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Intervista a Nina Pons: “A Year in London è un invito a vivere liberamente la propria identità” L’attrice protagonista con Melanie Liburd del film diretto da Flaminia Graziadei si racconta su “La voce dello schermo”.

Apr 17, 2026
Foto di Martina Mariotti Dress Balenciaga

È uscito il 14 aprile, nelle sale selezionate, “A year in London”, film diretto da Flaminia Graziadei con protagoniste Nina Pons e Melanie Liburd nei panni di due donne provenienti da realtà differenti ma che vengono travolte da un sentimento intenso, capace di scardinare le convenzioni sociali e di abbattere ogni fragilità.
Abbiamo intervistato, su “La voce dello schermo”, Nina Pons che ci ha regalato una chiacchierata generosa sull’esperienza sul set di “A year in London”, sulla stimolante sfida di interpretare una donna che cerca di sfuggire dalla gabbia costruita dalla società e sulla grande alchimia creatasi con Melanie Liburd. Oltre a parlare del nuovo film di Flaminia Graziadei, Nina ha ricordato alcune delle esperienze più importanti della sua carriera: dal teatro con Silvio Orlando e Andrée Ruth Shammah a “RIP”…

Foto di Martina Mariotti
Dress Balenciaga

Ti stiamo vedendo in “A year in London”, film diretto da Flaminia Graziadei. Quali aspetti ti hanno colpito di questa esperienza?

Ho apprezzato che non si tratti soltanto di un film rivoluzionario, ma di una vera e propria azione concreta. Ci fa comprendere che l’altro può essere diverso da noi e che non abbiamo sempre il giudizio perfetto. Ci insegna ad accettare che l’altro può vivere liberamente la sua identità. Lo trovo un aspetto fondamentale oggigiorno. Mostra una storia d’amore nel quotidiano, perché non esistono soltanto storie straordinarie da raccontare e la quotidianità è forse l’aspetto più bello per le persone che vivono storie normali.

Olivia, il tuo personaggio, è una donna che va a Londra anche per fuggire dalla gabbia che la società le impone. Quali corde ti ha permesso di toccare?

Il lato più interessante da raccontare è stato il percorso di perdita di difese di fronte a tutti gli ostacoli sia interni sia esterni che ha lei. Gli ostacoli sono tantissimi, ma lei ha la forza di volerli superare pur di star bene. Mi ha colpito il coraggio di trovare il modo di oltrepassarli ed è interessante raccontare una storia romantica e in cui è possibile raggiungere un equilibrio e un’armonia. È una ragazza che è in grado di cambiare la sua vita, trasferendosi da un paesino in una grande città, e mutando le sue ambizioni. Lo stare bene vince su qualsiasi ostacolo e preoccupazione e lei ci mette tuta se stessa.

Quanto è stato facile trovare l’alchimia con Melanie?

È stato un sogno, non soltanto per l’ho sempre adorata e in “This is us” mi era piaciuta tantissimo, ma soprattutto perché è una persona bella umanamente. Ci siamo unite molto fuori dal set e ci ha permesso di lavorare con una grande libertà e con una dose di gioco. Credo sia l’aspetto più divertente. È stata una sfida stimolante e abbiamo collaborato insieme alla costruzione di questa storia d’amore.

Il film si muove tra attese e fantasia. Com’è stato muoversi su questo filo?

Lavorare con una regista donna e con uno sguardo femminile fa un po’ la differenza e si sente scorrere anche una sensibilità affine.

Come si riesce a rendere forte agli occhi dello spettatore ciò che si vede meno?

Sentendolo. Vivendo quelle situazioni, trovando dei paralleli con la vita personale e con ciò che non ha un parallelo con il tuo vissuto con un grandissimo gioco d’immaginazione e ricreando il momento con il tuo partner in scena. Bisogna fare tanta ricerca ed è la parte bella di questo mestiere. Riesci a farlo nel migliore dei modi quando ti senti in una situazione di protezione e stimolante, in cui c’è una grande fiducia che ti dà la possibilità di lasciarsi andare. Credo che per sentire bisogna togliere il giudizio, a sua volta per toglierlo bisogna studiare e avere una grande preparazione dietro. La preparazione mi aiuta a non percepire il giudizio ma a lasciare andare quello che sto facendo.

Cos’è per te la ricerca?

È un aspetto davvero importante, non soltanto nel mio mestiere ma anche nella mia vita. Sono una persona molto curiosa, attuo una ricerca e mi piace tanto lavorare alla creazione di un personaggio, scrivere, usare la musica e i colori.

Che regista hai trovato in Flaminia Graziadei?

È stato molto stimolante per me. Flaminia ha dato molto spazio a me e Melanie, ci siamo ritrovate a fare proposte e ho trovato da parte sua una grande apertura nell’accogliere.

Quanto pensi sia vincolata la libertà dalle convenzioni sociali?

Credo che questo film e il cinema in generale racconti anche a che punto ci troviamo, come siamo cambiati e se lo abbiamo fatto di fronte a certe tematiche. Sicuramente vediamo un mondo più libero rispetto a anni fa. Tuttavia, il giudizio violento, legato a delle inclinazioni e dei gusti, ancora oggi è presente e ci sono tante chiusure e pregiudizi. A volte i risultati sono anche tragici. È vero che abbiamo acquisito una maggiore libertà e tolleranza, ma non è profonda perché spesso nella vita quotidiana le reazioni non corrispondono con ciò che diciamo a parole. La libertà è fondamentale per poter vivere in armonia, con grande leggerezza e grande capacità di reagire ed essere elastici.

Cosa significa essere davvero liberi per te?

Potersi esprimere, senza il giudizio dell’altro, senza paletti e avendo il coraggio di mostrarsi per ciò che si è. È fondamentale non avere paura perché i pregiudizi ci saranno sempre.. Non è facile, ma è fondamentale per vivere una vita serena.

In “A year in London” hai avuto anche modo di raccontare anche la moda, un altro mondo che ti appartiene…

Sì, sono cresciuta all’interno di questo mondo. L’aspetto che mi ha colpito tantissimo della moda in questo film è stato di far parte di un’onda rispetto a una sensibilità ecologica, corrisponde a un’esigenza che sentiamo e che è quella dell’amore verso il pianeta. Non possiamo quotidianamente fare una rivoluzione, ma possiamo fare la differenza. Il film racconta anche questo. È fondamentale offrire una sfumatura etica, riutilizzare le cose che hanno una seconda o una terza vita, bisogna ascoltare i tempi, che ti sollecitano a fare una cosa anziché un’altra e a essere reattivi nei confronti di ciò che ci circonda.

Come lotti per fare la differenza?

Credo sia importante essere reattivi nei confronti di ciò che ci circonda e nei confronti del pianeta. Grazie a mia madre – che ha un brand che si chiama “Carmina Campus” che promuove il riuso di materiali – sono sempre stata abituata alla cura del pianeta. Personalmente, per fare la differenza sto molto attenta all’altro. I social spesso ci portano a non stare realmente in relazione con nessuno. È fondamentale, invece, riuscire vedere le persone per quelle che sono.

Interpretare un personaggio ti porta a essere più se stessi o l’altro?

Attraverso un personaggio vediamo noi stessi perché troviamo dei paralleli con quello che vive dentro di lui, vedendo dei momenti in cui hai rivissuto situazioni simili e avvicinandoci a lui e a quello che sta vivendo. Ma, allo stesso tempo, ti porta a vedere l’altro attraverso i suoi occhi, immaginando come può aver reagito a cosa è accaduto. Così si uniscono le due parti, vivendo un po’ di tuo e un po’ di ciò che non sai ma che scopri grazie al personaggio.

In un’intervista hai dichiarato: “La recitazione è una continua conoscenza di sé”. Cosa hai conosciuto di te grazie alla recitazione?

Penso sia sempre una scoperta. Sicuramente uno degli aspetti che è venuto alla luce è che caratterialmente sono molto caparbia, disciplinata e perfezionista, e a volte mi infastidisce anche questa parte di me. Ho bisogno di prepararmi e di studiare tanto, ma mi piace farlo ed è l’unico modo per stare dentro ciò che sto facendo.

Quali pensi siano stati gli incontri che ti hanno fatto crescere maggiormente?

Sono stati tanti, anche a teatro. Sicuramente è stato fondamentale per me l’incontro con Silvio Orlando e Maria Laura Rondanini, che ho conosciuto due anni fa, ho lavorato con loro e l’ho fatto nuovamente dopo. Mi hanno dato una grandissima fiducia, hanno creduto in me e mi ha reso più forte questo incontro. Il fatto che qualcuno credesse in me così tanto e mi desse delle grandi responsabilità mi ha fatto crescere tanto umanamente.

Che esperienza è stata?

È stata meravigliosa. Oltre a essere due straordinari professionisti, sono due persone straordinarie che mi hanno preso per mano e mi hanno aiutata a gestire e imparare tanti aspetti, a stare su un palcoscenico importante e dandomi fiducia anche in un altro progetto. È stato un incontro davvero piacevole, che ricorderò sempre e Silvio Orlando è sempre stato un attore che ho stimato tanto.

Il teatro mostra tantissime facce interessanti. Cosa ti affascina di questo mondo?

Amo tantissimo il teatro e quello che si prova in scena, vedere lo spettacolo cambiare ogni giorno in base al pubblico che si ha di fronte e le reazioni che si ricevono. L’adrenalina prima di entrare in scena e l’emozione che si crea insieme al gruppo di lavoro con cui instauri bellissimi rapporti sono emozioni impagabili. Un altro incontro significativo per me all’interno del mondo del teatro è stato sicuramente con Andrée Ruth Shammah, che è stata una delle prime persone a credere in me, affidandomi il ruolo di Lucia ne “I Promessi Sposi”. Abbiamo fatto una tournée meravigliosa ed è stata un’esperienza molto formativa e straordinaria.

Un’altra esperienza recente in cui ti abbiamo vista è stata “RIP”. Perché è stata fondamentale per te?

È stato il film emotivamente più importante. Tratta delle tematiche che mi toccano tantissimo, è un inno a vivere la vita con coraggio, e penso che oggi sia fondamentale, e ti toglie la paura della morte insegnandoti quanto è bella la vita. Ho trovato un gruppo di lavoro splendido: dal cast composto da Giulia Michelini, Valerio Morigi e Augusto Fornari ai due registi bravissimi e dotati di una grandissima sensibilità. Mi sono trovata molto bene.

Dove ti vedremo prossimamente? 

Ci sono diversi progetti. Il primo è “Before Anything Else”, che uscirà a breve, e il secondo è una serie con Milena Cocozza, con la quale avevo già lavorato in “Kostas”.

Questo portale si intitola “La voce dello schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?

Significa andare con la mente all’interno di un immaginario tutto tuo nel quale poter prendere qualcosa in base al momento della vita che sta vivendo e portarlo all’interno della propria valigetta.

Di Francesco Sciortino

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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