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Intervista a Sofia Panizzi: “Al cinema con Lillo per sorridere e comprendere il potere della musica” L’attrice, al cinema con “Tutta colpa del rock” di Andrea Jublin e apprezzata in film come "Finalmente l'alba" e "Te l'avevo detto", si racconta su “La voce dello schermo”.

Ago 11, 2025
Foto di Alessandro Cantarini, Styling: Andrea D'Alessio, Press Office: On Air Agency

Il 28 agosto – dopo le anteprime dell’9 e del 10 – uscirà nelle sale “Tutta colpa del rock”, commedia diretta da Andrea Jublin. Il film ci porterà all’interno dello strampalato mondo di Bruno – interpretato Lillo Petrolo – un uomo caduto in disgrazia che, grazie al grande potere della musica, ci farà conoscere la sua voglia di riscatto. Accanto a Lillo, ci sono Maurizio Lastrico, Elio, Sofia Panizzi, Valerio Aprea, Carolina Crescentini, Naska e Massimo De Lorenzo.
Abbiamo intervistato su “La voce dello schermo”, in occasione dell’uscita del film, Sofia Panizzi, che interpreta Isabella, un’avvocata che mostra alcune difficoltà a svolgere la propria professione. Sofia si è raccontata parlando della nuova commedia di Jublin e delle altre sfide importanti della propria carriera: dal musical teatrale ‘Aggiungi un posto a tavola’ a film di grande spessore come ‘Finalmente L’alba’ – di Saverio Costanzo, con Alba Rohrwacher, William Defoe, Lily James e Joe Keery e che le ha permesso di andare al Festival di Venezia – e ‘Te l’avevo detto‘ di Ginevra Elkann al fianco di Valeria Bruni Tedeschi. A voi…

Foto di Alessandro Cantarini, Styling: Andrea D’Alessio, Press Office: On Air Agency

Il 28 agosto uscirà nelle sale “Tutta colpa del rock”. Cosa dobbiamo aspettarci?

“Tutta colpa del rock” è un film estremamente divertente e grottesco. Mettermi alla prova all’interno della commedia, con il suo ritmo, la sua ironia e tantissimi personaggi sopra le righe, ha rappresentato una novità per me. Il film fa divertire, è leggero ma con un finale che lascia degli insegnamenti e un messaggio di dolcezza. È stato molto bello e divertente condividere il set con Lillo, Elio, Maurizio Lastrico, Naska e con il resto della squadra.

Quali corde ti ha permesso di toccare il tuo personaggio, Isabella?

È stato importante raccontare il controsenso del mio personaggio: è una giovane avvocata, appena laureata, che si rende conto che svolgere la propria professione non è effettivamente come credeva. È molto preparata a livello nozionistico ma, nel momento in cui deve mettere in pratica il proprio lavoro in aula, si accorge che parlare in pubblico per lei rappresenta un problema. È una situazione surreale e il mio personaggio vive un arco narrativo molto particolare. Dovrebbe far uscire Lillo dal carcere ma non ci riesce. Inoltre, è timida ma la vedremo tirar fuori una parte rock entusiasmante e liberatoria. Mi è piaciuto raccontare il percorso e il cambiamento del personaggio.

È stata la prima volta che ti sei cimentata in una commedia di questo tipo. Quali novità ha rappresentato per te?

Il regista – Andrea Jublin – nel momento in cui mi scelse, mi disse: «La predisposizione alla commedia o ce l’hai o non ce l’hai». Queste parole hanno rappresentato un grande attestato di stima e mi hanno dato un’ulteriore dimostrazione che anche la commedia potesse essere nelle mie corde. Spesso questo genere viene visto come qualcosa di più leggero e semplice, perché ti permette di rappresentare situazioni che riproducono la quotidianità. La sfida più grande della commedia è trovare un equilibrio tra la verosimiglianza e la particolarità dei personaggi e riuscire a risultare credibili, perché all’interno del suo meccanismo si nascondono codici, registri e ritmi precisi.

Dal ritmo della commedia a quello della musica. Quella musicale è un’altra arte che ti accompagna in tantissimi tuoi progetti: dal film, al musical fino all’uscita del tuo primo EP. Come concili la tua carriera da attrice con quella musicale?

Ho sempre considerato la musica e il canto come parte della mia vita. Avendo iniziato con il musical, ho sempre pensato che essere sia un’attrice sia una cantante potesse essere importante e complementare al mio percorso artistico. Avendo studiato in accademia, alla Silvia D’amico, ho potuto sviluppare maggiormente la mia carriera da attrice, ma penso che queste due arti non si trovino per forza su due binari diversi e le occasioni che mi sono capitate durante la mia vita ne sono la prova. Far parte di uno spettacolo così famoso come “Aggiungi un posto a tavola” e di una compagnia così prestigiosa, mi ha fatto capire che, oltre alla possibilità di partecipare come attrice a eventi cinematografici importanti come la ‘Mostra Del Cinema di Venezia’ del 2023, allo stesso modo avrei potuto avere delle opportunità come performer da musical di grande rilevanza. Credo si tratti di forme espressive che dialoghino tra loro e che voglio portare avanti senza precludermi nulla.

Quali soddisfazioni ti ha portato lo spettacolo “Aggiungi un posto a tavola”?

Come tutte le prime volte, inizialmente mi ha intimorita un po’. Tuttavia, è stata un’esperienza entusiasmante e mi ha dato tantissime soddisfazioni. Lo spettacolo ha festeggiato, lo scorso anno, i cinquant’anni. È molto apprezzato e con personaggi molto amati. Si vive un entusiasmo che raramente si incontra a teatro ed è stata un’esperienza molto emozionante. Mi ha permesso e richiesto tanto studio e attenzione nell’utilizzo dei miei strumenti, corpo e voce. È uno spettacolo che mi ha dato la possibilità di imparare tanto, di fare un grande allenamento fisico e di lavorare con grandi professionisti come Giovanni Scifoni e Lorella Cuccarini.

Che emozioni ti dà il palco?

Spesso mi viene chiesto se preferisco stare sul set o sul palco. Credo che siano emozioni molto grandi ed entrambe irrinunciabili. Il palco trasmette un’adrenalina difficile da replicare e, nonostante si vada in scena tante volte, si ha sempre la stessa emozione. Qualsiasi interprete non ne può più fare a meno.

Due film importantissimi per la tua carriera e che ti hanno fatto respirare aria di grande cinema sono stati “Te l’avevo detto” di Ginevra Elkann e “Finalmente l’alba” di Saverio Costanzo. Cosa ha significato per te far parte di queste esperienze?

Sono state esperienze straordinarie, per motivi diversi. “Finalmente l’alba” è stato un film enorme sotto tanti punti di vista e ha coinvolto attori americani come Willem Dafoe, Lily James e Joe Keery. Inoltre, il set era molto grande e coinvolgeva tantissime persone. Da attrice, ritrovarsi in un contesto del genere ti porta tantissima curiosità ed entusiasmo. Aver fatto parte di un progetto di questo tipo lo ricorderò per sempre e mi ha permesso di rivalutare anche gli aspetti che mi spaventavano del mio lavoro.

Riguardo “Te l’avevo detto”, invece?

È stato bello lavorare con Ginevra (Elkann ndr) perché ho potuto esplorare un tema che mi sta molto a cuore, quello dei disturbi del comportamento alimentare, e che riguarda tanti ragazzi e ragazze. Dialogando, siamo riusciti a dare una certa verosimiglianza, senza mai avere paura di mostrare determinati comportamenti. È stata un’esperienza incredibile e ho indossato i panni della figlia del personaggio interpretato da Valeria Bruni Tedeschi, che è una delle mie attrici preferite ed è stato un sogno affiancarla. Sia Ginevra sia Saverio sono due autori molto importanti e non hanno soltanto una visione del film in generale, ma possiedono una grande cura di ogni singolo momento e personaggio e vogliono farti entrare in quella dimensione, comunicando con te e trasmettendoti un’idea molto chiara.

Un’attrice, come si rende conto di trovarsi su un set di un film importante?

Sicuramente dai tempi e dall’attenzione per i dettagli. In “Finalmente l’alba” mi sono resa conto di quanto siano importanti i tempi richiesti per realizzare la scena e soprattutto per preparare il set e il reparto della fotografia, che è fondamentale per un film. C’era un’estrema attenzione a ogni particolare. Mi ha molto colpito e sorpreso.

Quali pensi siano state le emozioni più grandi della tua carriera?

Credo che nel mio lavoro ci siano due fasi principali ma non riguardano il momento in cui si sta lavorando perché, quando sono sul set, sono talmente concentrata e desiderosa di fare bene il mio lavoro da vivere le emozioni della scena, ma non quelle personali. Quelle personali le vivo prima dell’inizio di un progetto – quando so di essere stata scelta è un momento che mi emoziona tantissimo, perché mi rendo conto che il duro lavoro è stato ripagato – e alla fine. Realizzo le emozioni un po’ in ritardo e quando accade qualcosa di bello faccio fatica a rendermene conto. Se dovessi scegliere un momento, direi sicuramente quando abbiamo presentato il film di Saverio Costanzo al Festival di Venezia. È stata un’emozione grandissima e indimenticabile.

Hai fatto parte di serie tv molto importanti, come “Chiara Lubich”, “Che Dio ci aiuti”, “Come fai sbagli”. Quale tra queste ti ha lasciato qualcosa di particolarmente importante e perché?

Ho iniziato da molto piccola e ho avuto la fortuna di conoscere molto presto gli strumenti base di un set. Ricordo che, durante l’estate dei miei diciassette anni, ho fatto parte della serie “Come fai sbagli”, interpretando un personaggio molto divertente, ribelle e irriverente. Le sono molto affezionata, ricordo che passai tutta l’estate a girare e i miei compagni di set erano Francesca Inaudi, Daniele Pecci, Caterina Guzzanti, Enrico Iannello, Giuseppe Spata e tutte persone con cui ho stretto un grandissimo legame. Trovare un bel clima nei progetti di cui faccio parte è l’aspetto che amo di più del mio lavoro.

Quale sfida potrebbe metterti alla prova in futuro?

Mi piacerebbe interpretare un ruolo per il cinema di una donna quasi ossessiva, mossa da una grandissima passione e che la porta a impazzire. Due dei miei film preferiti in assoluto sono “Whiplash” di Damien Chazelle e “Il cigno nero” di Darren Aronofsky, perché personaggi così tormentati ma attraversati da una passione folle sono i miei preferiti, che si tratti di musica, di sport o di danza. Ottenere un ruolo del genere sarebbe una sfida molto stimolante per me.

Se fossi una giornalista che domanda faresti a Sofia?

Le farei una domanda sul futuro, ma risponderei sul presente. In questo lavoro si ha la tendenza a proiettarsi sempre su progetti futuri. Tuttavia, credo sia controproducente vedere le cose a distanza. Preferisco costruire la mia realtà – piano piano, in base a ciò che mi piace e che voglio coltivare – e vedere passo dopo passo cosa accade.

Questo portale si intitola “La voce dello schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?

La voce dello schermo mi parla e mi permette di essere catapultata in un altro luogo. Credo che evadere mentalmente sia salvifico in tanti momenti della vita.

Di Francesco Sciortino

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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