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The Politician: Recensione L'ambizione non ha limiti?

Ott 3, 2019

Disponibile su Netflix dal 27 settembre 2019, ecco The Politician, nuovo gioiellino firmato Ryan Murphy, Brad Falchuk e Ian Brennan che dopo i grandi successi di Nip/Tuck, Glee, American Horror Story, American Crime Story, Pose e Scream Queens torna con una scattante e colorata dramedy. 

Payton Hobart, fin dalla tenera età di 7 anni, sa già che diventerà Presidente degli Stati Uniti. Ma per farlo deve prima superare le intricate vicende politiche del suo pretenzioso liceo, diventando presidente del consiglio studentesco con l’aiuto dei suoi collaboratori e cercando di annientare le forze nemiche che tentano di contrastarlo. 

Per chi ha già familiarità con i prodotti di Murphy e co. The Politician risulterà come un grosso abbraccio di bentornato. I dialoghi taglienti, i colori accesi, le musiche preponderanti, il ritmo sostenuto, i riferimenti alla pop culture, tanta moda e soprattutto tanto divertimento. 

A metà tra una serie antologica e una lineare, The Politician non è una serie da prendere troppo sul serio. Se avete visto Scream Queens e Glee sicuramente capirete il suo mondo esagerato, il suo umorismo sopra le righe, lo scherzare su temi piuttosto dark e il rendere tutto al limite dell’inverosimile ma comunque super intrattenente. 

I temi variano dalla satira politica, trasformando l’universo della serie in uno specchio per gli Stati Uniti, dove gli studenti sono il popolo votante, i professori rappresentano il Senato e gli intrepidi protagonisti sono i politici che tentano disperatamente di farsi eleggere e cambiare le cose; alle malattie mentali, trattate con la giusta sensibilità, ma soprattutto l’ambizione e la sicurezza di sé. 

Può la politica conciliarsi con l’essere delle brave persone? Si può essere politici senza compiere gesti spietati ed egoisti? È più importante essere veri o apparire come tali? Qual è la differenza tra le due cose?

Sono tutte domande che lo spettatore si porrà durante la visione e che avranno, a seconda del personaggio, tutte una risposta diversa. 

Il fiore all’occhiello di questa serie è sicuramente il cast, capitanato dal magistrale Ben Platt, leggenda di Broadway che si sta facendo strada anche sul grande e piccolo schermo. Il suo Payton Hobart acquista credibilità e spessore grazie alle sue doti attoriali. Nel cast anche Zoey Deutch nei panni di Infinity, una ragazzina affetta dal cancro. Laura Dreyfuss e Theo Germaine rispettivamente nei ruolo di McAfee e James, bracci destri di Payton nella campagna. Lucy Boynton come Astrid, la nemesi da battere e le tanto amate da Murphy Jessica Lange, che interpreta la nonna di Infinity, e Gwyneth Paltrow, più se stessa che mai nel ruolo della madre di Payton. 

La serie ha un look pressoché perfetto: è pulita, colorata, simmetrica da fare invidia a Wes Anderson, dal quale Murphy ha apertamente preso ispirazione. Il set design è costoso e sfarzoso, proprio come i protagonisti che lo abitano, ricchi ragazzini alle prese con i giochi politici. Ma la politica non è la sola cosa con cui i protagonisti dovranno fare i conti. Non mancano dunque gli intrighi amorosi (caratterizzati dall’assenza di etichette per quanto riguarda il gender e l’orientamento sessuale), le questioni familiari e anche qualche mistero da risolvere. 

Nonostante all’apparenza possa sembrare superficiale, man mano che si prosegue con la visione si scoprono sempre più lati di ogni personaggio, arrivando non proprio ad avere un quadro completo di ognuno di loro, ma sicuramente ad avere un’idea diversa da quella che ci si era fatti inizialmente. 

La carne al fuoco è tanta, è vero, ma con un cast corale del genere non poteva forse essere altrimenti. Murphy è noto per i suoi numerosi comprimari ai quali gli piace dare una storyline più o meno definita e che si intreccia con uno o più personaggi. 

La nota dolente? Il formato. 

Una serie come questa avrebbe bisogno di molto più spazio, e con spazio si intende tempo. Al giorno d’oggi siamo troppo abituati ad avere piccole pillole da ingerire tutte in una volta, serie tv cortissime da poter binge-watchare in poche ore. The Politician non merita questo formato. Otto episodi dalla durata che varia dai 25 ai 50 minuti sono decisamente pochi per le storie che vuole raccontare. Il risultato è un finale che somiglia molto più ad un pilot di una nuova stagione che alla conclusione di quella appena vista. Risulta disconnesso, seppur suscitando alcune delle emozioni più forti di tutta la serie. 

Menzione d’onore: Episodio 06 — L’elettore.

Questo episodio è una vera e propria chicca, l’apice della satira politica. In questo episodio seguiamo le vicende di un personaggio secondario, che poi non rivedremo più. Egli funge da metafora per l’elettore medio, colui che non fa altro che lamentarsi ma che poi non fa nulla per cambiare le cose. Quello che se interpellato risponde con noncuranza, senza ambizioni precise e senza nemmeno la voglia di interessarsi a ciò che lo circonda (a meno che non si tratti del didietro delle ragazze!).

Extra menzione d’onore: i titoli di testa! Guardateli attentamente e scoprirete un mondo!

Dal momento che la serie si ripromette di affrontare una alla volta le fasi della vita privata e politica dei personaggi (in particolare quella di Payton), sarà sicuramente interessante vedere dove porterà la seconda stagione, su cui si sta già lavorando. 

The Politician è disponibile su Netflix dal 26 settembre 2019.

https://www.youtube.com/watch?v=ZjoQXZOacSo

 

 

di Elvira Bianchi

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