Francesco Rodrigo è uno dei giovani talenti del nostro cinema e della nostra serialità che si sta facendo notare, interpretazione dopo interpretazione. Già apprezzato dal grande pubblico in fiction Rai del calibro di Nero a metà e Io ti cercherò, l’attore ci sta offrendo, in queste settimane, una prova intensa e inusuale nei panni di Giulio in Rotten Tree, opera prima del regista Lorenzo Gargano.
Lo abbiamo intervistato, su “La Voce dello Schermo”, per farci raccontare questa stimolante sfida professionale e per esplorare le sue passioni e il suo percorso artistico…

Il 22 aprile è uscito Rotten Tree, film diretto da Lorenzo Gargano. Quali aspetti hai amato di più in questo progetto?
Di questo progetto ho amato, fin dall’inizio, la regia di Lorenzo Gargano, con cui avevo già avuto modo di lavorare in un suo cortometraggio. Lo ringrazio per avermi scritturato e per avermi dato l’opportunità di vivere questa esperienza a 360 gradi nel corso del tempo. È stato bellissimo anche ritrovare sul set altri colleghi con cui avevo già diviso la scena in passato. Inoltre, ho amato molto le location in cui abbiamo girato e le persone fantastiche che ho conosciuto; tra queste Eddy Viola, cantautore della Schola Cantorum, che nei momenti liberi ci cucinava diverse prelibatezze.
Quali corde ti ha permesso di toccare il personaggio di Giulio e perché è stato stimolante interpretarlo?
Giulio mi ha dato modo di lavorare sulle sfumature della solitudine — che spesso scaturisce in una forma di narcisismo —, sul rimorso, sulla vendetta e soprattutto sulla rassegnazione. È stata una sfida decisamente stimolante. Nonostante il malessere e la pesantezza del personaggio, ho cercato il più possibile di far emergere una sensazione di leggerezza, speranza e amore.
È un film che scava all’interno dell’animo umano, esplorando molto la sua parte “dark”. Cosa ha rappresentato per te questo viaggio nel buio?
Mi ha trasmesso una costante sensazione di caduta, come il non sentire la terra sotto i piedi. Mi ha fatto sentire solo in mezzo alle persone: alcune brutte ma vere, altre belle ma finte. Inoltre, ho avvertito la consapevolezza di non avere un posto nel mondo, al di fuori di questo universo bellissimo che nasce e muore subito.
Durante la tua carriera ti abbiamo visto in produzioni importanti come Io ti cercherò, Nero a metà e Un cielo stellato sopra il ghetto di Roma. Che esperienze sono state?
Parliamo di momenti di immensa felicità. Ricordo ancora quando ho superato il provino per “Nero a metà”: piansi dalla gioia. Poi sono arrivati “Io ti cercherò” e “Un cielo stellato sopra il ghetto di Roma”. Sono state tappe bellissime, diverse e profondamente formative. Tuttavia, la soddisfazione più grande finora è legata a “Guerra tra poveri”, un cortometraggio di Kassim Yassin Saleh disponibile su RaiPlay, che nel 2022 mi è valso il premio come miglior attore al Social World Film Festival.
Tu hai l’arte nel sangue. Cosa ha significato crescere in un ambiente così stimolante e quando è scoccata la vera scintilla per il cinema?
In realtà penso che chiunque abbia l’arte nel sangue, anche chi ancora non lo sa! A parte questo, io sono 0 RH positivo e ringrazio mia madre, Gloria Sirabella, e mio padre, Daniele Sinigallia, per avermi dato la vita. Il mondo dell’arte è particolare: spesso chi non nasce in un contesto del genere ha più stimoli per raggiungerlo e, dal punto di vista professionale, questo può rivelarsi persino più proficuo, anche se forse non più creativo. In me la passione per il cinema, come attore, è nata da piccolissimo, quando accompagnavo mia madre sul set per vederla lavorare. Ho iniziato ad affacciarmi concretamente al mondo del lavoro e a studiare a 18 anni, con Alessandro Prete.

Hai interpretato ruoli molto diversi tra loro. Quanto è importante per te la trasformazione in questo mestiere?
Ho avuto la fortuna di variare e vestire i panni di personaggi molto differenti, e vorrei interpretarne molti altri. Anche se credo che un filo rosso in comune, in fondo, ci sia sempre. Per me la trasformazione sta nell’accogliere il personaggio dentro di me, senza giudicarlo, attingendo a un’autenticità che sia il più pura possibile in base alle circostanze, e andando alla ricerca dei pezzi mancanti. La potenza di un attore risiede proprio lì. Giancarlo Giannini una volta mi disse che l’ottanta per cento del personaggio lo fa il costume.
Se dovessi scegliere un genere cinematografico che ti piacerebbe esplorare nei tuoi progetti futuri, quale sceglieresti?
Un attore, di base, viene scelto. Per questo non ho un genere preferito: amo il cinema così come amo la musica e come amo la vita, nel bene e nel male.
Questo portale si intitola “La Voce dello Schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?
Significa saper cogliere la voce che c’è dentro le immagini: quella che si nasconde sotto le parole, tra le righe e, soprattutto, nei silenzi.
Di Francesco Sciortino

