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Gio. Giu 20th, 2024

Intervista a Valentina D’Agostino de “La mafia uccide solo d’estate”: ”Nelle nuove puntate Patrizia soffrirà tanto. La mia Palermo ha memoria”

“La voce dello schermo” continua il suo viaggio tra i protagonisti de “La mafia uccide solo d’estate”, per presentare la nuova stagione. Questa settimana, abbiamo avuto il piacere di intervistare Valentina D’Agostino, che nella serie interpreta Patrizia. L’attrice palermitana ha rivelato cosa abbia significato per lei recitare in un prodotto che tocca da vicino la sua terra e i problemi che l’hanno tormentata per tantissimo tempo ed ha ricordato tantissime esperienze della sua carriera, come di quando recitò con Verdone e ne “I Borgia”.

Salve Valentina, benvenuta a “La voce dello schermo”. Cosa vedremo durante i nuovi episodi de “La mafia uccide solo d’estate”? Per quanto riguarda il personaggio di Patrizia, che risvolti ci saranno?
Salve, grazie a voi per l’ospitalità. La seconda stagione de “La mafia uccide solo d’estate” sarà ricca di avvenimenti. E’ ambientata nella Palermo del 1979 e alla famiglia Giammarresi ne succederanno di tutti i colori. Il mio personaggio, Patrizia, dovrà fare i conti con un marito distratto dall‘avvenenza di un’altra donna e la mia povera Patrizia soffrirà da matti.

Quali sono gli aspetti che hai amato maggiormente de “La mafia uccide solo d’estate” e di Patrizia?
“La mafia uccide solo d’estate” ha tante caratteristiche che la contraddistinguono, prima fra tutte l’ innovazione, soprattutto nel linguaggio. È dissacrante, ironica, prende in giro la mafia e i mafiosi, smitizzandoli e ridicolizzandoli. E’ un gran traguardo per noi, noi tutti dico, nel 2018, poter fare questa operazione, senza timore.
Di Patrizia amo la sua ilarità, la gioia di vivere, l‘incanto di fronte a ogni cosa alla quale si approccia come fosse la prima volta.

Per te che sei di Palermo, cosa significa far parte di fiction che riguardano gli anni bui della tua Sicilia?
Da palermitana, sono onorata di far parte di questo progetto e di interpretare questo bellissimo ruolo. Sono molto grata al regista Luca Ribuoli che mi ha scelta. C‘è anche, però, la consapevolezza che ci sono state tantissime persone che hanno vissuto quegli avvenimenti, che li hanno percepiti attraverso gli occhi dei propri genitori e che hanno visto una Palermo inerme e terrorizzata dalle stragi.

Com’è stato per te lasciare la Sicilia? Qual è la prima cosa che fai quando torni?
Personalmente, ho vissuto la lontananza come una sorta di “liberazione”. Avevo voglia di libertà, di indipendenza, di conoscere il mondo (anche solo limitato al resto d’Italia) e sperimentarmi.
Ma tornare significa riappropriarmi di me bambina, selvaggia e marina. La prima cosa che faccio, varcata la porta dell’aeroporto ”Falcone e Borsellino” è respirare l‘odore del mare, che arriva subito prepotente e blu. La seconda cosa che faccio è guardare la lapide all’altezza di Capaci, costruita nel punto in cui si è consumata la strage. Palermo ha memoria e i palermitani camminano sulle gambe di questa memoria. La terza è telefonare a mio nonno, rassicurandolo che il volo è andato bene e che il giorno dopo andrò a trovarlo per abbracciarlo.

In tv hai fatto parte di tantissime fiction di successo. Quali sono le esperienze che ti hanno colpito di più e perché?
L’esperienza che mi ha colpita di più è stata “I Borgia”, una produzione internazionale che mi ha cambiato la prospettiva con cui affrontare questo lavoro: grande disciplina, niente divismi e massima gioia e riconoscenza.

Al cinema hai avuto modo di lavorare due volta con Carlo Verdone, com’è stato far parte de “Il mio miglior nemico” e di “posti in piedi in paradiso”? Che tipo è Verdone sul set?
Carlo Verdone è un grande regista e un grande attore. E’ umanamente divertente, umile, sa ascoltare ed è geniale. Penso sia una perla rara.

Qual è stato per te il ruolo più difficile da interpretare e perché?
Il ruolo più difficile da interpretare è stato forse quello in cui interpretavo la figlia di Virna Lisi ne “La donna che ritorna”, una miniserie di Rai 1. Non mi ero preparata a dovere per quel ruolo, non so perché, non avevo a fuoco il personaggio. Colpa mia!

Hai qualche nuovo progetto da presentarci?
Un progetto c‘è, ma non posso assolutamente rivelare nulla. Siamo in fase contrattuale e bisogna aspettare un altro po’ prima di svelarlo.

Questo portale si chiama “La voce dello schermo”. Cosa significa per te saper ascoltare la voce dello schermo?
Saper ascoltare la voce dello schermo è esserne parte attiva. Non è facile. Non è come osservare un quadro, assistere a un’opera teatrale, o ascoltare un brano musicale. E’ un meccanismo diverso e cadere nella passività della fruizione è un rischio frequente. Ascoltare la voce dello schermo è viverne le emozioni, se questo le comunica, o rielaborare un concetto espresso, farlo proprio o anche allontanarsene, formando un’idea propria e diversa. È portarsi dentro nei giorni a seguire (o per sempre) quello che si è visto, come fosse una esperienza vissuta realmente sulla propria pelle.

Di Francesco Sciortino

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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