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Alessio Lapice: “‘Imma Tataranni’ fiction che esalta il lato umano. Vi presento il mio Ippazio” Intervista all'attore apprezzatissimo nel kolossal "Il primo Re", che torna in tv con un ruolo tutto da scoprire.

Set 17, 2019

Da domenica 22 settembre debutta su Rai Uno “Imma Tataranni – Sostituto Procuratore”. Protagonista, al fianco di Vanessa Scalera, è Alessio Lapice. La voce dello schermo ha intervistato proprio l’attore napoletano che, dopo il successo de “Il Primo Re”, conferma il suo momento d’oro vestendo i panni Ippazio Calogiuri, un ragazzo innocente e puro d’animo alla ricerca del proprio spazio e continuamente diviso tra sogni e realtà. Ma non è finita qui, Alessio ha anche ripercorso i principali momenti della propria brillante carriera, ricordando il ruolo di Romolo nel kolossal di Matteo Rovere, al fianco di Alessandro Borghi e trattato argomenti delicati come l’amore per la propria terra o l’importanza di dare maggiore risalto a chi nella vita è spesso poco fortunato…

Salve Alessio, benvenuto su “La voce dello schermo”. Presto ti vedremo in Imma Tataranni. Presentaci un po’ il personaggio di Ippazio Calogiuri…

Salve a tutti. Ippazio è un ragazzo che proviene da Grottaminarda, un paesino della Campania del sud, che si sposta dal suo paese per cercare di diventare carabiniere. All’inizio sembra un’utopia, pensando alla sua famiglia e anche in relazione alla storia con Maria Luisa, che gli dice continuamente che non sarà in grado di superare i test e che non potrà mai entrare nell’arma. Con grande sorpresa di tutti, invece, Ippazio riesce a entrare nell’arma. Questa parte non è raccontata ma è la parte antecedente a quello che vedremo durante gli episodi. Al fianco della dottoressa Tataranni proveranno a risolvere i casi. La serie si ambienta tra la Basilicata e il Lazio, sono sei episodi e ogni episodio è un giallo. Inizialmente è un “soldato semplice”, come sarebbe qualsiasi persona che si sta approcciando da poco a un mestiere. Ma la sua presenza si rivelerà preziosa per risolvere i casi e la sua figura all’interno del nucleo investigativo diventerà sempre più importante. Si ritaglierà sempre di più il suo spazio, la dottoressa Tataranni avrà sempre più fiducia in lui e crederà sempre di più in sé stesso tanto da provare degli esami che lo porteranno a spostarsi a Roma per un periodo e provare a diventare maresciallo. È un ragazzo innocente, puro, genuino, con degli occhi puliti da ogni malizia e pensiero distorto. A un certo punto si troverà ad un bivio per capire chi vuole essere tra un nuovo Calogiuri, tra tutti i compromessi e gli sforzi che la società gli impone o ritornare quello che era prima, quando stava a Grottaminarda. Comincerà a pensare che quello che in realtà immaginava non era questo.

Cosa ti è piaciuto di più dell’interpretarlo?

La bellezza, la purezza, la genuinità e l’innocenza che ha negli occhi. Mi ha colpito molto la tenerezza di questo ragazzo. È la storia di un appuntato ma è la storia di tutti e in cui si potrebbe rispecchiare chiunque, tra le sue domande, dubbi, incertezze e insicurezze. Tutto ciò lo porterà a essere impacciato, ad aver paura di dire qualcosa fuori posto e ad essere continuamente alla ricerca di approvazione. Per lui conta tantissimo l’opinione della dottoressa e cerca di compiacerla in tutti i modi, ma in un modo sincero. Questo è Calogiuri.

Hai qualche aneddoto dal set che vorresti condividere con i lettori?

C’è una scena in cui Imma sogna che io torni da Roma per salutarla, innamorato di lei. Abbiamo girato questa scena con Massimiliano Gallo che entrava dalla porta con le tazzine di caffè e diceva “amore buongiorno” e contemporaneamente lei sognava di baciarmi nella stanza. Lui apre le porte dall’ingresso e prende queste tazzine di caffè e io dovevo scivolare sotto la macchina da presa e sparire per non farmi più vedere. Un paio di volte non siamo riusciti a trattenere le lacrime dalle risate. Perché nella scena io stavo lì per baciarla e lui entrava con le tazzine chiamandola “amo”, con quel suo accento materano. Quando lei si svegliava dal sogno e io dovevo sparire sotto la macchina da presa. Era impossibile rimanere seri. Sono successe tante cose, anche dei divertenti siparietti durante i camera-car. L’aspetto interessante dei gialli consiste sul muoversi su più fronti: la parte narrativa, con dentro le battute, seguire le indagini e le indicazioni. Spesso uno va in confusione e partono delle risate estreme.

 

“Imma Tataranni” segue un po’ la scia del protagonista antieroe vista anche in “Rocco Schiavone”, lontana dai protagonisti?

Penso sia un bel cambiamento perché cerca più di raccontare il profilo umano del procuratore e nella sua vita privata piuttosto che totalmente ligio al dovere dietro la sua scrivania. Si cerca di raccontare la sua parte fragile, nuda e vera. Viene trattato più come un essere umano piuttosto che come un fumetto di “Diabolik”, dove tutto è perfetto.

Quest’anno sei stato protagonista del grande kolossal italiano “Il primo Re”. Cosa porti nel cuore di questa esperienza?

Sicuramente l’amore per la terra. Quanto sia importante il posto in cui viviamo adesso e quante persone si siano battute, prima di noi, solo per lottare per un pezzo di terra dove stare, dove dormire. La storia si ripete. Purtroppo sono passati millenni e qualcuno non ha ancora un posto dove stare. Insegna tante cose. Mi ricordo tanti aspetti interessanti, in particolare quello che mi emoziona di più è l’amore per questo fratello e quanto sia costato a lui, alla storia e a quanto le sue scelte siano state viscerali, simbiotiche, in virtù proprio dell’amore per suo fratello. Lui resta in vita ma è come se Remo avesse preso la sua vita non fisicamente ma quasi. Si lascia trasparire questo amore e questa forza. Tutto quello che sarà è dovuto al sangue e al sacrificio di Remo e Romolo lo porterà avanti solo per lui. È una storia d’amore che insegna tante cose su noi e sui fratelli, su dove siamo, dove viviamo e su quanto valore abbia tutto questo. È una leggenda ma di personaggi storici così importanti ne abbiamo tantissimi e Romolo incarna un po’ le persone che si sono battute per la terra, che va oltre la politica e il sociale.

Come ti sei trovato al fianco di Alessandro Borghi?

Molto bene. Ci siamo uniti e abbiamo legato tanto. Abbiamo delle cose in comune e dopo tempo ci siamo accorti che esistevano e questo ha messo insieme un po’ di elementi e ha creato tra noi un rapporto molto bello.

A quali altre esperienze sei più legato?

Sicuramente sono legatissimo a “Nato a Casal di Principe”. Recitare in un film tratto da una storia vera per me è stato molto importante e poter raccontare quegli avvenimenti mi ha dato un grande senso di responsabilità. È una storia a cui tengo tanto e con quell’interpretazione sono iniziate molte cose belle per il mio cammino e mi auguro di avere restituito qualcosa a quella famiglia che è stata privata di tanto nella vita.

Avresti un tipo di ruolo che preferiresti interpretare in futuro?

Un po’ tutti i ruoli mi sembrano molto interessanti e non ho una vera e propria preferenza. Sicuramente sento più vicini da potere raccontare i ruoli più difficili, distrutti e lacerati dalle cose. Ho sempre avuto il desiderio di far risalire chi è stato meno fortunato. È sempre una bella sfida per me.

Questo portale si chiama “La voce dello schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?

Prima di tutto ascoltare ed esserne capaci è un aspetto fondamentale per la vita di ogni essere umano. Significa ascoltare le persone. Lo schermo può essere qualsiasi cosa. Lo schermo è anche una faccia. Sembra un aspetto banale ma in realtà è molto complicato. Se tutti avessimo la capacità di ascoltare le persone avremmo tantissimi problemi in meno.

Di Francesco Sciortino

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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