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Intervista a Carlo Calderone: “Interpretare Malcom ne ‘Il Patriarca’ una bella sfida. Seconda stagione? Lo Spero” L’attore, già visto in serie come “Il Cacciatore” e “Incastrati”, parla della serie in onda in queste settimane su Canale 5 e degli aspetti che ha amato di Malcom.

Mag 19, 2023

In queste settimane “Il Patriarca” sta affascinando il pubblico di Canale 5. La serie con Claudio Amendola protagonista nei panni di Nemo Bandera durante la quinta puntata è stata seguita da circa 2.607.000 di spettatori, con uno share pari al 15.6%. Abbiamo ritrovato per l’occasione Carlo Calderone, già apprezzato in serie come “Il Cacciatore”, “Incastrati” e nel film di Roberto LipariTuttapposto”. L’attore si è raccontato su La voce dello schermo, parlando degli aspetti interessanti che riguardano Malcom, uno dei personaggi più iconici della serie, e di cosa abbia significato per lui far parte di questa serie, dal “Benvenuto a bordo” di Claudio Amendola fino a parlare di un’ipotetica seconda stagione de “Il Patriarca”. A voi…

*Foto di Andrea Ciccalé

Salve Carlo. Bentornato su “La voce dello schermo”. Parliamo de “Il Patriarca”. Cosa ti ha affascinato di Malcom?

Salve a tutti. Grazie. Mi è piaciuta molto la sua evoluzione che segue nella storia. È un personaggio che suscita curiosità da parte del pubblico e man mano che la serie procede nel suo racconto si comprende sempre di più l’essenza di Malcom. Lo caratterizza un alone di mistero che, piano piano, va scomparendo fino a rivelare la sua vera identità. È stato bello creare una sorta di gioco con il pubblico, suscitando in loro dei sospetti sin dalla prima puntata, e raccontare questa storia d’amore tra lui e Lara che, nonostante gli intrighi e gli inganni, nasconde un amore autentico.

Quali reputi siano state le difficoltà nell’interpretarlo?

Credo che, in fin dei conti, non esistano personaggi complessi. Ogni personaggio può toccare corde che tu possiedi o puoi ritrovarti a interpretare un personaggio molto distante da te. A differenza de “Il Cacciatore”, dove interpretavo il Tedesco, un personaggio crudele e legato alla malavita, ne “Il Patriarca” mi è venuto più naturale perché si presenta in un modo e si è rivelato un personaggio positivo. È stato molto divertente interpretare Malcom sia per il suo modo di essere ma soprattutto per l’evoluzione che nasconde. È un personaggio positivo, che dà luce alla vita difficile che aveva Lara e le ha offerto uno spiraglio nella sua difficile vita familiare.

Ci sono degli aneddoti particolari che ti sono rimasti impressi?

Ricorderò sempre questo set con molta felicità perché ho avuto la fortuna di incontrare delle persone stupende. Con Neva Leoni si è creata un’amicizia fantastica, in lei ho trovato un’amica e una persona straordinaria e grazie alla sua amicizia ho incontrato una persona “speciale”. Ho incontrato, inoltre, delle persone stupende come Pierfrancesco Nacca e siamo diventati inseparabili. È stato un set molto divertente, sereno e non c’è mai stato nessun problema. Ho avuto la fortuna di incontrare Claudio Amendola sia come regista che come attore ed è stato un onore vedere gli sguardi soddisfatti di Claudio al termine di ogni ciak. Quando abbiamo girato era il periodo in cui il Covid impazzava, fino al giorno della firma del contratto ho cercato di rifugiarmi il più possibile sul “faro”, appellativo che i miei amici danno spesso a casa mia, abitando distante dal centro e all’ultimo piano. (ride ndr.).

*Foto e copertina di Andrea Ciccalé

Che ricordi hai del provino?

Quando ho fatto l’ultimo provino con Raniero (Monaco Di Lapio ndr.). A fine provino, Claudio (Amendola ndr.) mi guardò, mi diede la mano e mi disse: “Carlo, benvenuto a bordo”. È stata una gioia immensa e un’emozione fortissima. È stato uno dei progetti più grandi a cui abbia mai partecipato e quella stretta di mano mi ha regalato un’emozione indescrivibile.

Secondo te, cosa trova di affascinante il pubblico ne “Il Patriarca”?

Ritengo sia una serie ben scritta. È il remake della serie spagnola “Vivir sin permiso”, penso ci sia un’unicità in ogni personaggio e credo che il pubblico si sia interessato alla storia di ognuno di loro.

Ci sono state diverse scene che ti hanno messo alla prova. Una su tutte quella in cui Malcom salva la vita a Lara. Com’è stato girare una scena d’azione del genere?

Adoro girare scene di questo tipo. È stato entusiasmante girarla con un “buona la prima”. Sono riuscito a realizzare una caduta da vero “stuntman professionista” e Claudio mi ha anche detto: “Hai fatto lo stuntman e non me lo hai detto?”.

Ci sarà una seconda stagione de “Il Patriarca”?

Non sappiamo ancora nulla. Non ho ancora parlato con la produzione riguardo una seconda stagione e non ho ancora conferme sul destino di Malcom. Vedremo cosa accadrà.

Per il pubblico sembra impensabile immaginare nuovi episodi senza Malcom… Ti piacerebbe farne parte?

Assolutamente sì. Mi piacerebbe un sacco farne parte anche per vedere in che modo Malcom potrebbe irrompere nuovamente nella vita di Lara.

Cambiamo un po’ argomento, ti abbiamo visto di recente in “Incastrati”, cosa ti è piaciuto di questa esperienza?

Sicuramente lavorare con Salvo e Valentino (Ficarra e Picone ndr.). Hanno una precisione impressionante e la loro comicità è matematica. Sono attenti al minimo dettaglio. Ho interpretato un ruolo marginale, ma è sempre bello per un attore vedere un’ancora a cui aggrapparti e avere la consapevolezza di essere in ottime mani.

*Foto di Andrea Ciccalé

Ti sei cimentato in diversi generi, dalla commedia, in “Incastrati” o “Tuttapposto”, al drama ne “Il Cacciatore” e “Il Patriarca”. Come è per te spaziare da un genere all’altro?

Penso ci siano attori più portati per un genere rispetto ad altri. Non credo che la maggior parte degli attori abbiano tantissime difficoltà nel passaggio da commedia a dramma. È il nostro mestiere. “Siamo dei vasi da riempire”, come mi diceva sempre il mio insegnante di accademia, Lorenzo Salveti. Mi sento un vaso vuoto e in base al progetto a cui partecipo vado a riempirlo. Se devo fare una commedia mi ispirerò a qualche attore e cercherò di attingere da ciò che ho visto, lasciando anche libero sfogo alle mie abilità e a quello che i tanti Carlo dentro di me riescono a raccontare. Non ho grandi difficoltà nel cimentarmi da un genere all’altro e non ritengo di avere un genere che prediligo.

Dai un aggettivo ai registi con cui hai lavorato di recente…

Claudio Amendola: generoso, Ficarra e Picone: perfezionisti, Davide Marengo: raffinato, Stefano Lodovichi: lungimirante.

Se potessi rubare un ruolo a un tuo collega quale sceglieresti?

Ruberei il ruolo di Germanico in “Barbarians” che ha fatto il mio carissimo amico Alessandro Fella perché adorerei fare una serie in costume, che sia fantasy, storico o futuristico. Mi piacerebbe lavorare su un set di questo tipo. Sono un grande fan di questo genere di film, a cominciare da “Il Signore Degli Anelli”. Probabilmente questa voglia di cimentarmi sul genere orientato verso il fantasy nasce dalla mia anima nerd. Mi piacerebbe diventare l’Henry Cavill italiano, anche se dovrei cominciare a fare un po’ più di palestra (ride ndr.).

Di Francesco Sciortino

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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