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Intervista a Francesco Russo: “Su Netflix raccontiamo con il sorriso l’illusione necessaria del fantacalcio” L’attore presenta, su "La voce dello schermo", ‘Ogni maledetto fantacalcio’, commedia diretta da Alessio Maria Federici che vedremo sulla piattaforma di streaming dal 27 agosto.

Ago 21, 2025
Crediti Netflix

L’estate è agli sgoccioli ed è tempo di ritrovarsi con gli amici per il momento goliardico più atteso dell’anno: l’asta del fantacalcio. A rendere più interessante l’inizio della stagione fantacalcistica 2025/26 ci ha pensato Netflix con “Ogni maledetto fantacalcio”. La nuova commedia diretta Alessio Maria Federici – con protagonisti Giacomo Ferrara, Enrico Borello, Francesco Russo, Silvia D’Amico e Antonio Bannò – racconta di un gruppo di amici alle prese con i propri problemi di vita, dal precariato alle dinamiche familiari, ma accomunati dalla folle passione per il fantacalcio.
Abbiamo ritrovato, su “La voce dello schermo”, Francesco Russo, che sta attraversando un periodo lavorativo molto gratificante. Dopo la strabiliante prova nei panni di Cesare Rossi in “M. – Il figlio del secolo”, lo abbiamo visto infatti in “Dedalus” e sta per farci conoscere il suo Nicola in “Ogni maledetto fantacalcio”. Prossimamente lo ammireremo in “Portobello” di Marco Bellocchio e presto riprenderà i panni di Pierpaolo nella terza stagione di “Call my agent”. In occasione dell’uscita di “Ogni maledetto fantacalcio“, Francesco ci ha parlato del ‘pavoloso’ mondo di Nicola, confidandoci che il film di Federici, oltre ad avere il fantacalcio come filo conduttore che lega i personaggi, esplora altri argomenti interessanti come il precariato, il distacco dalla famiglia e l’amicizia. Dopo averci presentato la nuova commedia che vedremo dal 27 agosto su Netflix, l’attore ha parlato di “M. – Il figlio del secolo” e della situazione relativa al rinnovo della serie. Infine, Francesco ci ha regalato qualche piccola anticipazione su “Portobello” di Marco Bellocchio e sull’attesissima nuova stagione di “Call my agent”. A voi…

Crediti Netflix

Il 27 agosto, arriva su Netflix “Ogni maledetto fantacalcio”. Cosa dobbiamo aspettarci?

È una commedia generazionale, grottesca e molto divertente. Affronta tematiche come il precariato, l’alienazione e il distacco dalla famiglia che riguardano un gruppo di trentacinquenni accomunati dall’ossessione per il fantacalcio. Questo gioco ha, per certi versi, sostituito la visione del calcio tra gli appassionati italiani e spesso c’è chi segue questo sport proprio per il fantacalcio.

Cosa ti ha affascinato di Nicola?

È un ricercatore universitario, precario e con una vita particolare. Ha una moglie e una figlia, ma quando entra a far parte nella lega del fantacalcio fa vedere un suo lato inedito, mostrandosi un moderno Dr Jekyll e Mr. Hyde. Il fantacalcio lo rende indemoniato ed è un personaggio che rappresenta sia un prototipo di una generazione sia il precariato e la conseguente reazione a questo problema.

Come pensi che questo film conquisterà il pubblico?

È soprattutto un film sull’amicizia e sugli esseri umani. Per quanto sia grottesco e parli di fantacalcio, mostra una grande umanità all’interno di ogni scena. Sono felice di aver lavorato con questo cast, che reputo uno dei migliori che mi potesse capitare. Sono tutti degli attori bravissimi e che spero di incontrare nuovamente in futuro. La macchina da presa ci riprendeva nei nostri momenti di vita. Partivamo con la scena molto prima rispetto all’azione e non sapevamo quando il regista avrebbe cominciato a riprendere. Credo che questo aspetto sarà uno dei punti di forza del film perché mostrerà soprattutto situazioni estreme della vita.

Quando si parla di precariato collegato alla cinematografia recente non possiamo non citare “Smetto quando voglio”. Pensi ci sia qualcosa che lo colleghi a “Ogni maledetto fantacalcio”?

Credo che “Smetto quando voglio” sia stato uno spartiacque nel cinema italiano perché ha dato un imprinting di commedia aggressiva che si tende a replicare e ci ha insegnato a relazionarsi con questo genere. “Ogni maledetto fantacalcio” può appartenere a quella categoria di commedia, ma avrà più momenti generazionali, tutte le battute che riguardano il fantacalcio sono poste all’interno di situazioni quotidiane di vita ed è proprio la quotidianità uno dei punti di forza del film.

Che rapporto hai con il calcio e il fantacalcio?

Faccio il fantacalcio, sono presidente della mia lega e conosco i diverbi che si innescano all’interno di questo mondo. Anche se lo scorso anno sono arrivato ultimo, mi piace. (ride ndr.) Seguo il calcio e sono un tifoso della Roma da quando ero bambino, anche se mi è stato chiesto di non dirlo per non perdere il pubblico napoletano! (ride ndr.)

Hai mai avuto un tuo pupillo durante i tuoi anni di fantacalcio?

Sicuramente Muriel mi ha dato tantissime soddisfazioni negli anni all’Atalanta. Mentre il personaggio che interpreto adora Pavoletti, è nostalgico e lo vuole prendere sempre ricordando i vecchi tempi.

Crediti: Netflix

Secondo te, perché il fantacalcio è un gioco così amato?

Perché ci illude di poter avere una squadra tutta nostra. In questo mondo amiamo molto le illusioni e ci servono per andare avanti. Sono come un motore all’interno di una realtà che non riusciamo a comprendere fino in fondo.

Se dovessimo fare il fanta-attori, invece, in che ruolo ti schiereresti?

Sicuramente in difesa sia perché – se giochi con il modificatore – riesci quasi a prendere più bonus rispetto agli attaccanti sia perché mi piace stare in difesa dei miei colleghi dagli attacchi avversari.

Chi sceglieresti come compagno di squadra?

Nella mia formazione ideale schiero sicuramente Carlo Verdone. Poi, ovviamente, i miei compagni di questo set, con i quali mi sono trovato benissimo e abbiamo fatto un ottimo gioco di squadra, quindi metto Enrico Borello, Antonio Bannò, Giacomo Ferrara, Francesco Giordano, Giacomo Bottoni e Silvia D’Amico.

Crediti Netflix

C’eravamo sentiti qualche mese fa in occasione dell’uscita di “M. Il figlio del secolo”. Hanno fatto discutere le parole di Scurati, che ha dichiarato che non si farà, almeno per il momento, la seconda stagione e dovremmo chiederci il perché. Tu te lo sei chiesto?

Sì. Non ho risposte perché sono argomenti che riguardano più l’aspetto produttivo. Sicuramente viviamo in un mondo nel quale fare qualcosa di divisivo non viene tanto incentivato. Era una serie molto divisiva, perché prende una posizione chiara, decisa, forte ed è stato bello ma ha richiesto anche una macchina produttiva gigantesca ed evidentemente la coesistenza di questi due aspetti diventa un po’ irrealizzabile.

Ti è dispiaciuto?

Certo. Mi dispiace sempre quando i progetti di cui faccio parte non vanno avanti. Ovviamente nel tempo avviene anche un esaurimento del prodotto e a un certo punto un film o una serie finisce. Tuttavia, “M. Il figlio del secolo” potrebbe andare avanti. Io ci spero ancora e, anche se non dovesse accadere subito, le cose possono cambiare da un momento all’altro.

Di recente ti abbiamo visto anche in “Dedalus”. Che esperienza è stata per te?

Mi ha permesso di lavorare con un bravissimo regista, Gianluca Manzetti, su un personaggio che non avevo mai fatto e su una modalità di recitazione che non avevo ancora esplorato. Era un progetto piccolo, ma molto sperimentale e, con il regista, ci prendevamo spesso il tempo per pensare e discutere su come realizzare le scene nel migliore dei modi.

Riguardo la terza stagione di “Call My Agent” cosa puoi dirci?

Abbiamo un regista diverso e sarà interessante vedere questo nuovo punto di vista. Tuttavia, la squadra è più unita che mai e siamo come una compagnia teatrale affiatata. Luca (Ribuoli ndr.) ci aveva fatto notare, durante le settimane di riprese, che tra di noi parliamo in codice e nemmeno ce ne accorgiamo.

Riguardo “Portobello” di Marco Bellocchio, cosa puoi dirci?

Sarà un piccolo ruolo che mi ha scritto appositamente Bellocchio. Sono contento di averlo fatto, di aver avuto l’occasione di osservare il maestro all’opera e di lavorare con Gifuni che è un grandissimo attore italiano.

Quali pensi siano state le sfide più impegnative della tua carriera?

Ogni progetto lo affronto con lo stesso impegno. Cerco sempre di trovare qualcos’altro in più rispetto alla sceneggiatura: se è una commedia cerco delle corde tragiche, mentre se è un dramma delle corde comiche. A volte vengo accusato bonariamente di essere un attore commerciale mentre faccio il cinema d’autore e viceversa (ride ndr.). Una sfida impegnativa per la mia carriera è stata fare accettare la mia fisicità e la mia voce all’interno di questo mondo e non è scontato. Sono sfide tecniche.

Quali potrebbero esserlo in futuro?

Sono soddisfatto del bel momento lavorativo, nonostante sia ancora giovane. Credo che la sfida più grande sarà capire progetto dopo progetto cosa potrei dare sempre di più allo spettatore.

Di Francesco Sciortino

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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