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Dom. Feb 25th, 2024

Intervista a Camilla Semino Favro: “’Vostro Onore’ scava nell’animo. Accorsi un grande professionista” L'attrice, già vista in progetti importanti come "Diaz - Don't Clean Up This Blood" e "1993", ci presenta la serie, il suo personaggio e l'attesissima "I Sopravvissuti".

Feb 28, 2022

Dopo il debutto in anteprima su RaiPlay, da lunedì 28 febbraio va in onda su Rai Uno “Vostro Onore“, remake della serie israeliana “Kvodo“, da cui è tratta anche “Your Honor“, la versione americana con Bryan Cranston protagonista. La serie vede Stefano Accorsi nei panni dello stimato giudice Vittorio Pagani, la cui vita viene stravolta nel momento in cui il figlio investe il figlio di un pericoloso boss. Pagani, per proteggere il ragazzo, sarà costretto a fare delle scelte che lo metteranno in crisi e che interferiranno anche con la sua vita professionale. Abbiamo avuto il piacere di intervistare la protagonista femminile di “Vostro Onore“, Camilla Semino Favro, che abbiamo avuto modo di conoscere in progetti di successo come “Diaz – Don’t Clean up This Blood“, “1993” e tanti altri. L’attrice ci ha parlato di Ludovica Renda, il personaggio che interpreta, di come abbia significato per lei condividere nuovamente il set con Stefano Accorsi, e ci ha raccontato, infine, del suo rapporto con il teatro e dell’attesissima serie firmata Rai “I Sopravvissuti“, che andrà in onda a fine marzo.

Salve Camilla, benvenuta su “La voce dello schermo”. Da lunedì ti vedremo in “Vostro Onore”, al fianco di Stefano Accorsi. Presentaci un po’ la serie…

Salve a tutti. Grazie. Come sapete, la serie è tratta dalla serie israeliana da cui è stata realizzata “Your Honor”, la versione americana con Bryan Cranston. Pur seguendo la direzione tracciata dalla versione originale, “Vostro Onore” riesce a distaccarsi. È una versione improntata sull’Italia, legata al nostro mondo, anche perché il sistema giuridico italiano è diverso da quello israeliano e americano. Non ha soltanto le sfumature del crime, ma ha degli elementi presenti nelle relazioni dell’animo umano. Parla della difesa dei propri cari, dei propri figli e del proprio ambito familiare, che si va a intersecare con il senso di giustizia giuridica. Stefano (Accorsi ndr.) interpreta appunto un giudice che si trova ad affrontare uno dei casi più complessi che potesse capitargli perché riguarda il figlio. Inoltre, la serie esplora il concetto di “scelta” e come l’essere umano debba confrontarsi con delle priorità personali o lavorative.

Parliamo di Ludovica Renda, il personaggio che interpreti…

L’aspetto che mi ha colpito maggiormente è la scomoda posizione in cui si ritrova Ludovica. È una giovane ragazza di famiglia borghese, ma ha una grossa ombra che riguarda il suo passato, la sua famiglia e che probabilmente l’ha portata a percorrere la strada della giurisprudenza. In più è una ragazza che si ritrova proiettata in un mondo lavorativo non semplice e in cui la figura femminile non riesce a muoversi facilmente. È molto forte e concentra questa tenacia nel proprio lavoro. C’è un bel rapporto con Vittorio, dal momento che ha iniziato a muovere i primi passi da avvocato proprio con lui. Sono molto amici e si confrontano molto al punto che Vittorio decide di affidarle un caso che sembra semplice ma che in realtà è più grande di quanto sembri. È una lottatrice che si ritroverà, anche lei, a fare una scelta molto grande.

Cosa ti ha affascinato di questo genere?

È un genere che seguivo maggiormente in passato e che avevo un po’ abbandonato. Mi sono riavvicinata quando ho seguito la serie israeliana e quella americana. Ciò che mi ha conquistato è stato il fatto che non è un legal puro e basta ma il punto centrale non è il caso e non è presente soltanto il tribunale, ma riguarda molto il lato umano e ha una notevole profondità per quanto riguarda le scelte umane. L’unione di questi due mondi risulta molto interessante.

Ci sono degli aneddoti particolari che vorresti condividere con i nostri lettori? Com’è stato condividere il set con Stefano Accorsi?

Condividere il set con Stefano Accorsi è sempre meraviglioso. Ho avuto modo di lavorare con lui in passato in “1993”, ma ai tempi non girammo scene insieme, dopo ci siamo ritrovati ne “Il Campione”. È un attore che oltre a essere di una professionalità impressionante, è una macchina da guerra e mette a proprio agio tutte le persone sul set. Sa esattamente quello che deve fare, è sempre molto chiaro e si lavora sempre insieme a lui. È una persona molto piacevole e rassicurante. Di aneddoti ce ne sono tantissimi, ricordo tantissime risate e momenti di ridarella che facevamo fatica a trattenere. Gli argomenti della serie non ti permettevano di ridere tanto, per cui ogni tanto sentivamo l’esigenza di stemperare un po’ gli animi.

Sappiamo che sei impegnata nello spettacolo “When the Rain Stops Falling”. Cosa ti affascina del teatro?

Ho sempre fatto tanto teatro nella mia vita. Ho iniziato da giovanissima con Luca Ronconi. Poi ho cominciato a girare anche serie e film, riuscendo ad incastrare ai miei spettacoli alle tournee. Ho lavorato in tante compagnie diverse e in tutta Italia. Ora stiamo continuando con questo testo contemporaneo e mi piace molto riuscire ad incastrare entrambe le cose. Amo sia il palcoscenico che il set. È molto formativo esplorare entrambi i mondi perché sono paralleli ma molto diversi.

Un altro progetto in cui ti vedremo a marzo è l’attesissima “I Sopravvissuti”. Cosa dobbiamo aspettarci da questa serie?

È un grandissimo progetto e un bel rischio, perché è una grossa co-produzione franco-italo-tedesca e sono state messe in campo diverse forze. La sceneggiatura è molto ricca, fresca e nuova. Vengono trattati avvenimenti non tanto comuni per la televisione italiana e raccontate delle vicende relative a un grosso naufragio. Sono stati coinvolti attori italiani, francesi e tedeschi. È una bella scommessa, sono tutti ruoli importanti e ben scritti. È stato bello girare a Roma, negli Studios di Tiburtina, in blue screen e con una gigantesca barca ricostruita. C’è stato un enorme lavoro, anche in post produzione. La trama riguarderà questa nave di nuova generazione che viaggia a scopo benefico e con passeggeri molto diversi tra loro, in seguito ci sarà un naufragio che costringerà i passeggeri a passare dei mesi complessi per sopravvivere. Ci sarà anche una parte dedicata alle persone che li aspettano da casa e che hanno perso i loro cari.

Facciamo un passo indietro nel tempo. Quali sono gli altri ruoli che porti nel cuore e perché?

Ne cito due. Il primo è in “Diaz” di Daniele Vicari. Reputo Daniele un grandissimo regista e nel film interpretavo una giovane avvocatessa, è stato il mio primo ruolo al cinema ed è uno di quelli a cui tengo di più perché, essendo genovese, ero molto giovane quando sono successi i fatti legati al G8. Ero giovane, ma consapevole di ciò che stava accadendo. È stato importantissimo per me essere presente su questo set. L’altro ruolo che ricordo con piacere è stato quello in “1993”, per la regia di Giuseppe Gagliardi. Interpretavo una ragazza malata di HIV, era una giovane ragazza eccentrica e che incrociava la sua strada con quella del personaggio interpretato da Domenico Diele. Un ruolo ben costruito e meravigliosamente diretto da Giuseppe Gagliardi, aiutato da tutto lo staff e da scelte molto curate e specifiche.

Questo portale si chiama “La voce dello schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?

Lo schermo rappresenta tante cose: un cinema, un teatro, una televisione e anche un cellulare ai nostri giorni. È tutto quello che ci porta a sederci e a metterci nella condizione di ascoltare delle storie, ovunque ci troviamo. Può anche essere un narratore per strada. La voce dello schermo è farsi raccontare delle storie.

Di Francesco Sciortino

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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