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Intervista a Emanuela Grimalda: “In ’Gloria’ raccontiamo le fragilità del nostro sistema culturale” L’attrice parla della fiction attualmente in onda su Rai 1 e delle altre importanti interpretazioni della propria carriera.

Feb 26, 2024
*Foto di Assunta Servello

Lunedì 26 e martedì 27 febbraio andranno in onda, su Rai 1, le ultime due puntate di “Gloria”, fiction con Sabrina Ferilli, Massimo Ghini ed Emanuela Grimalda che racconta di una diva decaduta tornata in auge in seguito a un equivoco mediatico. Abbiamo intervistato, per parlare della serie e delle altre importanti interpretazioni della propria carriera, Emanuela Grimalda. L’attrice ha parlato di Iole, degli aspetti che ha amato di lei e di questo progetto, e degli altri ruoli che ci hanno permesso di apprezzarla, come in “Un medico in famiglia”, in “Volevo fare la rockstar”, ne “La bellezza del somaro” di Sergio Castellitto e dei personaggi da lei scritti per il programma “Non c’è problema”, con Antonio Albanese. A voi…

*Foto di Assunta Servello

Salve Emanuela. Benvenuta su “La voce dello schermo”. Partiamo da “Gloria”, cosa ti ha colpito della serie e di Iole?

Salve a tutti. Grazie. Mi ha colpito che Iole fosse un personaggio con molte sfaccettature e abbastanza inedito, perché è un’assistente, ma al tempo stesso un’amica e una sorta di coscienza per Gloria. Inoltre, è segretamente innamorata di lei e si percepisce questo sentimento inespresso ma risaputo tra le due. Iole mi ha dato la possibilità di lavorare su una parte tipica della commedia e un’altra più emotiva, come vedrete nelle puntate successive. Mi ha affascinato anche il gioco degli equivoci che la serie mostra. 

Com’è stato lavorare con Sabrina Ferilli e Massimo Ghini?

Sono due macchine da guerra e grandi professionisti. Li conoscevo ma non avevo mai lavorato con loro. Il personaggio mi portava a creare un rapporto profondo con Sabrina e sin da subito non c’è stata nessuna difficoltà. Sabrina è una persona molto rispettosa, molto in ascolto dei punti di vista dei colleghi. Ci siamo trovate in grande sintonia e c’è stato un rapporto di intesa, di rispetto lavorativo che poi è diventato di collaborazione, di risate, di improvvisazione. È bello che il legame tra i due personaggi si sia nutrito di questa simpatia e alleanza. È un valore aggiunto ed è stimolante trovare due persone ironiche come noi sullo stesso set. Massimo Ghini è un attore straordinario, il suo personaggio è un perfetto agente, con la giusta dose di cinismo, cattiveria, è un bell’uomo, cinico, bravo nel suo lavoro ma che presenta delle fragilità di fronte ai sentimenti e all’età che passa.

Quali sono state le tematiche che ti hanno colpita della serie?

Sicuramente l’umorismo che prende in giro il nostro ambiente. È divertente, io ho fatto anche un piccolo ruolo in “Boris” e mi piacciono i progetti che prendono in giro il nostro mondo perché amo l’ironia e l’autoironia. È un progetto scritto con grande intelligenza. Amavo anche il fatto che Gloria fosse spregiudicata e scomoda: non è una buona mamma, non è paziente, possiede le nevrosi tipiche della diva e che ora appartiene un po’ a tutti. Credo che tutto si sia un po’ spettacolarizzato e “Gloria” racconta la fragilità del nostro sistema culturale odierno. Racconta del ricatto con cui tutti noi dobbiamo fare i conti quotidianamente, essendo esposti di continuo al giudizio degli altri e con i social si è amplificato ancora di più. Le persone, in senso globale, sono più fragili.

C’è qualche aneddoto dal set che ricordi con maggiore piacere?

Ci sono stati dei ciak esilaranti. Non voglio spoilerare tanto, ma vedrete una scena in cui Sabrina uscirà dalle acque di un lago con le alghe in testa. Sembrava una Venere di Botticelli con le alghe tra i capelli. È stato un set molto divertente e condito da un buonumore generale. Sabrina ha trasmesso molta serenità, Fausto Brizzi ha reso il set molto leggero. Andavo a girare sempre molto contenta.

Quali sono le interpretazioni della tua carriera a cui sei più legata?

Delle interpretazioni più recenti ho amato Nadia di “Volevo fare la rockstar”. Dopo aver fatto una nonna in “Un medico in famiglia”, che era un personaggio che mi ha dato tantissima fortuna nei confronti del pubblico e un grande apprezzamento, ho amato interpretare una madre e nonna che aveva un passato di alcolismo, che ha lasciato i suoi figli per inseguire i propri sogni e con tantissime sfumature. Mi ha affascinato quella storia e questa donna così particolare e inedita. Oltre a “Volevo fare la rockstar”, mi è piaciuto tantissimo lavorare in “Guida astrologica per cuori infranti” su Netflix. Ho interpretato Marlin, un personaggio meraviglioso, una sorta di Milly Carlucci ma di una tv locale di Torino. È una bella donna, della sua età, rimasta ferma agli anni ’80, con le unghia finte, le ciglia finte, i miei capelli lunghi. Era un personaggio femminile e sognatore e che mi ha dato molte soddisfazioni. Infine, Ave Battiston di “Un medico in famiglia” mi ha dato tantissimo e non posso non citarlo. È stato bello interpretare Raimonda nel film di Sergio Castellitto “La bellezza del somaro”, un film corale, con un cast pazzesco: Castellitto, Laura Morante, Marco Giallini, Barbara Bobulova e Gianfelice Imparato. Ma sono molto legata a tutti i personaggi che ho interpretato.

Quali sono i ruoli che prediligi?

Quelli che mi scrivo. Lo faccio da anni e, quando scrivo un personaggio, oso molto in chiave brillante e comica. Credo di avere una buona penna e nei miei personaggi cerco di mettere tutta me stessa. La scrittura è una parte importante di me, che mi ha accompagnata negli anni, sin dai tempi di “Non c’è problema” con Antonio Albanese su Rai 3 in cui interpretavo alcuni personaggi inventati da me e che Antonio apprezzava.

Riguardo i ruoli che ti vengono affidati, invece?

Quando mi affidano un ruolo, invece, amo i personaggi non convenzionali e non amo i cliché. Anche in Ave Battiston di “Un medico in famiglia” ho messo tanto del mio, improvvisando e rendendola particolare e arguta. Nelle mie interpretazioni cerco di abbattere alcuni stereotipi che trovo abbastanza detestabili e cerco di portare un po’ di innovazione. Trovo ci sia poca fantasia riguardo i ruoli delle donne: ad esempio, mentre gli uomini invecchiando diventano sempre più autorevoli, interpretando avvocati, magistrati etc., la donna sembra avere meno scelta e è spesso relegata a ruoli inferiori. È una battaglia che porto avanti anche tramite al RAAI (registro attori, attrici, italiani) di cui faccio parte e trovo che sia necessario fare delle azioni costruttive per portare dei cambiamenti in positivo.

Dove ti vedremo prossimamente?

Ho fatto un piccolo cameo nel biotopic dedicato a Paolo Villaggio e sto lavorando al mio spettacolo: “Dio è una signora di mezza età”, uno spettacolo comico, scritto da me e prodotto da La Contrada di Trieste e sarà in tournee in estate.

Questo portale si intitola “La voce dello schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?

Mi rievoca le voci della televisione che amavo ascoltare da bambina tramite i film degli anni ’40/’50 trasmessi dalla Rai e mi fa pensare alla voci delle doppiatrici italiane dei tempi, quando mi immergevo in quei film. La voce dello schermo per me è sentire queste voci di attrici e doppiatrici meravigliose ed evocative.

 

Di Francesco Sciortino

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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