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Intervista al regista Riccardo Grandi: “Il mio “Weekend” del mistero” Il regista presenta il film da lui diretto e in uscita su Amazon Prime Video con protagonisti Alessio Lapice, Eugenio Franceschini, Jacopo Olmo Antinori, Filippo Scicchitano, Lorenzo Zurzolo e Greta Ferro.

Dic 16, 2020

Il 17 dicembre esce su Amazon Prime Video il film “Weekend”, thriller psicologico diretto da Riccardo Grandi (“Tutto l’amore del mondo”, “Passeggeri Notturni”) e con protagonisti Alessio Lapice (“Il Primo Re”, “Imma Tataranni”), Eugenio Franceschini (“Una vita spericolata”), Jacopo Olmo Antinori (“Io e te”, “I Medici”), Filippo Scicchitano (“Scialla”, “Allacciate le cinture”), Lorenzo Zurzolo (“Baby”) e Greta Ferro (“Made in Italy”), un cast under trentenne ma che ha dimostrato grandi doti interpretative in tanti apprezzati prodotti del cinema e televisione italiana.
ll film racconta di un gruppo di amici che si ritrova isolato in un rifugio di montagna. La loro unica possibilità di salvezza è scoprire chi tra loro è il colpevole di un terribile crimine del passato.
Su La voce dello schermo abbiamo intervistato il regista Riccardo Grandi, che ci ha presentato l’attesissimo “Weekend” e ci ha descritto gli aspetti che riguardano il suo modo di fare e di vedere il cinema e serie tv.

Salve Riccardo, presentiamo un po’ “Weekend”. Da dove nasce l’idea di realizzare questo film?

Salve a tutti. “Weekend” nasce in seguito a una riunione che ho fatto con degli amici scrittori e in cui abbiamo cominciato a ipotizzare alcune storie originali di genere thriller. Da diverso tempo, sentivo la necessità di cimentarmi all’interno di questo genere. Questa storia è rimasta all’interno di un cassetto per un anno e mezzo e più avanti è stata ripresa, assumendo delle sembianze diverse e diventando una sceneggiatura che ho scritto assieme ad Alfredo Arciero e Claudia De Angelis. Ho voluto coinvolgere uno sceneggiatore uomo più senior con una più giovane e donna per stratificare il lavoro di sviluppo. Abbiamo concretizzato il film in seguito, la cui lavorazione è stata interrotta durante il lockdown. Ho voluto coinvolgere un cast under 30 ed è stato bello lavorare tantissimo sui loro personaggi e cucirglieli addosso.

Come mai ha voluto coinvolgere un cast così giovane?

Penso che in Italia ci sia un piccolo problema con gli attori. Essendo il mercato cinematografico un po’ limitato dal punto di vista del cast, c’era un grosso vuoto che riguarda lo star system dei giovani, perché spesso o si è troppo grandi o troppo piccoli per determinati ruoli. Trovo che questa fascia rappresenti il volto ideale per raccontare certi tipi di storie. Ricordiamoci che gli attori che hanno fatto grande Hollywood sono stati quelli emersi in quel range d’età che andava dai 25 ai 30/35 anni. Credo che questa fascia d’età rappresenti il momento d’oro di un attore e il mercato del cinema italiano è sempre un po’ in ritardo a riguardo e scopre un attore quasi sempre un po’ più tardi del previsto. Questa storia aveva bisogno di una tipologia di attori di quell’età e ho puntato su dei volti nuovi ma molto preparati, di qualità e molto dotati.

Quali aspetti hai voluto mettere in risalto?

Mi interessava creare un’arena, inserendo all’interno un mistero e dei personaggi. In questo modo ho avuto la possibilità di metterli in conflitto tra loro e scoprire le motivazioni di ognuno di essi. Per fare ciò ho scelto di uscire ogni tanto dall’ambiente principale in cui il film si svolge e fare dei viaggi nel passato. Attraverso questo meccanismo lo spettatore riesce a farsi una propria idea sulla risoluzione del mistero che avvolge il film.

Soffermiamoci sul genere del film. Appare evidente un mix tra generi. Come definiresti “Weekend” e ci sono stati registi a cui ti sei ispirato?

Il film nasce un po’ come un mystery, un giallo che si trasforma in un thriller perché i protagonisti sono poi confinati in un rifugio di montagna. Il genere del giallo ha avuto sempre il suo fascino, basti pensare ai grandi romanzi di Agatha Christie. I film degli anni ‘60/’70 avevano sostanzialmente un problema: iniziavano con un cadavere e finivano con una bella scritta “fine” nel momento in cui si scopriva l’assassino. Dagli anni ’90 in poi il cinema americano ha cominciato a scavare un po’ di più all’interno del genere, modificandolo, mutandolo, ne sono esempi “I soliti sospetti” e “Seven”. Pellicole come queste mettevano in secondo piano la parte centrale del mistero e davano rilevanza ai personaggi e alla loro vita interiore. Ho cercato di proseguire questa trasformazione del genere, cercando un genere misto tra mistery e thriller. Chiaramente non si può non prendere come riferimento i grandi maestri che hanno lavorato su delle ambientazioni circoscritte, da Alfred Hitchcock in “Nodo alla gola”, a Roman Polanski ne “Il coltello nell’acqua” o in “Cul-de-sac” o in “Carnage”.

Secondo te perché in Italia, negli ultimi anni, sta avendo molto successo il genere giallo?

Secondo me sta emergendo questo genere perché è cambiato il modo di fruizione del cinema. Mentre prima aveva una chiave di lettura voyeuristica e lo spettatore si limitava ad entrare nelle vite delle altre persone e che non avrebbe mai potuto avere, al giorno d’oggi la vita è diversa, la società è meno repressa e adesso ha più bisogno di emozioni forti. Questo è il motivo per cui dalla commedia, che è un genere sempre molto bello e interessante, il pubblico si è un po’ spostato verso la ricerca di un qualcosa in più da esplorare, cercando emozioni più forti e storie che vanno più verso il mistero, il giallo e il thriller. A questo ha contribuito anche l’avvento delle serie tv in streaming, che ha permesso di conoscere meglio i personaggi e di vivere esperienze più intense e più coinvolgenti. Ovviamente la sala cinematografica è il luogo principale e indispensabile per gli amanti del cinema. Rappresenta un rito a cui purtroppo abbiamo dovuto rinunciare quest’anno, però allo stesso tempo, le piattaforme online danno anche la possibilità agli autori di essere più creativi, perché sono meno sotto scacco rispetto ad alcuni meccanismi commerciali a cui il cinema è sottoposto e possono godere di più libertà e possibilità di sperimentazione.

Non sei nuovo al thriller, lo scorso anno ti sei cimentato in “Passeggeri Notturni”. Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

È stata una bella esperienza perché ho avuto l’opportunità di lavorare direttamente con un grandissimo scrittore che è Gianrico Carofiglio. Io e il mio gruppo di scrittura, tra cui Salvatore De Mola, siamo andati a casa sua e insieme a lui abbiamo lavorato sulle sceneggiature. È un aspetto insolito perché spesso il produttore compra i diritti di un romanzo e gli sceneggiatori lavorano sull’adattamento, senza che l’autore sia coinvolto. Nel nostro caso è stato diverso, molto bello e stimolante. Una bella esperienza ma mi ha fatto venir voglia di lavorare su qualcosa di totalmente mio. Ho sempre lavorato come regista su idee che non venivano direttamente da me, mentre con “Weekend” ho avuto la possibilità di lavorare su un progetto mio.

Ogni regista ha i propri tratti distintivi, la propria “Z” di Zorro. Quale pensi sia la tua?

Ci sono degli aspetti che mi piace curare, come i personaggi complessi, che non siano “di carta”, ma reali e che conquistino il cuore del pubblico. Mi metto dalla parte dello spettatore e cerco di rappresentare un personaggio come vorrei vederlo io e mi piace vedere il fascino che può esercitare. Inoltre sono un grande appassionato dell’estetica cinematografica, di tutto quello che è l’aspetto estetico-funzionale al racconto e di tutto ciò che riguarda il pittorico e visivo che riguarda l’immagine cinematografica. Sono anche un grande appassionato di pittura, dipingo e attraverso il cinema cerco di fare incontrare le mie passioni.

C’è un genere di film in particolare in cui vorresti cimentarti?

In questo momento mi piacerebbe fare un salto nel fantastico, essendo cresciuto negli anni ’80 e ’90, quando questo genere dominava e ne sono molto affascinato.

Altri progetti su cui stai lavorando?

Sto lavorando a un progetto ambientato negli Stati Uniti, è un film a cui tengo tantissimo ma siamo ancora in fase di scrittura e non posso dire altro.

Questo portale si chiama “La voce dello schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?

La voce dello schermo è una bellissima definizione perché fa capire subito che nel cinema parlano le immagini e per me è più che una religione.

 

Di Francesco Sciortino

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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