Abbiamo conosciuto per la prima volta Klaudia Pepa tra i banchi di “Amici” nell’edizione vinta dai “The Kolors” e da allora non si è più fermata, diventando una delle interpreti più apprezzate della scena coreutica europea e rendendosi sempre più un’artista completa, che riesce a spaziare tra varie discipline. In queste settimane è nel corpo di ballo di “Canzonissima” – programma condotto da Milly Carlucci – e presto riprenderà, nei teatri italiani e al fianco di Garrison, il ruolo di conduttrice e coreografa nello spettacolo “Tra palco e realtà”. Oltre a far innamorare il pubblico con le sue coreografie ed esibizioni, Klaudia non ha mai nascosto il proprio desiderio di mettersi alla prova anche nella recitazione, partecipando a diversi cortometraggi ed essendo stata ospite in alcune edizioni del Festival del cinema di Venezia.
L’abbiamo intervistata, su “La voce dello schermo”, e ci ha parlato della recente esperienza in “Canzonissima”, del suo legame con la musica italiana e di quanto sia rimasta colpita da Milly Carlucci. Inoltre, Klaudia ci ha raccontato vari aspetti della danza, di quanto artiste come Jennifer Lopez, Raffaella Carrà e Audrey Hepburn siano state per lei fonte d’ispirazione e di quanto a volte la danza possa essere un mondo molto simile a quello della recitazione. Infine, la ballerina e coreografa ha ricordato gli anni tra i banchi di “Amici”, il rapporto con Maria De Filippi e con Garrison, le emozioni provate durante il festival di Venezia e ci ha confidato un suo grande sogno: poter realizzare e interpretare un film sulla danza…

Dal 21 marzo ti stiamo vedendo nel corpo di ballo di “Canzonissima” con Milly Carlucci. Cosa ti ha affascinato di questa esperienza?
Amo questo programma perché si ripropongono delle perle della musica italiana che ascoltavo da piccola e con cui sono cresciuta, dal momento che i miei genitori amavano la televisione e la musica italiana. Mi ha affascinato aver la possibilità di ballare su quelle note arricchendo le performance dei grandi cantanti che ci sono in questo show.
Ci sono delle canzoni della musica italiana con cui hai instaurato un legame particolare?
Amo da sempre Adriano Celentano. Durante le puntate precedenti ci sono state delle sue cover, ma non ho avuto la possibilità di farle e ci terrei tantissimo a ballare sulle note di una sua canzone. Inoltre, amo Giorgia e Riccardo Cocciante.
Cosa c’è dietro una coreografia? Come si accompagnano i movimenti alle parole di una canzone?
Attraverso il nostro lavoro e il nostro corpo raccontiamo una storia. Mentre il cantante comunica attraverso le parole, noi lo facciamo attraverso i movimenti del corpo.
In che modo vengono ‘tradotte’ le parole di una canzone in movimenti?
Attraverso le emozioni e con quello che noi trasmettiamo e arriva al pubblico.
Si parla spesso del connubio tra tecnica e capacità di emozionare. Nella danza, secondo te, in che modo devono essere equilibrate queste due doti?
Sono due carte importantissime che deve avere un artista, non soltanto un ballerino. Come un cantante può essere bravo e trasmettere poco a livello emotivo, allo stesso modo accade nella danza: oltre alla tecnica, mentre balliamo, dobbiamo far percepire le emozioni, il dramma e la trama.
Presto tornerai nei teatri in “Tra palco e realtà” con Garrison Rochelle come coreografa e conduttrice…
Siamo arrivati alla quarta edizione. Mi sono messa in gioco in questa esperienza, curando la direzione artistica, la coreografia e la conduzione, che è nata un po’ come un esperimento. Inizialmente, non mi sarei mai immaginata come conduttrice, invece si è rivelata un’esperienza sorprendente e che sta proseguendo nel migliore dei modi.
Che emozioni riesce a darti un palco?
A prescindere che mi trovi davanti a un palco o no, l’emozione me la trasmette il pubblico che applaude, che dà l’energia e la tensione e che riesce a capire quello che voglio comunicare.
Quando una coreografia diventa buona?
Quando al pubblico arriva il messaggio e la bellezza del movimento, le figure che si creano e quando comprende la parte tecnica ed espressiva dei ballerini. Ci sono tanti elementi che fanno si che una coreografia riesca, come la dinamica, il ritmo e il modo in cui cresce dall’inizio alla fine.
Come riesce a metterti alla prova essere anche coreografa?
Nonostante abbia fatto tantissimi anni da ballerina e coreografa, mi ritengo sempre all’inizio perché c’è sempre da migliorare e ogni esperienza serve per crescere sempre di più. È un modo per esprimermi a pieno. Quando si è ballerini bisogna eseguire ciò che il coreografo chiede, mentre essere una coreografa ti porta a capo e a decidere cosa voler trasmettere, avendo libera espressione totale.
Si può, in qualche modo, paragonare il rapporto tra coreografo e ballerino a quello tra regista e attore?
Sicuramente sì, nonostante siano due arti e due linguaggi differenti. Mentre essere ballerini comporta un lavoro attraverso il fisico, l’attore, invece, richiede di seguire anche la psicologia del personaggio. Il regista è chi crea ed è in rapporto con l’attore, dall’altra parte il coreografo è in rapporto con il ballerino e gli chiede di ricreare il messaggio che vuole far arrivare.
“Canzonissima” è iniziato da poco ma c’è già stato qualche aspetto che ti ha impressionato particolarmente?
Sicuramente Milly Carlucci. È la prima volta che lavoro con lei e l’ho trovata una grandissima lavoratrice. È con noi dalla mattina del lunedì fino alla fine della puntata e cura ogni singolo aspetto nei minimi particolari. Inoltre, le vecchie canzoni italiane per me sono davvero bellissime ed è sempre un’emozione ballare su quelle note.

Tu hai esplorato anche la recitazione. Cosa significa per te e come cerchi di conciliarla con la danza?
Ho cominciato ad avvicinarmi a questo mondo perché ho sempre avuto il desiderio di realizzare un film sulla danza. Ho iniziato a studiare e mi è piaciuto tantissimo. È un lavoro molto diverso rispetto a quello della danza. Mi affascina esplorare il lato psicologico, lavorare su me stessa, andare a fondo alle mie emozioni e ai miei traumi. Anche se non diventassi un’attrice, mi piacerebbe continuare a recitare perché è un bellissimo lavoro che si fa dentro una persona.
Qual è secondo te la differenza tra trasmettere emozioni tramite la danza e tramite la recitazione?
Un attore, sia dalle battute sia dallo sguardo, riesce a farti comprendere ciò che vuole esprimere, nella danza, invece, avviene sia fisicamente sia dalla sua espressione visiva.
Hai partecipato diverse volte al Festival di Venezia. Che emozioni ti ha dato?
È meraviglioso. Tornare lì è sempre emozionante. Ci sono stata diverse volte, durante l’ultima ero con Garrison, ci siamo divertiti tantissimo ed è stata una bellissima esperienza. Spero un giorno di poter portare lì un mio film. Incrociamo le dita.
Com’è lavorare con Garrison?
È una persona molto divertente, che sa motivare, dare consigli, correggere e rimproverare! (ride ndr.) Abbiamo un bellissimo rapporto, mi aiuta tantissimo lavorare con lui perché con la sua esperienza può darmi tanto e gli sono grata. Quando ci siamo conosciuti ad “Amici” mi ha appoggiato, è stato sempre dalla mia parte. Adesso, durante le nuove esperienze che stiamo facendo da conduttori, è bello attingere dalla sua energia e dalla sua esperienza. Ultimamente mi ha anche affidato la coreografia del suo spettacolo natalizio e ritorneremo a fine anno.
Vedendo la Klaudia di ieri e quella di oggi, come pensi di essere cambiata?
Sicuramente tanto. Gli anni passano e le esperienze ti insegnano tantissimo. Sono contenta comunque di essere rimasta un po’ bambina dentro di me, nel mio cuore e nella mia anima, di essere ancora onesta e di vedere le cose con grande positività, anche quando è difficile.
Cosa ricordi dell’esperienza nella scuola di “Amici”?
Ero una ragazza che non parlava neanche italiano e mi intimidiva tantissimo, non potendo esprimermi più di tanto. Mi ha aiutato tantissimo il lavoro all’interno della scuola: essere in gara, venire apprezzata dai professori, dai coreografi e da Maria (De Filippi ndr.) mi ha aiutato a sentirmi più sicura e a darmi forza. In seguito, con il tempo, ho creato amicizie e nuovi rapporti con le persone. Adesso l’Italia è casa mia.
C’è qualche insegnamento che ti ha dato Maria De Filippi e che ti è rimasto impresso?
Si è fidata di me e del mio talento. È stata sempre presente. Ricordo che, durante la prima audizione che ho fatto, mi fece i complimenti e scoppiai a piangere. Era bellissimo ricevere parole di stima da una persona che adoravo sin da piccola e all’interno di un programma che sognavo da sempre. Mi ha dato una grande forza per andare avanti. “Amici” è stato un grande trampolino per me, sono in Italia grazie a questo talent e ne sono molto grata.
Tra i tuoi riferimenti più vicini al cinema ci sono Jennifer Lopez e Audrey Hepburn. In che modo ti piacerebbe avvicinarti a loro?
Sono due figure molto differenti. Jennifer Lopez è una figura che adoro ed è una donna fortissima e una showgirl, essendo una cantante, attrice, produttrice e ballerina. Sarebbe un sogno essere così. Sono cresciuta con la figura di Raffaella Carrà ed è stata anche lei una fonte d’ispirazione. Audrey Hepburn è sì un riferimento più del mondo della recitazione, ma nasce come ballerina, è diventata attrice e la vedo come grande fonte d’ispirazione. È una figura iconica, un’attrice dolcissima ed elegantissima.
Questo portale si intitola “La voce dello schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?
Ne è un esempio “Tra palco e realtà”, che ci mostra sia la parte dello ‘schermo’ sia quella della realtà, in cui vediamo delle persone che si aprono e si raccontano, ricordando la loro vita e le loro esperienze. Credo che la voce dello schermo vada oltre lo schermo e che serva per conoscere le persone al suo interno.
Di Francesco Sciortino

