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Tre motivi per vedere Dickinson La grande poetessa americana in chiave pop per AppleTV+

Nov 9, 2019

Approda su AppleTV+ l’1 novembre una delle serie lancio della piattaforma: Dickinson potrebbe definirsi un esperimento. Non la prima del suo genere ma decisamente una che punta a catturare l’attenzione di un pubblico diverso dai soliti fruitori di period pieces.

La serie racconta le vicende di Emily Dickinson, grande poetessa americana poi, ma adolescente ribelle e determinata prima. La Dickinson viene da sempre criticata per il suo fascino verso l’oscuro, la morte, e temi anche più grotteschi agli occhi dei critici dell’epoca, come il non volersi sposare, non avere figli e voler essere una scrittrice di successo. La realizzazione di uno show sulla sua vita è un’idea interessante, e l’esecuzione lo è ancora di più.

Ecco di seguito tre ragioni per cui dovreste darle una chance!

1. CONIUGA VECCHIO E NUOVO

Se già avete sentito parlare di Hamilton, il concetto che sta a monte di Dickinson non vi suonerà estraneo. Così come il musical scritto da Lin Manuel Miranda, anche la serie di Alena Smith (The Affair, The Newsroom) coniuga qualcosa di passato, la vita della poetessa, con qualcosa di nuovo e fresco, ovvero una colonna sonora dei giorni nostri e dialoghi contemporanei. È un cocktail che funziona poiché dona nuova vita a storie che non interesserebbero in altro modo certi tipi di pubblico e che potrebbero risultare poco innovative e stantie se raccontate allo stesso modo di sempre. Così il tutto risulta più abbordabile anche dai più giovani, che vedono personaggi lontani da loro come potrebbero essere alcuni poeti, scrittori, musicisti rappresentati come persone della loro età, che parlano come loro e che loro possono capire. 

Solo nei primi tre episodi vediamo Emily travestirsi da uomo per assistere ad una lezione sui vulcani, avere un incontro clandestino con la Morte (interpretata da Wiz Khalifa) e dare un party a base di oppiacei mentre i suoi non sono in casa. 

2. DIVERTE E INTRATTIENE

Una delle cose più belle di Dickinson è quanto facile sia rivedersi nei personaggi. Nonostante sia ambientato negli anni 50 dell’800, l’uso anacronistico del gergo moderno rafforza l’intramontabilità delle frustrazioni di Emily (in particolare) e delle ingiustizie che deve affrontare.
Essere una ragazza adolescente non è mai facile, ma immaginare di dover venire a patti con i propri sogni, la propria sessualità e le aspettative della propria famiglia nel 1800 sembra ancora più spaventoso.
Ciò porta anche ad una riflessione più ampia: come e quanto sono cambiate le cose?
La giustapposizione di vecchio e nuovo dà vita anche a numerose gag divertenti che fanno spuntare più di un sorriso sulle labbra. 

   

3. HA UN CAST FRESCO DI TALENTO

Il cast è composto principalmente da facce nuove. Tra i giovani, ad esclusione di Hailee Steinfeld (Il Grinta, 17 Anni E Come Uscirne Vivi, Bumblebee), che fa il grosso del lavoro, ad accerchiarla troviamo giovani talenti da tenere d’occhio. Anna Baryshnikov, che nello show interpreta Lavinia, sorella di Emily, è una piacevole scoperta grazie al velato humor che fa trasparire con solo lo sguardo. Ella Hunt nei panni di Sue Gilbert, amica e amante della scrittrice, ci regala scene di incredibile dolcezza insieme anche ad Adrian Enscoe che interpreta il primogenito Dickinson, Austin. Nel cast anche la già consolidata a Broadway Jane Krakowski (Unbreakable Kimmy Schmidt, 30 Rock) nel ruolo della madre di Emily e Toby Huss (Halt & Catch Fire) nel ruolo del padre.

 

 

di Elvira Bianchi

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