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The Confession Tapes – Quando la giustizia è il porto meno sicuro dove rifugiarsi. Il 21 giugno è stata rilasciata su Netflix la seconda stagione di The Confession Tapes. Scopriamo insieme il true crime di Kelly Loudenberg.

Giu 24, 2019

La seconda stagione di The Confession Tapes è stata rilasciata da Netflix, casa di ormai decine di documentari “true crime”, il 21 giugno. A differenza di tanti altre creazioni dello stesso stampo prodotti dal magnate dello streaming, The Confession Tapes segue un formato diverso.

Per chi non avesse familiarità con il true crime, esso è definito come un genere non fittizio nel quale si esamina un crimine realmente accaduto tramite il racconto delle indagini e interviste delle persone coinvolte. I soggetti maggiormente analizzati dal true crime sono i serial killer, ma negli anni si sono sviluppate varie nicchie che si occupano di crimini di ogni tipo. Solitamente la storia sotto esame è una e nel corso degli episodi viene sviscerata in ogni suo particolare.

The Confession Tapes racconta invece in totale 10 storie (divise in due stagioni) di persone accusate di aver compiuto un omicidio dopo aver assistito ad una loro confessione. Fin qui niente di nuovo, se non fosse che le confessioni fornite sono false, indotte, estorse. Gli accusati passano quindi dall’essere carnefici all’essere vittime di un sistema giudiziario che continua a deluderli.

Interrogatori lunghi 12 ore consecutive in assenza di avvocati, detective convinti fin dal primo giorno della colpevolezza di qualcuno che non si fermano davanti a nessun ostacolo, manomettendo prove, mentendo su risultati di test e persuadendo gli accusati alla confessione, pena l’accanimento contro la loro persona e una ancor più aggravata sentenza.

Questi sono solo alcuni degli orrori che i protagonisti di queste vicende hanno dovuto subire. Ed è tutto alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti. È proprio questo forse l’elemento più grottesco della serie. Ad un certo punto le crude fotografie delle scene del crimine cominceranno ad essere meno spaventose rispetto a quello che viene dopo. Una madre, la cui figlia è morta a causa di un incendio avvenuto in casa, viene convinta dal detective a capo delle indagini di essere la colpevole, di aver appiccato il fuoco mentre era in stato sonnambolico.

L’ispirazione dietro questa serie, afferma la sua creatrice, nonché regista e autrice, Kelly Loudenberg, viene da un’altro programma dello stesso genere, particolarmente conosciuto e apprezzato negli Stati Uniti ovvero Forensic Files, che debuttò alla fine degli anni ‘90 sul canale TLC.

Il desiderio di Loudenberg era quello di scovare i casi di cui la gente e il tempo si erano scordati. Molte delle persone coinvolte non sono tuttora rappresentate da nessun legale, alcuni di loro hanno finito le possibilità di appello e non gli resta che scontare la loro ingiusta pena. Con la sua The Confession Tapes Loudenberg sperava forse di smuovere le acque, di gettare luce su una delle piaghe più importanti degli USA, la corruzione all’interno di organi di sicurezza e giustizia. Cosa succede quando le uniche persone in grado di aiutarti sono al contempo le stesse impegnate a rovinarti la vita?

Una serie documentario carica di emozioni. Rabbia, frustrazione, incredulità, shock, ansia, compassione sono solo alcune delle sensazioni da cui lo spettatore verrà travolto davanti a queste immagini, che sollevano importanti questioni etiche e morali, mettendo in dubbio anche il più forte credo dell’uomo, convergendo in un’ultima, forse la più complessa e spaventosa, incognita: confessereste mai un crimine che non avete commesso?

La prima e la seconda stagione di The Confession Tapes sono disponibili su Netflix.

 

Di Elvira Bianchi

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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