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Intervista a Elisabetta Pellini e al produttore Claudio Bucci: “Tutto sulla SelfieMania” L’attrice, al suo debutto da regista nell’episodio “L’amore nonostante tutto”, e il produttore presentano "Selfiemania", film che ha tra i protagonisti Milena Vukotic, Andrea Roncato e Bianca Nappi.

Dic 14, 2020

In tv abbiamo apprezzato Elisabetta Pellini in tantissime fiction di successo, da “Le tre rose di Eva” a “Rosso San Valentino”, da “Un medico in famiglia” a “Il Maresciallo Rocca”, al cinema è stata diretta da registi di spessore come Özpetek, Salvatores, Di Robilant e Tavarelli.
Su “La voce dello schermo” l’abbiamo intervistata insieme al produttore Claudio Bucci, che ci hanno presentato “Selfiemania”, film diviso in quattro episodi e in cui Elisabetta si è cimentata anche nelle vesti di regista. Il film, in cui sono presenti Milena Vukotic, Andrea Roncato e Bianca Nappi, racconta le insidie che possono celarsi dietro la pericolosa mania dei selfie, tematica poco trattata ma che non conosce confini. Mentre Elisabetta si è soffermata anche sulle interpretazioni più significative della propria carriera e ricordato l’incontro e gli insegnamenti di un grande maestro da poco scomparso: Gigi Proietti; Claudio ha invece approfondito gli aspetti e le difficoltà che riguardano il settore della produzione cinematografica e cosa c’è dietro la realizzazione del film “Selfiemania”…

Salve Elisabetta. Parliamo di “Selfiemania”. Da dove nasce l’idea di realizzare questo film?

Salve a tutti. “SelfieMania” nasce da una mia idea e racconta di come la mania dei selfie, che riguarda tutto il mondo, può essere vissuta e interpretata in paesi differenti. È nata un po’ casualmente. Ho la fobia degli squali e, mentre leggevo un articolo, ho scoperto che sono più i morti a causa dei selfie piuttosto che quelli provocati da un attacco di uno squalo. Incuriosita, ho fatto varie ricerche e ho scoperto che i selfie, in forma maniacale, possono distrarti o portarti ad avere incidenti a volte mortali.
Se da un lato, infatti, la tecnologia può avere degli aspetti positivi, dall’altro, se si trasforma in una vera mania, può creare diversi problemi a livello sentimentale, nella coppia, nell’amicizia e addirittura mettere in pericolo la propria vita. In collaborazione con il produttore della Stemo-Production, Claudio Bucci, abbiamo provato a renderlo un film internazionale.

Il film è diviso in episodi. Come sono articolati nello sviluppo narrativo?

Il film è composto da quattro episodi, che coinvolgono registi e produttori differenti. Il primo “Temper Tantrum” è girato a Tula, in Russia, da Francesco Colangelo e ha per protagonista Caterina Murino. Il secondo, “Picco di emozioni”, è ambientato invece in Austria e diretto da Elly Senger-Weiss, regista austriaca. Coinvolge una coppia giovane che, a causa dei selfie, dovrà superare diverse difficoltà. Il terzo, “American Stream”, è girato a Los Angeles da Willem Zaeyen e racconta di un italiano che tenta di affermarsi come influencer in America, tuttavia l’incontro con il suo idolo porterà a degli sviluppi inattesi. Il quarto, infine”, è “L’amore nonostante tutto”, di cui ho curato anche la regia.

Soffermiamoci su “L’amore nonostante tutto”. Cosa hai voluto rappresentare in questo episodio?

“L’amore nonostante tutto” è ambientato in Italia ed è co-sceneggiato da Giancarlo Scarchilli. Abbiamo girato a Santo Stefano di Camastra, in Sicilia, che è anche il paese della ceramica e si trova tra Cefalù e Capo d’Orlando. È un paese bellissimo, una città esoterica e mi offriva ciò che volevo rappresentare.
I protagonisti sono Milena Vukotic, che ha avuto anche il ruolo di seconda operatrice macchina; Andrea Roncato e Bianca Nappi. Racconta le vicende di una coppia di nonni che si è trasferita a Santo Stefano di Camastra. Mentre il marito e la figlia si sono integrati molto bene nel paese, la moglie è un po’ incompresa: vorrebbe diventare un’influencer di cucina giapponese. In più svuota il conto corrente del marito, non solo comprando strumenti per il sushi, ma soprattutto per acquistare like e follower. Durante un viaggio, la sua ossessione per i selfie li distrarrà dalla guida, provocandone un incidente, e porterà la donna a girarne un video che diventerà virale. Questo dimostra quanto la mania per i selfie possa rivelarsi pericolosissima, soprattutto durante un viaggio in macchina.

 

Com’è stato per te passare dietro la macchina da presa?

È stata un’esperienza bellissima, anche perché ho avuto la fortuna di avere come direttore della fotografia Blasco Giurato, che ha curato la fotografia di “Nuovo Cinema Paradiso” e tanti altri film di prestigio. È bello quando da regista hai anche la possibilità di scegliere le persone che ti affiancheranno. È un film molto ricco di ambienti e di attori. Anche la musica, curata dal maestro Savio Riccardi, svolge un ruolo fondamentale. Ringrazio Giovanni Dentici, che mi ha sostenuta tantissimo, Ugo De Rossi, che ha curato il montaggio; Beppe Mangano, lo scenografo. Avendo a disposizione gli ingredienti giusti, tra cast, location e crew è stato molto piacevole e semplice. Era importante per me voler trasmettere un messaggio diverso della Sicilia, perché spesso viene associata alla parola “mafia” mentre credo sia giusto ricordare che offre ben altro. Oltre alla sua bellezza paesaggistica, le persone sono molto generose e ci tenevo a portare un messaggio di bellezza e generosità dell’isola.

Che significato ha avuto per te cimentarti nelle vesti di regista?

Per me è il coronamento di un sogno. Dedico questo importante passo a mio padre, Oreste Pellini, che alla fine degli anni 50/60, assieme ai fratelli Castiglioni, hanno girato due documentari in Africa. I loro “Africa Ama” e “Africa segreta”, prodotti da Alberto Grimaldi, sono diventati dei veri e propri cult. Il montaggio di questi due documentari sono stati seguiti da Ugo de Rossi, che si è occupato anche de “L’amore nonostante tutto”. Abbiamo scoperto casualmente questa coincidenza, quando Ugo è venuto a casa mia a vedere i giornalieri del film da montare e ha visto le foto di scena di mio Padre, che non c’è più ma che mi ha trasmesso la passione per il cinema. 

Perché hai scelto la Sicilia e che rapporto hai con questa terra?

Io sono innamorata di tutta l’Italia. La Sicilia è un’isola meravigliosa dove sono stata diverse volte in vita mia e mi ha lasciato tanti ricordi belli. Ho cari amici che vivono nella provincia di Catania e ho avuto più occasioni per visitarla. Ho avuto questa opportunità, anche grazie al produttore Claudio Bucci, e ho colto la palla al balzo: cercavo un paese abbastanza isolato, adatto per una coppia che dal nord si trasferisce in un casale appartato. Volevo raccontare di un paese piccolo, non troppo visto ma davvero bello. Santo Stefano di Camastra è decorato con la ceramica, ha lo strapiombo sul mare e anche la montagna. Offre panorami mozzafiato. Abbiamo coinvolto il paese a 360 gradi, ha fatto parte di questa esperienza anche una scuola alberghiera, un ristorante di sushi di Palermo, e dei ragazzi di liceo che hanno fatto delle vere e proprie lezioni di cinema. Alla fine delle riprese abbiamo fatto una bellissima festa, premiando anche i lavori più interessanti. Siamo riusciti anche a trasformare un negozio di ceramiche in un bar e ringrazio il proprietario per essersi messo a disposizione. È stata un’esperienza bellissima, non facile, ma mi è rimasto un legame fortissimo con Santo Stefano di Camastra.

Che rapporto hai con la tecnologia e con i social?

Trovo i social uno strumento di condivisione molto utile, ma è anche giusto che siano usati con intelligenza e attenzione. Uso sia Facebook che Instragram da diversi anni. Instagram, in particolare, mi piaceva molto perché si attuava uno scambio fotografico e un modo di comunicare attraverso le immagini. Negli ultimi anni però Facebook sembra sia diventato uno spazio dedicato alle ire, alle angustie degli utenti e soprattutto un luogo dove sfogare la propria rabbia. Instagram invece è diventato un continuo voyerismo, emerge continuamente il voler mostrare la cosa più bella. C’è gente che ha speso un sacco di soldi, comprando like e cercando di fare una vita che non era la propria pur di diventare influencer. Penso sia diventato tutto un po’ esagerato. Personalmente se vedo qualcosa che mi piace e che voglio ricordare, mi piace condividerla e trasmettere messaggi positivi, ma non ho una visione maniacale. Al giorno d’oggi si fa fatica anche a parlare durante una cena perché la gente è troppo presa dal condividere un’immagine. Spesso trascuriamo i piaceri della vita perché troppo presi dai social e non penso sia giusto.

Tu hai recitato in un episodio de “Il Maresciallo Rocca”. Che ricordo hai di Gigi Proietti? C’è qualche aneddoto che ti è rimasto impresso che vorresti condividere con i nostri lettori?

“Il Maresciallo Rocca” è stato uno dei primi lavori che ho fatto. Quando ho incontrato Gigi ero un po’ agitata. Ricordo che mi ha tranquillizzata e mi ha dato tantissimi consigli riguardo la scena. Mi ha detto “se hai dei dubbi non devi averli, perché devi fare l’attrice”. Mi ha consigliato di studiare e dei maestri, tra cui Annabella Cerliani e, grazie al percorso formativo che ho intrapreso, ho conosciuto anche Mariangela Melato. Oltre al set de “Il maresciallo Rocca”, sono sempre andata a tutte le prime degli spettacoli di Gigi.
Era un attore generosissimo, un grandissimo uomo e un maestro. Era una persona semplice, si fermava con tutti a chiacchierare e a raccontare barzellette. Voleva sempre rubarti un sorriso e farti ridere.

Stai lavorando a qualcosa ultimamente?

Purtroppo, a causa dell’attuale situazione, è saltato uno spettacolo teatrale su cui stavo lavorando. Ho partecipato a “Corro da te”, un film di Riccardo Milani con Miriam Leone e Pierfrancesco Favino, in cui interpreto la moglie di Giulio Base. Il film uscirà prossimamente ma non sappiamo bene quando. Aspetto, inoltre, uno spot che dovrebbe uscire nel 2021. Ho fatto un provino e incrocio le dita. Nel frattempo sto scrivendo un lungometraggio mio. Occupo il mio tempo e la mia fantasia in questo lavoro. Credo che raccontare i propri sogni e i propri desideri sia terapeutico. Mi sto dilettando in questo nell’attesa che si sblocchi la situazione.

Facciamo un passo indietro nella tua carriera. Quali sono le esperienze che ricordi con maggiore piacere e perché?

Tutti i personaggi che ho interpretato sono diventate delle mie amiche e quando le rivedo mi mancano tantissimo. Penso a “Le tre rose di Eva”, “Rosso San Valentino”, “Il Maresciallo Rocca” e “Distretto di polizia”. Sono tutte storie che mi hanno accompagnato in momenti della vita più o meno lunghi. Ma i set a cui sono più legata sono quelli che mi hanno portato fuori Roma e sono due film: “Un coccodrillo per amico”, con Massimo Boldi e Antonio Catania, e “Le stagioni delle piccole piogge”. Grazie a queste due esperienze ho avuto la possibilità di andare in Kenya e di conoscere la vera Africa Nera. Mi hanno ricordato molto mio padre, nonostante lui abbia girato in Camerun. Sono emozioni grandi e che ricordo per tutta la vita. Vivere il set attraverso il viaggio è un’opportunità fantastica perché ti permettere di conoscere culture differenti. Anche “I fiori di Kirkuk” è stata un’esperienza molto significativa per me, dal momento che abbiamo girato in Iraq.

Proseguiamo la chiacchierata analizzando anche gli aspetti produttivi del film con il produttore della Stemo Production: Claudio Bucci…

Salve Claudio, benvenuto. Quali sono le difficoltà produttive nel realizzare un film che unisce quattro episodi?

Salve a tutti. Sicuramente è stato complicato riuscire a dare una coerenza riguardo l’interpretazione dei selfie in Paesi differenti come Austria, Russia e Stati Uniti. Abbiamo voluto rispettare il loro punto di vista e differenziare i vari aspetti di questo fenomeno mondiale. È stato interessante non focalizzarsi soltanto su un punto di vista italiano, ma dare voce a tutti i registi coinvolti.

Cosa l’ha spinta a credere in questo film?

Il fatto che il fenomeno sia molto diffuso mi ha subito invogliato. Inoltre, era interessante trattare tematiche sociali e lanciare un messaggio. Abbiamo cercato di continuare il nostro modo di far produzione e abbiamo voluto sperimentare tantissimo. È stato bello coinvolgere tutta la popolazione di Santo Stefano di Camastra e abbiamo anche messo a disposizione una psicologa e una massaggiatrice per tutta la troupe. È stato un esperimento che ha avuto un buon successo. Ma a darci maggiore soddisfazione è stato soprattutto il coinvolgimento di tutto il comune di Santo Stefano di Camastra su una tematica così attuale. Stessa impressione abbiamo avuto a Tula, in Russia, dove c’è stata grande partecipazione. Abbiamo cercato di dare un nostro messaggio, in collaborazione con le scuole locali. C’è stato un coinvolgimento totale e grazie alla disponibilità della troupe, di Elisabetta e degli attori siamo riusciti a far comprendere come venga realizzato un film e le opportunità che offre.

Come siete riusciti a coinvolgere un grande cast sia artistico che tecnico?

Il fatto di parlare di selfie in un modo non convenzionale ma attraverso dei punti di vista differenti ha fatto sì che tutto il cast tecnico e artistico rispondesse con grande disponibilità. È stata una bellissima esperienza e ognuno ha contribuito a raccontare cosa sia il mestiere del cinema e a farsi promotore nel fare comprendere ai ragazzi cosa ci sia dietro questa industria e questo modo di fare cultura.

A che punto siamo con la produzione del film?

La produzione è finita. Abbiamo concluso anche la post produzione. Quest’anno purtroppo è stato un po’ complicato e sono cambiati un po’ tutti i piani. Stiamo cercando di capire se iniziare il percorso festivaliero. Contiamo di distribuirlo quando riapriranno i cinema.

C’è la possibilità di coinvolgere le piattaforme on-demand?

Stiamo valutando diverse ipotesi, anche questa. La situazione è cambiata completamente e attualmente non ci permette di realizzare al meglio ciò che avevamo pianificato, ovvero l’uscita cinematografica per Natale ma non vediamo l’ora di proiettare il film.

Come sta vivendo questo delicato periodo storico?

Con una grandissima difficoltà. Abbiamo due produzioni in atto che si sono dovute fermare per via del covid. Da una parte c’è la voglia di fare ma dall’altra non vogliamo mettere in difficoltà nessuno degli operatori del settore e di non creare rischi inutili. In questo momento abbiamo bloccato le nostre produzioni e riteniamo che prima di tutto venga la salute.

 

 

 

Di Francesco Sciortino

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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