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Intervista a Ester Pantano: “Màkari è un ritratto della sicilianità” L'attrice, che sta conquistando il pubblico di Rai Uno interpretando Suleima, si racconta su La voce dello schermo.

Mar 29, 2021

Màkari, serie prodotta da Palomar e Rai Fiction e basata sui romanzi di Gaetano Savatteri, sta conquistando il pubblico di Rai Uno puntata dopo puntata. La serie racconta le vicende del giornalista e investigatore Saverio Lamanna, interpretato da Claudio Gioè, alle prese con alcuni casi spinosi da risolvere tra le coste del trapanese. Accanto a lui ci sono la bella ed esuberante Suleima e l’eccentrico Peppe Piccionello, interpretati rispettivamente da Ester Pantano e da Domenico Centamore.

Con grande piacere su “La voce dello schermo” abbiamo ritrovato Ester Pantano che, dopo il successo di “Imma Tataranni” nei panni di Jessica Matarazzo, è riuscita a regalarci un’ottima interpretazione nella serie che molti individuano come l’erede perfetto de “Il Commissario Montalbano”.
Ester ci ha parlato della sua Suleima, anticipandoci qualche risvolto che vedremo durante l’ultima puntata di stagione che andrà in onda stasera, lunedì 29 marzo, ci confidato come sta vivendo questo momento particolare e ha raccontato qualche aneddoto da “Màkari”, una serie che offre un bel ritratto della sua Sicilia.

*Foto e copertina di Alessandro Pensini

Salve Ester, bentornata su “La voce dello schermo”. “Màkari” sta avendo un grandissimo successo e sta ottenendo grandissimi ascolti. Come stai vivendo questo momento?

Salve a tutti. Sto vivendo questo momento con grande gioia. Sono stata investita da un’attenzione altissima di cui sono lusingata e onorata. Ho ricevuto un grandissimo affetto, non soltanto dalle persone che mi hanno sempre amata e sostenuta, come la mia famiglia, i miei amici, la mia agenzia e l’ufficio stampa, ma anche da sconosciuti e addetti del settore. È un aspetto che mi ha commosso.

Quali sono secondo te i punti di forza questa serie?

Credo che uno dei punti di forza di questa serie sia la cornice, nonché la protagonista, ovvero la Sicilia. “Màkari” è un ritratto di grande sicilianità che emerge anche dai suoi protagonisti e che riflette la sua cultura e ciò che la caratterizza. Nonostante io, Claudio (Gioè ndr.) e Domenico (Centamore ndr.) apparteniamo a versanti diversi della Sicilia, questa regione è un grandissimo denominatore comune e ci ha permesso di comprenderci attraverso un solo sguardo.

Parliamo di Suleima cosa ti piace di lei? In cosa credi ti somigli?

Io e Suleima abbiamo tanti punti in comune, me l’hanno confermato anche le mie amiche, che mi chiamano e mi fanno notare le analogie con il personaggio. È anche uno dei motivi che mi hanno, sin da subito, incuriosita dalla lettura dei romanzi di Savatteri. Le prime letture le ho fatte con mia mamma e ridevamo per il suo modo di essere insolente e sfacciata. Tuttavia, Suleima agisce in questo modo perché sa di cosa parla riguardo i suoi sogni, i suoi credi e i suoi valori.

Che sviluppi dobbiamo attenderci dall’ultima puntata?

Dovremmo attenderci una presa di posizione, che comunque abbiamo già visto sin dalla prima puntata, e una Suleima più adulta. Si presenteranno delle circostanze che la porteranno a fare il punto della situazione e a far sì che debba richiedere una maturità maggiore a Saverio e della chiarezza riguardo il loro sentimento e il loro futuro.

Molti hanno subito ritenuto “Màkari” come l’erede perfetto di Montalbano. Come reputi questo paragone? Ti auguri una longevità simile per la serie?

Mi auguro che la serie continui fin quando il riscontro sarà questo e fin quando continuerà a essere un piacere attivo. Spesso nelle serie si corre il rischio di ripetersi e per lo spettatore diventa quasi un’assuefazione più che un piacere. Mi auguro che se “Màkari” dovesse continuare sia sempre uno stimolo immenso per gli sceneggiatori, per il regista e per noi attori e che sia sempre piena di novità e frizzantezza.

Suleima può diventare per Saverio quello che Livia rappresentava per Montalbano?

Mi stai facendo una domanda troppo grande! Dovremmo chiedere a Savatteri! (ride ndr.)

Le produzioni ambientate in Sicilia aumentano sempre di più. Come stai vivendo questo riscoprire la Sicilia in televisione e al cinema?

Credo che la Sicilia non abbia mai avuto un calo a livello d’interesse rispetto alle produzioni. L’ho sempre definita “un continente” e sono fiera di provenire da questa terra meravigliosa. La Sicilia offre ogni tipo di set immaginabile: montagne, boschi, mari, laghi, fiumi, terre incontaminate, vulcani e non manca davvero nulla. Abbiamo avuto tantissime dominazioni e siamo una terra ricchissima anche dal punto di vista storico e architettonico. Ci sono dei quartieri dove abbiamo girato che possiedono dei tratti arabeggianti e sembra di stare in Marocco.

Cosa ti auguri dal punto di vista produttivo?

Spero che oltre a utilizzare questi aspetti dall’esterno mi auguro ci sia più la possibilità di riuscire a goderne dall’interno, alimentando le produzioni dal sud. Mi piacerebbe vedere più produzioni provenienti dal sud e non sempre produzioni esterne presenti in Sicilia solo per girare. Vivo a Roma e spesso torno in Sicilia per girare. È un aspetto che mi appaga tantissimo ma, allo stesso tempo, mi fa un po’ male perché per anni sono costretta per lavoro a vivere fuori ma mi ritrovo spesso nella mia terra. Claudio (Gioè ndr.) mi dice sempre: “tu prima o poi tornerai”, dal momento che ha deciso di tornare a Palermo dopo aver vissuto 25 anni a Roma. Ci auguriamo tutti di non dover sradicare le radici se non per un motivo fortemente necessario. Spero, prima o poi, di essere una delle fautrici del potersi realizzare all’interno della propria terra.

Su “La voce dello schermo” siamo sempre molto curiosi riguardo gli aneddoti dal set. Puoi raccontarci un aneddoto da “Màkari”?

Ho trovato esilarante una scena che dovevamo girare in acqua perché dopo 20 secondi si è riempita la spiaggia di visitatori. Eravamo a Segesta e improvvisamente il set si era trasformato in una tragedia greca, con tutti gli spettatori seduti sulla spiaggia con i telefoni in mano. È stata una sensazione molto strana, perché non ti aspetti questa voglia incredibile di entrare in contatto con dei personaggi che vedi in televisione. È stata un’esperienza che da una parte mi ha anche un po’ spaventata, avendo visto Domenico e Claudio continuamente riconosciuti per le strade di Trapani e ogni tanto le persone si spingevano un po’ oltre, ad esempio filmando Claudio mentre stava mangiando. La vedo come un privarsi della vita all’aria aperta e dei momenti di relax.

Cosa ti ha lasciato questa serie?

Un grandissimo senso di appartenenza con Trapani, un pezzo di vita vissuta con una troupe incredibile ma vera e, dopo tanto sacrificio e scommesse, la gioia e la soddisfazione di esserci riusciti e di aver avuto una grande risposta da parte del pubblico. Dopo le riprese eravamo soddisfatti ma la prova del nove è arrivata dalla gente. Non ci aspettavamo questo successo ed è stato strabiliante.

Cosa puoi dirci riguardo le nuove puntate di “Imma Tataranni”?

Posso solo dire che ci saranno molti colpi di scena e che il mio personaggio avrà molto più spazio. Stiamo girando in questi giorni a Matera e sono molto legata anche a questa terra, perché è diventata una seconda casa per me. Le persone che ho conosciuto lì continuano ad essere nel mio cuore ed è un aspetto che mi permette di farmi sentire a casa anche stando lontana dalla mia terra.

Hai interpretato ruoli differenti durante la tua carriera. Qual è stato quello che ti ha messo maggiormente alla prova e perché?

Sicuramente il ruolo che mi ha messo maggiormente alla prova, perché si tratta di un qualcosa contemporaneamente dentro e fuori da me, è stata l’esperienza ne “La mossa del cavallo”. Grazie anche al lavoro di Marina Roberti, riguardo i costumi, ho avuto la possibilità di approfondire oltre quello che mi era stato chiesto, perché per me era necessario. Ho avuto la possibilità di portare abiti di scena a casa per potermi esercitare ed essere spontanea nei movimenti, ho dovuto girare senza trucco per una questione di attinenza a quel periodo, grazie anche a Franco Casagni e Massimo Allinoro che sono stati vicini. Abbiamo avuto la possibilità di creare continuamente e lavorare tantissimo sul personaggio. Con il regista, Gianluca Maria Tavarelli, abbiamo lavorato molto sui costumi e ho avuto l’opportunità di avere a che fare con un mondo meraviglioso, quasi fiabesco.

In questi giorni avrai risposto a tantissime domande, che domanda faresti tu a Ester?

A Ester più che una domanda faccio una richiesta: di continuare a pretendere sempre tanto da sé stessa ma allo stesso tempo anche di essere molto buona con lei.

Come ti immagini tra qualche anno?

Mi immagino errante, in giro per il mondo, con una valigia in mano. Mi immagino a viaggiare con Zigan, il mio cane, e con mio fratello e a scoprire parti del mondo che ancora non conosco.

Su cosa stai lavorando attualmente?

Presto riprenderemo degli spettacoli teatrali, che abbiamo interrotto lo scorso anno a causa del Covid, e che sono stati confermati al Festival di Cipro, una rassegna che ha come tema la tragedia greca, e a Catania con l’Amenanos Festival, che si svolge al teatro antico romano, con la produzione di Michele Di Dio e la direzione artistica di Daniele Salvo. Il nostro spettacolo dovrebbe andare anche a New York e ho altri progetti in ballo ma di cui non c’è ancora l’ufficialità.

Ormai è da un anno che abbiamo dovuto rinunciare a cinema e teatri. Vista la situazione attuale come pensi ne uscirà il cinema? Ti manca il cinema?

Ho vissuto molto male la chiusura di cinema e teatri perché, oltre ad andare al cinema tre volte a settimana ed essendo un luogo in cui avevo la possibilità di sognare a occhi aperti, gestisco con mia mamma e altri soci un cinema d’essai. L’unica cosa che posso dire è che mi auguro che questa chiusura possa far comprendere allo spettatore quanto sia importante il cinema, la socialità e scegliere un cinema che ti dia la possibilità di avere uno scambio finito il film. Questo avviene al cinema King di Catania e in altri cinema che sono piccole realtà. Di recente il cinema “Azzurro Scipioni”, a Roma, ha chiuso e per me è stata una fitta al cuore e mi auguro che queste realtà si riprendano presto. Ogni volta che passo dal “Nuovo Olimpia”, il mio cuore piange, visto che era uno dei pochi cinema che frequentavo di più e mi dava anche la possibilità di vedere un film in lingua originale. Abbiamo bisogno di arte, di sederci e di perderci in altri mondi e il cinema è il modo più sano e felice di godere di altri luoghi senza muoverci e stando fermi.

 

 

Di Francesco Sciortino

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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