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Torna la rassegna ‘Sgarbatellum’, intervista al regista Alessandro Piva Il direttore artistico della rassegna presenta in esclusiva la seconda edizione della rassegna cinematografica che si svolgerà presso l'Arena Garbatella dal 1 al 5 agosto.

Dopo il grande successo dello scorso anno, torna a Roma “Sgarbatellum”, la rassegna cinematografica diretta dal regista Alessandro Piva (“LaCapaGira”, “Mio Cognato”, “Henry”) e si svolgerà presso l’Arena Garbatella, dal 1° al 5 agosto. Durante le serate verranno proiettati alcuni dei film italiani di successo dell’anno e, prima del film, Piva, che è il direttore artistico della manifestazione, dialogherà con uno o più personalità coinvolte nella realizzazione delle pellicole in proiezione. E’ proprio Alessandro Piva a presentare, in esclusiva su “La voce dello schermo”, la seconda edizione di “Sgarbatellum” e a ripercorrere le fasi principali della sua carriera.

Salve Alessandro, benvenuto su “La voce dello schermo”. Dopo il successo dello scorso anno torna a Roma, dal 1 al 5 agosto, la rassegna cinematografica “Sgarbatellum”. Ci anticipi un po’ cosa vedremo e quale sarà il suo ruolo.
Salve a tutti. Quest’anno “Sgarbatellum” parlerà un po’ di tutto. Dalla commedia al film più impegnativo, dal film pensato per un vasto pubblico a quello tipico da Festival, senza dimenticare le opere prime. Io svolgo l’incarico di direttore della manifestazione e ho chiamato un po’ di colleghi per presentare i film , fare un po’ il punto della situazione sul cinema italiano e riflettere sul rapporto con il pubblico. Cominceremo con “Metti la nonna il freezer” e discuteremo con i due giovanissimi registi, Giancarlo Fontana e Giuseppe Stasi. Poi presenteremo “Due piccoli italiani”, opera prima di Paolo Sassanelli e in collaborazione con Molise Cinema. Il 3 agosto proietteremo “Figlia Mia”, di Laura Bispuri. Ed, infine, faremo vedere alla gente “Smetto quando voglio ad Honorem”, con il regista Sydney Sibilia, e “Chiamami con il tuo nome”, con Walter Fasano, montatore del film.

Durante questa rassegna sarà sottolineato il legame tra spettatore e artista. Nei suoi film quali sono gli aspetti che più contano riguardo questo legame?
Io quando voglio verificare se un film funziona, anche quando giro un film più serio, vado sempre a prendere visione dei punti in cui lo spettatore è chiamato ad essere più complice di noi autori, ridendo e partecipando in maniera più rumorosa. L’idea di ridere delle nostre miserie e delle nostre piccolezze è sempre stata una delle caratteristiche principali del nostro cinema. Io credo che i tipi di film che meglio ci rappresentino siano quelli che ci fanno ridere, facendoci però riflettere sui nostri problemi, come ad esempio riesce a fare “Metti la nonna in freezer”.

Tra l’altro lo scorso anno “Sgarbatellum” è stata seguitissima. Perché secondo lei è importante avvicinare la gente al cinema con questi eventi?
Il cinema si sta, a poco a poco, allontanando dal pubblico. Lo vedo personalmente. Vado molto meno al cinema rispetto a qualche anno fa. Lo vedo anche nelle abitudini dei miei figli. Cominciano ad avvicinarsi a linguaggi audio-visivi più veloci, penso ai video su Youtube, alle Web Series e alle serie tv. E’ importante far rendere l’idea che ci sia un fil rouge che, anche nei momenti bui del cinema, possa far ricordare che il cinema resta sempre un faro. Penso che eventi del genere servano a mantenere aperto un ponte di collegamento tra un pubblico, che evolve sempre più velocemente nei suoi gusti e nei propri bisogni, e un indotto di addetti ai lavori che si deve mettere sempre in discussione e che debba far capire che il pubblico ha sempre bisogno del cinema.

Parliamo un po’ della sua carriera. Lei ha esordito in grande stile con “LaCapaGira”, apprezzatissimo a Berlino e vincitore di tanti riconoscimenti. Cosa porta nel cuore dei suoi primi passi nel cinema e come è cambiato il cinema da allora?
“LaCapaGira” era un film indipendente, realizzato con dei soldi miei personali e di alcune persone che mi hanno dato una mano. Quel film ha avuto la possibilità di imporsi grazie ai Festival e grazie al pubblico di Bari, dove è stato girato. A poco a poco si è affermato in ambito nazionale e internazionale, ricevendo un sacco di premi, trovando ed incontrando un pubblico. Oggi questo sembra un po’ più difficile. Girare un film senza sapere come farlo vedere alla gente oggi sembra impossibile. Il grande cambiamento di questi ultimi vent’anni consiste nel fatto che attualmente bisogna pensare a una gestione di un film con l’obiettivo finale di farlo vedere al pubblico. Si è allungata questa sfida, ma chi è in grado di sostenerla e di vincerla ha delle grandissime soddisfazioni.

Quali sono le sue opere a cui è maggiormente legato?
Ovviamente “LaCapaGira” perché è il mio film d’esordio ed è stata una scommessa sulla quale nessuno voleva investire e mi ha dato enormi soddisfazioni. Ma anche il mio secondo film, “Mio cognato”, con un cast più importante e più fondi. Gli altri due film, “Henry” e “Milionari”, sono stati visti da meno persone, ma sono state comunque esperienze importantissime e il cinema che faccio si rivolge a un pubblico più attento ai dettagli. Credo che l’attenzione al proprio lavoro comunque porti dei risultati. Chi riesce ad apprezzare il film rimane legato come qualcuno che sa appassionarsi a del buon vino che sa invecchiare bene. Il mio obiettivo e questo: realizzare delle opere che resistano al tempo e che vivano anche dopo di noi.

In tv ha anche lavorato nella fiction “La scelta di Laura”. Cosa pensa della televisione di oggi?
Quando ho fatto “La scelta di Laura” il mondo della serialità televisiva era affidato soltanto alle tv generaliste, come Rai Uno e Canale 5. Era un pubblico generalista, poco selezionato e piacere a un pubblico così vasto porta dei compromessi non facili da gestire. Oggi è più interessante poter spingere su certi pedali e rivolgersi a dei pubblici più ristretti, grazie anche a piattaforme come Netflix e alle televisioni satellitari come Sky. Questa è diventata sicuramente un’enorme opportunità per tutti noi, perché quello che ieri faceva il cinema potrà farlo domani la televisione seriale. Ciò ti permette di spingere su un pubblico particolare e raccontare degli aspetti del presente che in altre epoche non erano tollerabili nel mondo della tv.

Le piacerebbe fare una nuova serie in tv?
E’ un tasto su cui noi registi siamo particolarmente sensibili. Ovviamente sì, a determinate condizioni farei senz’altro una serie tv. Cercherei di approfittare anche dei tempi lunghi del racconto. Il fatto che oggi si possano vedere dei prodotti dalla grandissima qualità attraverso la televisione è un’immensa opportunità per uno storyteller. Spero che presto mi capiti di lavorare per qualcosa di interessante per il mondo della serialità televisiva.

Ha altri progetti da presentarci?
Ultimamente sono usciti due spot pubblicitari, che faccio con la stessa cura e attenzione che dedico ai film. Sono lo spot istituzionale per Matera, capitale della cultura del 2019, che sta andando in onda sulle reti Rai. E uno spot per il portale Bad and Breakfast.it. Sono lavori minori, ma in realtà ogni cosa che faccio è come un figliolo e come un frutto di una gestione insieme a un gruppo e sono legatissimo a tutto quello che faccio. Poi sto girando un video per degli artisti pugliesi. Ho appena girato la sigla di Molise cinema 2018, il festival che comincia tra qualche settimana e ospiterà un mio documentario sul cammino lento del sud Italia.

Questo portale si chiama “La voce dello schermo”. Cosa significa per lei ascoltare la voce dello schermo?
Per me è un titolo molto azzeccato. Io faccio molta formazione nelle scuole e in giro per l’Italia e dico sempre che se un film funziona me ne accorgo dall’ascolto, chiudendo gli occhi. Mi piace sentirne il ritmo, le infinite sfumature che ti suggerisce anche soltanto l’ascolto. Allo stesso tempo vedo lo stesso film anche senza volume, osservando il film attraverso la musicalità e il ritmo che le immagini sanno scandire. Se un film funziona sia senza audio che senza video, penso si possa parlare di voce dello schermo. E’ una voce che, quando tocca le corde giuste, diventa indimenticabile per lo spettatore e per noi autori.

Ecco il programma della rassegna:

Di Francesco Sciortino

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