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Tre motivi per vedere Fleabag Farsi scappare questa serie tv dovrebbe essere un crimine.

Nov 23, 2019

Composta da solamente due stagioni da 6 episodi ciascuna uscite a distanza di 3 anni l’una dall’altra disponibili su Amazon Prime Video, Fleabag si rivela una rara gemma preziosa in un panorama di serie tv sempre più saturo di prodotti dall’anima vuota e dall’esecuzione superficiale. Una serie che non ha paura di osare, di mostrare la realtà per quella che è e di saper tenere lo spettatore in pugno e condurlo dove vuole.

La trama è tanto semplice quanto complessa. La fleabag in questione (ndr. “sacco di pulci”) è una donna a cavallo tra i venti e i trent’anni impegnata a vivere la propria vita, o meglio, a non farla esplodere. Destreggiarsi tra una vita familiare complicata, un bouquet di relazioni amorose e sessuali che lo sono forse ancora di più, il tutto cercando di capirci qualcosa di sé stessi è ciò che la Waller Bridge sa descivere meglio. Partita come una commedia teatrale, mantiene quel retrogusto di autobiografico per tutti gli episodi grazie alla schiettezza con la quale vengono raccontate le vicende (nonostante lei stessa abbia ripetuto più volte che non si tratta di un’autobiografia). 

Phoebe Waller Bridge

Un nome, una garanzia. Sceneggiatrice e produttrice di un’altra serie di successo, Killing Eve, la anche attrice e regista britannica mette tutto il suo genio in questo piccolo gioiellino di sceneggiatura. La sua impronta pervade ogni minuto di questa serie. La lente attraverso quale vediamo evolvere la storia è solo e soltanto quella di Fleabag, la protagonista. In un certo senso è come se lo spettatore fosse invitato ad assistere ad una stagione all’interno della sua vita. E che vita! 

Insieme a lei un cast di tutto rispetto, a partire da Olivia Colman, che interpreta il ruolo della Godmother, scritto apposta per lei e Bill Paterson nei panni del padre. Nella seconda stagione si uniscono anche Andrew Scott nei panni di Hot Priest, Fiona Shaw che interpreta una terapeuta e Kristin Scott Thomas, il cui contributo è tanto incisivo quanto purtroppo breve. 

Esilarante non gli rende giustizia

Il frequente utilizzo della rottura della quarta parete fa sì che la telecamera, e di conseguenza lo spettatore, diventino i confidenti della protagonista rendendo il tutto più personale e ancora più divertente, date le battute e i commenti che si permette di fare quando gli altri personaggi non possono sentirla. Il suo humor costantemente in bilico tra il pungente e il nero renderà difficile trattenere le risate, specialmente quando anche un solo sguardo riesce a sostenere un’intera battuta.

Le corde drammatiche della serie giocano ad essere subdolamente devastanti, descrivendo con allarmante veridicità le emozioni provate dopo la perdita di qualcuno di caro, il delicato equilibro della propria salute mentale e rappresentando la discesa agli inferi di un personaggio per poi farlo rinascere dalle proprie ceneri. Nonostante ciò, non si può fare a meno di percepire una mano che accompagna lo spettatore lungo tutto il percorso, come a dire: “tranquilli, non siete i soli”.  


Specchio della realtà femminile

L’esperienza della vita al femminile è una parte importantissima dello show. È una serie principalmente dedicata alle donne e che non si preoccupa di parlare anche agli uomini. Ancora oggigiorno è raro vedere un prodotto in tv che non venga rimaneggiato per piacere di più all’occhio maschile. In questo caso però non assistiamo a bellissime attrici sempre vestite di tutto punto per massimizzare il sex appeal, al contrario le vediamo nella loro normalità e nei momenti più vulnerabili. Le vediamo comportarsi male, essere sgraziate, maleducate, volgari… del tutto umane! L’onestà di Fleabag fa sentire un po’ tutte le donne parte di un qualcosa che esclude tutto il resto, una battuta che solo noi possiamo capire. 

 

di Elvira Bianchi

 

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