il cambiamento dei tempi. Come hai vissuto questo aspetto?

L’educazione di Walter era stata raccontata nelle vecchie stagioni, quando era un adolescente e Stefania non era per niente morbida. Nei nuovi episodi Walter è ormai un uomo e la situazione è ben diversa. Personalmente, credo più nell’esempio che nelle regole: penso che i figli facciano ciò che vedono fare a casa. Non si può dire a un figlio di non stare al cellulare se i genitori stessi lo usano tutto il giorno. Nella serie, sono i personaggi interpretati da Matteo Branciamore, Marta Filippi e Chiara Mastalli a raccontare i processi educativi delle nuove generazioni.

Secondo te, questa nuova stagione rappresenta un tuffo nel passato o un’occasione per ricominciare?

Sicuramente è un’occasione per ricominciare, ma con il calore tipico di un ritorno a casa. I commenti sui social che mi hanno colpito di più sono stati: “Finalmente si torna a casa”, “Sono tornato bambino”, “Che bello aver ritrovato la mia famiglia”. Mi ha fatto molto piacere, perché la scommessa degli autori era proprio quella di rivoluzionare la serie, facendo vivere i personaggi nella società di oggi. Nelle scorse stagioni emergeva tutta la disperazione di Stefania per essere stata tradita e lasciata; credo che oggi questi concetti siano un po’ superati e che il mondo sia pieno di persone single che stanno benissimo. Infine, c’è spazio anche per il romanticismo, come abbiamo visto nelle scene finali delle prime puntate. Far rivivere Cesare attraverso il telefono ha commosso profondamente il pubblico; raramente nelle vecchie stagioni si vedevano scene del genere. Sono felice di aver ritrovato i vecchi compagni d’avventura e di aver lavorato con i nuovi innesti, come Andrea Arru, Valentina Bivona, Chiara Mastalli, Lucia Ocone e Ricky Memphis.

Le lacrime di Claudio Amendola parlano da sole. Quanto è pesata l’assenza di Antonello Fassari?

Tantissimo. Fino a poco tempo fa non riuscivo a parlarne senza piangere. Il giorno del funerale non ero in me: ho rischiato di fare un incidente con la macchina perché mi è sembrato di vedere Antonello che attraversava la strada davanti a me. È stata una perdita che ha sconvolto tutti. Non riuscivo a credere che non ci fosse più; negli ultimi anni non l’avevo frequentato molto e mi sono colpevolizzata per questo. Purtroppo non sapevo nulla della sua malattia: la produzione è stata molto protettiva nei suoi confronti e io non conoscevo il motivo dei ritardi nelle riprese. Appena ho appreso la notizia è stato un colpo durissimo. Ho fatto tutte le stagioni della serie, vedendo Antonello quasi tutti i giorni.

Che persona era?

Non era fondamentale solo come attore, ma soprattutto dal punto di vista umano e caratteriale. Era un uomo molto calmo e un interprete capace di ascoltare. In una serie come “I Cesaroni”, dove abbiamo improvvisato molto fin dalla prima stagione, l’ascolto è fondamentale: se l’altro cambia qualcosa, tu devi saperti adeguare con la battuta successiva. Inoltre, era di una simpatia travolgente e una persona davvero buona. Antonello, però, non è mancato sul set: era lì con noi, e abbiamo fatto bene questa stagione soprattutto per lui.

Perché, secondo te, “I Cesaroni” hanno avuto bisogno di questo stacco netto prima di tornare in TV?

Ci siamo fermati dodici anni fa in un mondo completamente diverso. Oggi la serie è diventata un prodotto differente: più moderna, quasi cinematografica, grazie anche alla regia interessante di Claudio (Amendola ndr.). Penso che la nostalgia sia una coccola che ci facciamo con i ricordi, ma la serie riesce a farci vivere il presente, perché non si può vivere solo di passato. La distribuzione su Netflix di due anni fa ha contribuito notevolmente a questo ritorno, trasformando la serie in un successo anche per chi non era ancora nato all’epoca della prima messa in onda. Alcune amiche mi hanno raccontato che le loro figlie hanno scoperto “I Cesaroni” proprio così, e che Stefania era il loro personaggio preferito. È una serie che fa staccare la spina e dona serenità a chi la guarda.

Rappresenta il ritorno della famiglia in TV…

Sì, e aggiungerei della famiglia allargata. È sempre stato questo il segreto del successo della serie. Non è mai stata una famiglia classica, e oggi lo è ancora meno. Non parliamo della famiglia del Mulino Bianco, ma di una realtà allargata. Il punto di forza è il saper parlare alle famiglie reali, senza filtri e senza bugie. C’è bisogno dei Cesaroni proprio perché sono bislacchi e contemporanei, esattamente come tutti noi.

Di recente è uscito il tuo romanzo, “Inutilmentefiga”, un titolo che rimanda allo spettacolo teatrale che hai messo in scena anni fa…

In realtà, si tratta di due progetti differenti. L’esperienza teatrale risale a dodici anni fa e nacque dal mio desiderio di far conoscere al pubblico la mia vena comica. Il romanzo, tuttavia, si distacca dallo spettacolo. Ne ho mantenuto il titolo, che è anche un marchio da me registrato, e sto lanciando una linea di merchandising. Quella dell'”inutilmente figo” o “inutilmente figa” è una dimensione che risuona dentro ognuno di noi, in modi diversi. Parla dell’importanza di smettere di pretendere da se stessi qualcosa che non riusciamo a realizzare solo perché ci viene imposto dalla società.

Quali erano i temi che ti premeva di più raccontare?

Volevo raccontare che le donne e gli uomini, dopo i cinquant’anni, non smettono di essere interessanti: continuano a divertirsi, a soffrire e a sognare. È anche un invito rivolto alla società. Stiamo andando verso un forte individualismo, dove se ne sta perdendo il senso di comunità, che è invece una cosa bellissima e capace di darci forza. Il libro parla di una donna che si chiama come me, ma non è un’autobiografia; racconta di come certi eventi la portino a riflettere su passaggi precedenti della sua vita, come l’infanzia, le elementari, il liceo e l’Erasmus a Parigi. È la storia di una donna disoccupata nel periodo immediatamente successivo al Covid.

Quando nasce il tuo legame con la scrittura?

Ho sempre scritto e sto già lavorando al mio prossimo romanzo. Inoltre, ho scritto alcune sceneggiature e un documentario sulla fotografia che ho anche diretto, il quale andrà in onda a luglio sulla Rai. Mi piace cimentarmi su più fronti. Il romanzo mi sta dando tantissime soddisfazioni: il pubblico letterario è molto diverso da quello televisivo o teatrale. Molte persone vengono alle presentazioni semplicemente perché si trovano in libreria, scoprendomi prima come autrice che come attrice. L’affetto della gente è sempre molto gratificante.

Vanti un bellissimo percorso tra teatro, cinema e TV. Grazie a questo grande ritorno, hai dei sassolini nella scarpa da toglierti?

No. Non penso che le cose che non vanno nella vita siano sempre colpa di qualcun altro. In questi anni ho fatto tantissime altre esperienze lavorative che mi sono piaciute molto: sono soddisfatta dei miei progetti a teatro, del libro che ho scritto e del documentario che ho girato. Ho letto molti commenti di persone che mi avrebbero voluta vedere come protagonista di una fiction, ma non sono stata io a rifiutare. Spesso ci sono pochi ruoli per donne della mia età, oppure i casting non mi vedono adatta a una determinata parte. Sono un’attrice con un solido percorso di studi alle spalle: mi sono diplomata al Centro Sperimentale di Cinematografia e mi sono laureata in Storia e Critica del Cinema con una tesi su Antonioni.

Se fossi una giornalista, che domanda faresti a Elda?

Le chiederei semplicemente come sta, e le risponderei: “Molto bene, grazie”. Oggi vivo in armonia con me stessa e con il successo, una dinamica che mi aveva un po’ destabilizzata e spaventata durante la prima stagione de I Cesaroni. All’epoca avevo ricevuto anche diverse critiche da alcuni colleghi per aver scelto questo progetto televisivo, perché allora fare TV sembrava significasse abbandanare il cinema. Io venivo da film importanti: ero stata protagonista in “La verità ti prego sull’amore” con Pierfrancesco Favino, in “Emma sono io” con Favino e Marco Giallini, e in “L’odore della notte” di Claudio Caligari. Oggi la concezione dei prodotti televisivi è completamente cambiata, e le serie TV rappresentano alcune delle nostre migliori eccellenze a livello mondiale.

Questo portale si intitola “La Voce dello Schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?

Significa tutto. Sono cresciuta amando il cinema e nel mio modo di scrivere c’è una forte impronta cinematografica, nonostante io abbia letto tantissimo fin da bambina. Lo schermo, per me, è la porta d’ingresso al sogno, alla libertà e all’immaginazione.

Di Francesco Sciortino

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

You Missed

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi