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Intervista a Domenico Centamore: “Makari racconta la Sicilia che amiamo. Nei nuovi episodi vedrete un Piccionello innamorato” L’attore siciliano presenta la terza stagione della serie tratta dai romanzi di Gaetano Savatteri e ripercorre le tappe principali della propria carriera da attore.

Feb 16, 2024

Domenica 18, su Rai 1, sarà il momento di tornare a “Makari” e di ritrovare Saverio Lamanna (Claudio Gioè), Peppe Piccionello (Domenico Centamore) e Suleima (Ester Pantano) nella terza stagione della serie tratta dai romanzi di Gaetano Savatteri. Nei nuovi episodi della fiction prodotta da Palomar, in collaborazione con Rai Fiction, ci sarà un cambio di regia e vedrà la coppia Monica Vullo e Riccardo Mosca guidare i protagonisti dell’amatissima serie ambientata in Sicilia, tra le coste del trapanese.
Abbiamo avuto il piacere di intervistare Domenico Centamore, per parlare della terza stagione di “Makari”, del rapporto con il suo Piccionello e di altri aspetti del proprio mestiere. Un attore caratterista, come ama definirsi lui, e che, grazie alla sua bravura, è riuscito a conquistarsi la fiducia di registi importanti come Marco Tullio Giordana, Giuseppe Tornatore, Matteo Garrone, Paolo Sorrentino, Francesco Munzi, Pif e Ficarra e Picone. A voi…

Salve Domenico, benvenuto su “La voce dello schermo”. Parliamo dei nuovi episodi di “Makari”. Cosa dobbiamo aspettarci da questa terza stagione?

Salve a tutti. Grazie. Questa bella fiction continuerà all’insegna della leggerezza e dell’allegria. Ci farà sentire il sapore dell’estate, attraverso i posti meravigliosi che mostra. Quest’anno ci sono un bel po’ di novità: vedremo un Piccionello innamorato, sarà sempre più presente nelle indagini al fianco di Saverio Lamanna e si troverà in mezzo a due ex di Saverio che metteranno a dura prova la storia tra lui e Suleima.

Quali aspetti ti piacciono di Peppe Piccionello?

Credo che incarni gli aspetti positivi della Sicilia, come le tradizioni, i valori, l’amicizia, il suo modo modo di approcciarsi a Saverio quasi paterno e, allo stesso tempo, è un personaggio moderno, contemporaneo e si stacca molto dai luoghi comuni della Sicilia. Oggi scherzavamo con Claudio (Gioè ndr.) sul fatto che nella serie non si veda una coppola, un fico d’india e una lupara. Ben venga, perché è la Sicilia che vogliamo.
Gaetano Savatteri ha fatto un bellissimo lavoro e ha scelto questi personaggi per rappresentare questa terra. Inoltre, il duo formato da lui e Saverio fa faville e dopo tre stagioni con Claudio siamo una coppia televisiva collaudata, come “Starsky & Hutch” o “Gianni e Pinotto”. Credo che negli ultimi dieci anni non si sia vista una coppia del genere in tv.

Pensi si possa paragonare il rapporto tra Montalbano e Catarella con quello tra Saverio e Piccionello?

Secondo me sono due coppie televisive profondamente differenti. Credo che Saverio e Piccionello facciano più gioco di squadra, mentre Montalbano spiccava nella sua individualità. È come se Saverio esistesse perché c’è Piccionello e Piccionello perché c’è Saverio.

“Makari” racconta anche la sicilianità. Cosa trasmette la serie in relazione all’essere siciliani?

Siamo accompagnati, durante le indagini, da questo territorio meraviglioso e ci offre immagini meravigliose della nostra terra. Abbiamo girato a Macari, Custonaci, Santa Margherita, Monte Cofano e quest’anno siamo andati anche a Gibellina e Favignana. Sono posti meravigliosi. Inoltre, la serie mostra gli aspetti belli, gioiosi e colorati di questa terra.

Quanto è stato importante per te essere siciliano e quanto ha influito sulla tua professione?

Ha influito tanto, perché mi sento un attore principalmente caratterista, la mia sicilianità mi aiuta a esserlo. Cerco di trasmetterla a ogni personaggio che interpreto. Scherzosamente dico che Domenico Centamore è Peppe Piccionello e viceversa e il mio modo di essere nella vita reale si è quasi mischiato con il personaggio creato da Savatteri.

Hai mai manifestato il desiderio di allontanarti da questa sicilianità?

Devo dire di no. Sono un attore che ha scelto di vivere nella propria terra. Sono di Scordia, in provincia di Catania, e non mi sono voluto spostare. Ricordo che, dopo i primi lavori, mi consigliarono di trasferirmi a Roma, ma ho sempre preferito rimanere in Sicilia.

Riguardo un aneddoto divertente dal set di “Makari”, ne hai qualcuno da raccontare?

Ce ne sono tantissimi perché io e Claudio ne combiniamo di tutti i colori. Io sono un po’ impertinente sul set (ride ndr.) e amo far ridere. Faccio l’attore anche per questo e mi ritengo soddisfatto quando la gente mi dice: “Mi hai fatto morire dalle risate!”. Ma vi posso raccontare i siparietti che si creano tra me e Claudio quando mi rimprovera scherzosamente, dopo aver sbagliato una battuta, dicendomi: “non la sai, vero?” e rispondo: “No, ho studiato, la so!”, come se fossimo un alunno e un professore. Quest’anno abbiamo avuto un cambio alla regia, con Monica Vullo e Riccardo Mosca e abbiamo formato una bella squadra sul set.

Si parla già della quarta stagione?

Se ne sta parlando. Ma credo di parlare anche a nome di Claudio, potremmo andare avanti con la quinta e la sesta. Come dice Tuccio Musumeci, che interpreta il padre di Saverio, “Makari è Makari” ed è un manifesto e un modo nuovo e giusto di parlare della nostra terra. Come “Montalbano” offriva un bel ritratto del Ragusano, allo stesso tempo “Makari” ci fa vedere le meraviglie del versante occidentale.

Hai fatto parte di tanti progetti di spessore. Quali sono quelle che ti sono rimaste maggiormente a cuore?

Amo tutte le esperienze che ho fatto, perché ognuna mi ha permesso di imparare qualcosa, di aggiungere un tassello in più alla mia professione e di crescere, anche se ritengo che non si smetta mai di imparare. Ho avuto la possibilità di incontrare grandissimi registi durante il mio percorso attoriale ed è sempre gratificante quando ti confronti con dei mostri sacri del cinema.

Se dovessi riassumere in tappe fondamentali la tua carriera, come la frammenteresti?

Mi piace riassumere la mia carriera partendo da “I Cento Passi” di Marco Tullio Giordana, che rappresenta il mio esordio al cinema. Questa esperienza mi rimarrà sempre tatuata nel cuore e non finirò mai di ringraziarlo per avermi scelto. È, inoltre, un film che mi lega a Claudio Gioè, perché lui interpretava Salvo Vitale e io Vito. In seguito ho fatto “La Matassa” di Ficarra e Picone, dove ho interpretato il mio primo ruolo comico, mi sono fatto conoscere dagli addetti ai lavori in questa nuova veste ed è un’altra tappa importante. Dopo ho fatto “Il Divo” di Paolo Sorrentino, che rappresenta un altro film del grande cinema a cui sono molto legato. Infine, dico “Makari” perché Piccionello mi sta dando diverse soddisfazioni e mi ha dato la possibilità di interpretare un personaggio co-protagonista e non più un secondario.

Hai interpretato sia personaggi negativi che positivi nella tua carriera. Per te è più stimolante interpretare un buono o un cattivo?

Credo sia stimolante ogni tipo di ruolo, perché ti dà la possibilità di metterti alla prova. Dal mio punto di vista posso dire che è molto più facile far piangere che far ridere. Il complimento più bello che la gente possa farmi è: “Quanto mi hai fatto ridere”, per cui rispondo alla domanda dicendo che buoni o cattivi non ha importanza, ma preferisco i ruoli comici.

C’è qualche progetto che puoi anticiparci?

C’è un progetto di cui non posso parlare ma di cui sentirete parlare presto e poi sarò in “Svenduti”, diretto da Luca Barbareschi, ambientato nell’isola di Filicudi. Non sappiamo quando uscirà, ma dovrebbe uscire entro la fine del 2024.

Se fossi un giornalista, che domanda faresti a Domenico?

Chiederei a Domenico se si emoziona ancora quando è sul set. La risposta è “sì e anche tanto”. Molte volte, dopo tanti anni e tanti film fatti, non è un aspetto scontato. Invece sono ancora contentissimo, dopo circa venticinque anni di carriera e circa quaranta film, di andare sul set e di ritrovare la stessa adrenalina di un tempo. Per me è molto bello perché amo la macchina da presa, mi reputo più un attore cinematografico e un attore caratterista, un po’ sulla scia di Tano Cimarosa.

Questo portale si intitola “La voce dello schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?

Significa ascoltare il tuo cuore e può anche aiutarti e farti compagnia nella vita. Troviamo tanta gente che magari si sente sola e lo schermo può dare tanta compagnia e farti sentire meno solo.

Di Francesco Sciortino

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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