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Intervista ad Anna Ammirati: “Mare Fuori punta il dito contro gli adulti. Ammiro il coraggio di Liz” L'attrice si racconta su La voce dello schermo parlando di "Mare Fuori" e delle altre interessanti interpretazioni della propria carriera.

Mar 16, 2023

Mare Fuori” è ormai la serie dei record e, mentre Rai Due si appresta a mandare in onda gli ultimi due episodi della terza stagione, il pubblico pensa già al futuro e a come sarà la quarta.
Su La voce dello schermo abbiamo intervistato Anna Ammirati, che nella serie interpreta l’educatrice Liz. Anna ci ha parlato degli aspetti che ama del suo personaggio, del suo amore nei confronti del teatro e delle tappe più significative della propria carriera, divisa tra teatro, cinema e televisione, da “Rose e Pistole” di Carla Apuzzo, che le ha permesso di vivere l’esperienza del Festival di Berlino, ad “Alla fine della notte” di Salvatore Piscicelli in cui ha condiviso il set con il compianto Ennio Fantastichini e di cui porta un bel ricordo. L’attrice, inoltre, ha fatto parte di recente del film “La notte più lunga dell’anno” di Simone Aleandri e di interessantissimi spettacoli teatrali che l’hanno portata in giro per l’Italia. Questo e altro nella nostra chiacchierata con Anna Ammirati. A voi.

*Foto e copertina di Alessandro Rabboni

 

Salve Anna, benvenuta su “La voce dello schermo”. Partiamo da Liz e da “Mare Fuori”. Quali sono gli aspetti che ami dell’interpretarla?

Salve a tutti. Grazie. Di Liz amo il suo coraggio nel prendere delle decisioni e fare delle scelte in piena solitudine. Lo scopriamo soprattutto durante la terza stagione, nella quale decide di gestire da sola la situazione che riguarda Edoardo, anche in relazione a ciò che è accaduto in passato ad Attilio, durante la seconda stagione. È una donna coraggiosa e mi piacerebbe essere coraggiosa come lei.

Ci sarà Liz nella quarta stagione?

Forse sì. Le nuove puntate sono in fase di scrittura e bisogna capire in che direzione andrà il personaggio.

Quando si tratta di criminalità nelle serie tv, spesso nasce la polemica su quanto sia educativo per i ragazzi un prodotto. Con quali occhi un ragazzo dovrebbe guardare “Mare Fuori”?

Credo che l’aspetto positivo di “Mare Fuori” sia proprio la non esaltazione del male e del crimine, ma soprattutto di combatterlo. Molti ragazzi entrano nell’IPM spinti da un mondo adulto totalmente compromesso. L’aspetto interessante e diverso di “Mare Fuori” è il puntare il dito verso gli adulti, perché dietro i ragazzini ci sono gli adulti. Comincia tutto dai genitori, quindi, più che chiederci cosa dovrebbero fare i ragazzi, dovrebbero interrogarsi di più i genitori.

Hai sviluppato il progetto sociale OSA per il buon uso della rete in età adolescenziale e prevenzione delle condotte a rischio online. Quali sono le motivazioni che ti hanno portato a realizzarlo?

È stata una scelta dettata dal mondo che ci circonda. Tutti noi siamo dipendenti dallo smartphone e abbiamo un’attenzione ridotta verso il mondo che ci circonda. Credo che educare i giovani a un corretto uso della tecnologia sia una missione importante. La dipendenza da internet è come una droga. Tutti noi ci stiamo facendo delle domande a riguardo e l’OMS se ne occuperà in modo più concreto. Ho avuto l’opportunità di lavorare su questo progetto e ho avuto per due mesi una sorta di campus estivo con quaranta ragazzini, dagli 11 ai 17 anni, per otto ore al giorno. È stata un’esperienza importante.

 

Quali sono le tappe della tua carriera che ricordi con maggiore piacere?

Sicuramente i lavori in teatro mi hanno dato grandi soddisfazioni, in particolare mi ha inorgoglito realizzare “Napsound” perché mi ha permesso di esaudire una mia esigenza: quella di raccontare Eduardo De Filippo in una versione diversa. Sono dodici poesie di Eduardo che si animano grazie anche all’uso di video e della musica elettronica. Con me, in scena, c’era un musicista che mi ha permesso di utilizzare oltre le parole anche la musica. Grazie a questo lavoro ho avuto l’opportunità di visitare luoghi molto belli come l’Auditorium Parco della musica di Roma, il San Ferdinando di Napoli, la Pergola di Firenze.

Il teatro è un mondo che ti sta molto a cuore. Cosa ami del palco?

Ti costringe a una disciplina fuori dal comune perché, se non ti prepari bene, non puoi andare in scena nel migliore dei modi. Mentre con la tv puoi sempre cavartela, il teatro da questo punto di vista ti pone in continuo allenamento.

Riguardo il cinema, ci sono delle esperienze che ricordi con maggiore piacere?

Sicuramente “Rose e Pistole” di Carla Apuzzo. Avevo 21 anni, è stato il mio secondo film e mi ha permesso di andare anche al Festival di Berlino. Era una sorta di “Pulp Fiction” in versione partenopea.

In “Alla fine della notte” di Salvatore Piscicelli hai avuto la possibilità di girare con Ennio Fantastichini. Che ricordo hai di lui?

Sono felice di rispondere a questa domanda, perché ne sento parlare sempre meno. Ho un ricordo meraviglioso di Ennio, di grande gentilezza e di grande professionalità. Raccontava tantissimi aneddoti della propria carriera e del suo rapporto con Gian Maria Volontè. Me lo porto nel cuore.

*Foto di Alessandro Rabboni

Se fossi una giornalista cosa chiederesti ad Anna?

Sicuramente cosa pensa della politica del proprio Paese.

E cosa risponderesti?

Credo e spero che ci troviamo in un momento interessante con la vittoria di Elly Schlein come segretaria del PD. Credo sia una bellissima notizia e penso possa cambiare un po’ qualcosa rispetto la sinistra di cui ci sentiamo un po’ orfani. C’è stata una rottura, non sappiamo neanche come ci siamo persi. Non parlo soltanto dei politici ma anche riguardo l’elettorato, che trovo si sia un po’ perso per strada, non avendo più riferimenti.

Se potessi rubare un ruolo a una tua collega o a un tuo collega, quale sceglieresti?

Mi piacerebbe qualsiasi ruolo di Cate Blanchett o, rimanendo in italia, di Alba Rohrwacher, perché mi piace molto come attrice.

Questo portale si chiama “La voce dello schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?

Significa guardare un film e lasciarsi trasportare dalla magia del cinema.

 

Di Francesco Sciortino

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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