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Intervista a Barbara Chichiarelli: “Contenta di far parte di ‘Bang Bang Baby’. È una serie ambiziosa” L'attrice parla della nuova serie targata Amazon Prime Video e rivela particolari inediti riguardo il set di "Favolacce" al fianco di Elio Germano e sotto la guida dei fratelli D'innocenzo.

Mag 11, 2022

Su Amazon Prime Video stiamo vedendo la nuova serie “Bang Bang Baby“, diretta da Michele Alhaique, Giuseppe Bonito e Margherita Ferri e ideata da Andrea Di Stefano con un cast di altissima qualità. Tra gli attori presenti figurano infatti Arianna Becheroni, Adriano Giannini, Barbara Chichiarelli, Lucia Mascino, Denise Capezza e Giuseppe De Domenico. La serie si sta dimostrando un’interessante novità nel panorama della serialità italiana e, dopo aver visto la prima parte, attendiamo con ansia il rilascio del secondo ciclo di episodi. Abbiamo intervistato per l’occasione Barbara Chichiarelli, che nella serie interpreta l’ispettrice Ferrario. La talentuosa attrice, lanciata da “Suburra” e apprezzata da registi come i fratelli d’Innocenzo e Ferzan Özpetek, si è raccontata su “la voce dello schermo” soffermandosi su la nuova serie di Prime Video, su “Calcinculo“, film che abbiamo visto nelle sale nei mesi scorsi, e sui prossimi progetti in cui la vedremo, da “Tre di troppo“, film con Fabio De Luigi e Virginia Raffaele, alla nuova serie di Disney+The good mothers“. Ma non è finita qui. L’attrice romana ci ha confidato particolari inediti dal set di “Favolacce“, di cosa abbia significato per lei lavorare con i D’Innocenzo e con Elio Germano e di come sia riuscita ad entrare in un personaggio così difficile da intepretare soprattutto dal punto di vista emotivo. A voi.  

 

Salve Barbara. Bentornata su “La voce dello schermo”. Partiamo da “Bang Bang Baby”. Cosa ti ha intrigato del progetto?

Salve a tutti. È un progetto inedito per l’Italia. Mi ha intrigato l’ambientazione, perché è fortemente connotato nella Milano degli anni ’80 e sapevo che ci sarebbe stata anche una sorta di archeologia degli oggetti che ho usato nella mia infanzia. Mi ha colpito anche il linguaggio, per certi versi simile alla sitcom di quegli anni. Questi sono gli elementi che connotano maggiormente “Bang Bang Baby”. È un prodotto molto ambizioso e sono molto contenta di farne parte.

Quali aspetti hai amato maggiormente del personaggio che interpreti, l’Ispettrice Ferrario?

Sicuramente il fatto che rappresenti la legge ed è stato il primo personaggio di questo tipo che ho avuto la fortuna di interpretare. È stato come interpretare un’altra faccia a livello recitativo e passare dalla criminale di Ostia di “Suburra” a un’ispettrice.

In cosa credi che “Bang Bang Baby” possa considerarsi diverso rispetto alle altre serie in circolazione?

È un tipo di lavoro cinematografico inedito, un modo di lavorare sulla fotografia, sul montaggio, sugli effetti speciali, sui colori, sulle luci e sulle musiche davvero particolare. Tutto questo mix mi ha entusiasmato tantissimo e rappresenta un qualcosa di inedito per l’Italia.

Negli ultimi mesi ti abbiamo vista anche in “Calcinculo”, nei panni di Anna. Com’è stato per te far parte di questa esperienza?

È un progetto completamente diverso rispetto a “Bang Bang Baby”, trattandosi di un film molto intimo sia per gli argomenti trattati sia per il tipo di lavorazione che è stata fatta. Ho avuto la possibilità di immergermi in un mondo completamente differente, di rientrare nel ruolo di mamma dopo “Favolacce” analizzando anche altri aspetti rispetto a quelli già visti nella mia precedente interpretazione. Quando si cambia scenario c’è un mondo nuovo da scoprire. Ho avuto la possibilità di lavorare a stretto contatto con gli altri membri del cast ed è stato un bellissimo percorso che ho fatto.

Hai ricordato “Favolacce”, cosa ha significato per te quell’interpretazione che ti è valsa una candidatura ai David di Donatello?

Lavorare a fianco di un attore del calibro di Elio Germano è stata per me una possibilità importante, allo stesso modo essere diretta dai Fratelli D’Innocenzo, dal momento che li stimavo tantissimo già dal loro primo film. Rappresentano il presente e il futuro. Li stimo molto dal punto di vista umano e professionale. Anche la fotografia di Paolo Carnera è stato un bel regalo per me. Mi sono confrontata con professionisti di altissimo livello su un film, con ritmi più serrati rispetto a quelli di una serie, c’è stata una maggiore possibilità di concentrarsi sul lavoro attoriale e non si è mai perso il mood della storia. È stato un modo differente di approcciarsi al set. Ha rappresentato in me la possibilità di immergermi in un mondo completamente nuovo con grandissimi professionisti al mio fianco e di esprimermi maggiormente da un punto di vista artistico.

C’è un aneddoto particolare che ricordi dal set di “Favolacce”?

È avvenuto tutto in maniera organica e senza intoppi, ma ricordo una scena molto bella che abbiamo girato: quella della gita. Avevamo cominciato le riprese di quella sequenza con il sole, improvvisamente si mise a piovere. Eravamo indecisi se continuare o fermarci. Decidemmo di girarla comunque, la pioggia è diventata un altro attore di questa scena e ha aggiunto una verità ulteriore. Sembrava un richiamo a diverse favole, a me è venuto in mente “Pollicino” ad esempio. Ha aggiunto drammaticità e catarsi. L’acqua è stato un elemento molto presente nel film e il caso volle che si presentasse nuovamente durante quella scena.

La scena dell’urlo straziante della madre nel momento in cui scopre la morte dei figli non deve essere stata facile da girare. Come riesce un’attrice a calarsi in una situazione del genere?

È stato un momento estremamente importante per me, per la mia vita e per la mia carriera e ho cercato semplicemente di visualizzare la situazione perché l’ho girata nelle scale che portavano al piano inferiore e davanti a me non c’era nulla. Mi sono impressionata dall’urlo che mi è venuto fuori dopo aver cercato di immaginarmi ciò che avrei dovuto vedere e gli stati d’animo che avrei dovuto provare. Mi hanno aiutato tutti quanti perché sul set c’era un rispetto e un silenzio tale che mi ha permesso di arrivare a questo stato di concentrazione e profonda connessione con questa emozione che non conosco. Non avendo figli non posso sapere ciò che si può provare e per fortuna è un’emozione che non hanno provato la maggior parte dei genitori. Credo sia stato un momento magico che si è creato grazie al rispetto estremo dei registi, di Elio Germano e di tutta la troupe che mi hanno permesso di arrivare a questa profondità. Quando c’è questa attenzione ai minimi particolari ogni attore riesce a dare il meglio di sé.

C’è qualche altro progetto che puoi anticiparci?

Sto lavorando su due serie e a breve uscirà un film in cui ci sono io. “The Good Mothers”, annunciata da poco su Disney+ e un’altra ad opera della Rai e della Paramount, e di cui stiamo completando la lavorazione. Credo usciranno il prossimo autunno. Il film si intitola “Tre di troppo” e mi vedrà al fianco di Fabio De Luigi e Virginia Raffaele. È una commedia fortemente ironica e con una comicità molto intelligente. Parla di genitori e figli e dei “cortocircuiti” che ognuno di noi può presentare nel momento in cui nascono i figli e precedenti alla vita prima del loro arrivo. Racconta i cambiamenti nelle relazioni tra amici e società. È molto divertente e molto intelligente perché con il sorriso fa riflettere su cosa comporti l’arrivo di un figlio. Non sappiamo ancora quando uscirà.

Spesso ti è stato affidato il ruolo della “tosta”, di donne forti. Com’è Barbara nella vita reale?

Mi ritengo una persona molto strutturata e decisa. Ho sempre avuto le idee molto chiare, sono una persona molto pratica e pragmatica ma allo stesso tempo molto fragile e emotiva. Mi divido tra questi due lati di me, uno più forte e uno più fragile. Nei ruoli che ho interpretato al momento è prevalsa la forza. Mi sento di essere cambiata molto in questi anni e di aver dato anche voce alla parte più fragile che permette di farsi modificare dalla vita, dagli altri e dalle emozioni che si provano. Tutto ciò che è rigido poi si spezza, ho abbandonato parte delle mie rigidità e ritengo che sia stata una conquista per me.

Prossimamente che tipo di ruolo ti piacerebbe esplorare?

Sicuramente un ruolo che mi permetta di esaltare questa mia fragilità e dolcezza che ancora non si è vista. Mi ritengo molto dolce e tenera. Inoltre mi piacerebbe interpretare un personaggio legato a handicap fisici o mentali, un personaggio in stile “Rain Man” o “Man on the moon”. Credo sia molto interessante a livello attoriale e umano.

Di Francesco Sciortino

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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