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Intervista a Flaminia Graziadei: “A Year in London è un viaggio di crescita e di scoperta” La regista presenta il film da lei diretto e con protagoniste Nina Pons e Melanie Liburd.

Apr 15, 2026

Martedì 14 aprile è uscito, nelle sale selezionate, l’ambizioso “A year in London”, diretto da Flaminia Graziadei con protagoniste Melanie Liburd e Nina Pons. Il film racconta l’incontro tra i personaggi di Nina e Olivia e ci porta tra Roma e Londra all’interno di un viaggio coinvolgente e fatto di moda, passioni, attese e fantasie.
Ne abbiamo parlato, su “La voce dello schermo”, con la regista Flaminia Graziadei che ha confidato i motivi che l’hanno portata a realizzare il film, ci ha raccontato del grande contributo che Nina Pons e Melanie Liburd sono riuscite a dare nel ricreare il vortice di emozioni che vivono Nina e Olivia, ci ha regalato altre considerazioni sulla sua regia e sull’importanza di realizzare prodotti come “A year in London” per provare a scardinare le convenzioni sociali e tentare di raggiungere un’autenticità…

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Esce il 14 aprile, nelle sale selezionate, “A year in London”, film da te diretto con protagoniste Melanie Liburd e Nina Pons. Quali aspetti ci tenevi a raccontare?

È una storia romantica, fra due donne ma è anche un coming of age, una storia di crescita e di scoperta di sé di entrambe le protagoniste, una più giovane e una più affermata e matura. Fanno un percorso, la prima di espansione e la seconda più intimo, come se fosse inverso e che le porta l’una verso l’altra. La trama gira anche attorno al mondo della fashion revolution britannica e della nuova ondata della moda che si occupa di sostenibilità, di inclusione, di gender fluidity, che sono dei temi che mi stanno molto a cuore.

Le protagoniste incarnano due mondi totalmente differenti: una parte italiana più ancorata alle convenzioni sociali e un’altra britannica che riflette più una parte più libera…

Sì, ho voluto raccontare una parte molto personale di me. Ho lasciato l’Italia più di quattordici anni fa ed era la terza volta che andavo via. Avevo vissuto già a Londra e in Spagna. Credo che lasciare il proprio nido sia fondamentale nella ricerca di se stessi e nel darsi una possibilità. Non è un caso che ci sia una grande fuga di cervelli. Mentre il mondo si espande, l’Italia fa ancora una grande fatica. Ovviamente rimane comunque un Paese con tantissimi aspetti molto belli, come le sue location e i suoi colori, che vengono raccontati nel film. Penso che siamo tutti cittadini del mondo, non sono mai stata attaccata particolarmente all’identità nazionale, ma lo sono più a quella culturale.

Quanto pesano ancora le convenzioni sociali in Italia?

Molto, moltissimo. Di recente, mentre mi trovavo in un quartiere di Londra, mi colpì una persona per il suo modo di vestire, molto particolare, e non riuscivo a capire se fosse un ragazzo o una ragazza. A Roma non ne vedo spesso gente così. L’Italia è molto omologata, riguardo l’apparenza, la moda, su ciò che si indossa e si può quasi risalire all’estrazione sociale delle persone in base a come sono vestite. Da un lato, è anche giusto perché ciò che si indossa è un’espressione di sé, ma ciò che non mi convince è l’omologazione, la non creatività, la non ricerca di se stessi perché per gli italiani conta tantissimo l’occhio esterno.

Secondo te, come si arriva alla libertà?

La mia ricerca è di autenticità e tendo a scardinare le sovrastrutture imposte dalla società. Nel momento in cui vieni nutrito da quando sei piccolo con delle convenzioni sociali, rimani sempre in una condizione di allerta perché devi guardare con grandissima critica e attenzione quello che fai. La liberazione, secondo me, avviene nel momento in cui smetti di avere questo terzo occhio che ti giudica, ti guardi un po’ dentro con un po’ di crudezza e cerchi di trovare la tua voce.

Nel film si percepisce anche un incontro tra luoghi, in questo caso Roma e Londra. Come hanno arricchito il film secondo te?

Sono le mie due case. Il film voleva essere un tributo a entrambe. Roma originariamente sarebbe dovuta essere Milano. Ha comportato venire da fuori e tornare a casa facendo ciò che amo ed è stato molto importante. Credo siano due delle città più significative ed emozionanti d’Europa.

Riguardo Nina Pons e Melanie Liburd, cosa pensi abbiano aggiunto al film?

Tantissimo. Il film è il risultato di un grande lavoro che abbiamo fatto assieme. Ho sempre capito durante le riprese che io sarei dovuta rimanere attaccata a loro, che la storia funzionava bene in questo modo perché hanno fatto un lavoro eccellente e c’è stato un grande legame quotidiano tra noi. Si sono messe in gioco molto, con grande onestà, apertura e autenticità, con una domanda e un ascolto fondamentale. Sono due donne eterosessuali che interpretano due donne che si innamorano. È stato un bene che non avessero spunti di auto-riferimento perché hanno aperto una porta senza avere preconcetti o strutture. Abbiamo fatto un viaggio, in maniera profonda, siamo molto unite ed è un qualcosa che ci è rimasto tanto da pensare anche a un sequel.

Nel film diventa importante anche l’attesa. Come mai questa necessità di sottolinearla tramite le fantasie?

La tensione e l’eccitazione sta più nell’attesa di quell’esplosione, che a un certo punto sfoga. Invece, ho voluto creare una crescita che portasse un climax, con una tensione leggera nei piccoli dettagli e sguardi, che diventa sempre più palpabile. Credo che raccontata in questo modo, diventi sempre più erotica, dal punto di vista dell’eros greco. Volevo esplorare questo momento magico, in cui si prova un languore che cresce dentro e che tutti conosciamo.

Perché il pubblico dovrebbe guardare il film?

È una storia che appartiene a tutti ed è appagante. È un viaggio interiore e penso che il pubblico possa uscire dalla sala leggero e soddisfatto.

Quali pensi siano i tuoi marchi di fabbrica da regista?

Mi piace lavorare tantissimo sulla recitazione, sulle riflessioni, sugli squilibri, non uso mai primi piani centrali, lascio sempre area dietro e cerco sempre una profondità. Inoltre, tendo a muovere la macchina da presa, anche se in “A year in London” l’ho fatto meno rispetto a come avrei voluto. Infine, venendo dal teatro, tendo sempre a usare simboli o metafore visive.

Hai idee per progetti futuri?

Ce ne sono parecchie. In questo momento sto lavorando su tre progetti. Il primo è “Winds of transition”, un period drama che parla delle suffragette in Inghilterra e sto cercando di rappresentarlo in maniera più moderna dal punto di vista stilistico, con uno stile vicino a “Peaky Blinders”. Il secondo, “Hanna’s Tale” è una serie ghost fantasy che racconta il rapporto tra due ragazze molto giovani di cui una è un fantasma. Infine, vorrei sviluppare un horror animalista satirico, che ha scritto la mia co-sceneggiatrice, e mi è venuto in mente guardando “The substance” con Demi Moore.

Nel mondo cinematografico e delle serie tv, ti senti più a tuo agio in Italia o in Inghilterra?

Nonostante il mio stile sia più britannico, amo portarlo in Italia, perché credo che in qualche modo sia una scelta che paghi e che offra uno sguardo diverso e meno solito. Mi piace lavorare in entrambi i luoghi, mi trovo molto bene in Inghilterra e forse stilisticamente mi sento più inglese.

Questo portale si intitola “La voce dello schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?

Significa fare dei bellissimi viaggi, osservandoli come se studiassi, che mi danno ispirazione e da cui imparo.

Di Francesco Sciortino

 

 

Trovate il film nelle seguenti sale:

CINEMA EDEN, Roma 14 Aprile ore 21:00regista e cast in sala, tenitura il 15 e 16 aprile alle 19:30

CINEMA ESPERIA Padova 14 Aprile ore 21:00

CINEMA ALADDIN, Cesena 14 e 15 aprile orari sul sito del cinema

CINEMA ASTORIA, Forlì 14 e 15 aprile orari sul sito del cinema

CINEMA INTRASTEVERE, Roma 15 Aprile ore 21:00 regista e cast in sala, tenitura da definire 

CIAKCITY, Lanciano (CH) 15 aprile ore 18:30 e 20:45 in programmazione il 20 e 22 Aprile

SPAZIO ALFIERI, Firenze 16 Aprile ore 21:00regista e cast in sala modera la serata Bruno Casini, scrittore e animatore culturale, tenitura il 20 ore 15:45 e 22 aprile ore 16:15

UCI CINEMAS LINGOTTO, Torino 20 Aprileore 20:30 (v.o.) regista e cast in sala e 21 Aprileore 20:30 (v. doppiata) 

CINEMA SUPER, Trieste 21 Aprile ore 21:00

CINEMA MEXICO, Milano 22 Aprile ore 21:00regista e cast in sala, tenitura il 23 e 27 e 28 orari sul sito del cinema

NUOVO CINEMA NOSADELLA, Bologna 23 aprile ore 21:15 con regista e cast in sala, replica il 28 aprile alle 19:40 

CINEMA MODERNISSIMO, Napoli – 27 aprile ore 21:15 in sala la regista, in programmazione il 28 aprile ore 19:30 

MULTIPLEX OMNIA CENTER, Prato – 27, 28 e 29 aprile ore 20:30

MULTIPLEX LE BEFANE, Rimini – 27, 28 e 29 aprile ore 20:30

MULTIPLEX GIOMETTI, Ancona – 27, 28 e 29 aprile ore 20:30

CINEMANCINI, Monterotondo 11 maggio ore 21:00 in sala la regista per un dialogo con il pubblico, in replica il 12 e 13 maggio ore 21:00

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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