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Massimiliano Bruno: “’Ritorno al crimine’ incentrato su ‘Gomorra’. Se ‘Boris’ tornasse…” L’attore, sceneggiatore e regista si racconta su “La voce dello schermo” presentando il sequel di “Non ci resta che il crimine”.

Ago 7, 2019

Massimiliano Bruno è un artista poliedrico. Ci siamo divertiti ammirandolo nei panni di Nando Martellone in “Boris”; lo abbiamo conosciuto nelle vesti di regista e sceneggiatore di film come “Nessuno mi può giudicare” o “Viva l’Italia” e, infine, l’abbiamo apprezzato nel recente “Non ci resta che il crimine”, con Edoardo Leo, Marco Giallini, Gian Marco Tognazzi, Alessandro Gassmann e Ilenia Pastorelli. La voce dello schermo ha avuto l’onore di intervistare Massimiliano che, oltre a ripercorrere le tappe principali della propria carriera, ha rivelato come sia nata l’idea di realizzare “Non ci resta che il crimine” e ha dato qualche piccola anticipazione su cosa vedremo nel suo sequel “Ritorno al crimine”, che si addentrerà all’interno del mondo di “Gomorra”.

Salve Massimiliano, benvenuto su “La voce dello schermo”. Partiamo da “Non ci resta che il crimine”. Puoi farci un bilancio di questo lavoro?

Salve a tutti. Sono molto contento del film. Era un azzardo mescolare il genere “poliziottesco” con la commedia ed il fantasy però siamo riusciti a quadrare il cerchio e a fare un ottimo lavoro. È stato un successo al botteghino ed è piaciuto al pubblico. A Roma il film è già diventato un piccolo cult e questo mi fa piacere perché è la mia città.

Oltre ai fatti reali, sembra che tu abbia voluto “giocare” con “Romanzo Criminale” in questo film. È un’impressione reale?

È vero. Era uno scherzo attorno all’italian crime. Cercare di prendere un po’ in giro miti intoccabili amatissimi dal pubblico. Lo abbiamo fatto con grande rispetto e spero che questo si veda.

Cosa ci riserverà “Ritorno al crimine”?

Ci stiamo lavorando. Andremo a girare a Napoli e l’intento è di scherzare un po’ con il mondo di “Gomorra”, cercando di fare commedia, raccontando un punto di vista diverso. Dopo esserci addentrati nel mondo di “Romanzo Criminale” bisognava mettere il naso anche nell’altro grande successo degli ultimi dieci anni, ossia “Gomorra”.

Qual è il tuo film di cui vai più fiero? Perché?

Ce ne sono diversi. Nel mio cuore resta sempre il primo amore, cioè “Nessuno Mi Può Giudicare”, perché è stato l’inizio di una avventura, insieme agli amici di sempre (Cortellesi, Papaleo, Aprea, Bova, Guzzanti, Ocone, Lillo, Mastandrea, Edoardo Leo, Fresi). Ma ho ricordi bellissimi anche di “Viva l’Italia” e de “Gli Ultimi Saranno Ultimi”.

Ti dividi tra la vita da attore, sceneggiatore e regista. Quale di queste preferisci e come riesci a conciliarle?

Io preferisco scrivere. Quella dello scrittore è un tipo di vita adatta a me. Riuscire a esprimersi e tradurre in parole i miei pensieri è la cosa che mi dà più soddisfazione. Il regista ho cominciato a farlo per difendere quello che scrivevo, per non farmelo cambiare da visioni diverse dalla mia. L’attore lo faccio a volte ma solo per divertirmi un po’.

Oltre a “Ritorno al Crimine” a cosa stai lavorando? C’è qualche altro progetto che vorresti presentare?

Sarò in teatro da gennaio con il mio monologo “Zero”, dove, accompagnato da quattro musicisti, racconto una storia avvincente. Debutterò il 9 gennaio al Teatro Eliseo di Roma dove sarò in scena per due settimane e poi partiremo per una tournée che toccherà Milano, Genova, Bologna, Firenze e Torino. È uno spettacolo dove recito sette diversi personaggi e che ha nell’aspetto drammatico il suo affondo migliore. Lo porto in scena dal 2003 ed è il mio cavallo di battaglia.

Quali sono le altre esperienze a cui sei più legato e perché?

Quelle teatrali mi emozionano molto. I miei primi spettacoli assieme al mio maestro Sergio Zecca nei primi anni ‘90, gli spettacoli insieme a Paola Cortellesi dal ’97 al 2006 e poi la regia di “Sogno di una notte di mezza estate” che ho portato in scena negli ultimi due anni. Della tv posso citare la serie “Boris” dove interpretavo un comico cialtrone che faceva morire dalle risate e che mi ha dato modo di conoscere tre geni come Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo.

Sei molto legato anche a “Boris” e a Nando Martellone. Se “Boris” fosse ambientato in questi anni quali aspetti attaccherebbe di televisione e cinema?

Non è cambiato molto rispetto a dieci anni fa. La non qualità è rimasta tale. Attaccheremmo le stesse identiche cose.

Questo portale si chiama “La voce dello schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?

Sognare. Lambire la parte più inconscia di noi e lasciare che ci porti altrove a vivere storie fantastiche.

Di Francesco Sciortino

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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