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Intervista a Valentina Romani: “Amo mettermi alla prova. ‘Mare Fuori 2’? Ci spero” L’attrice romana, prossimamente nella miniserie Sky “Vermicino”, parla del successo della serie conclusasi da poco su Rai Due e degli altri ruoli significativi della propria carriera.

Nov 5, 2020

Con grande piacere “La voce dello schermo” ha intervistato Valentina Romani, reduce della brillante interpretazione in “Mare Fuori” e prossimamente nella miniserie Sky “Vermicino”. L’attrice romana, interpretando il ruolo di Naditza nella serie da poco conclusasi su “Rai Due”, si è dimostrata ancora una volta una certezza nel panorama della recitazione italiana, nonostante la giovane età. Oltre che di “Mare Fuori”, Valentina ha parlato de “La porta rossa”, dell’importanza di recitare in pellicole come “Un Bacio” e ha espresso la sua opinione sull’attuale situazione di cinema e teatro. Questo e altro nella nostra chiacchierata con Valentina Romani.

*Foto di Sara Sabatino

Salve Valentina, benvenuta su “La voce dello schermo”. Partiamo da “Mare Fuori”. Nel ruolo di Naditza hai dimostrato grande versatilità, recitando in napoletano e interpretando un ruolo complesso. Come ti sei preparata emotivamente e artisticamente a questo personaggio?

Salve a tutti. Alla creazione di Naditza sono stati fondamentali sia il regista, Carmine Elia, con cui avevo già lavorato, sia i membri del cast. Si è creato un gruppo molto affiatato di ragazzi, nonostante molti dei quali erano più piccoli di me. Inoltre, è stato bello ricreare quella fame di libertà tipica dell’adolescenza, quella fase in cui ti senti invincibile e credi fermamente nel potere dei legami, dell’amicizia e dell’amore. Io personalmente ho voluto regalarle di più la spensieratezza di un’adolescente, la freschezza, la genuinità e l’impulsività ma, allo stesso tempo, le ho voluto trasmettere quella paura della scoperta di chi si è, ed è un aspetto molto presente nell’adolescenza.

Quali sono state le caratteristiche di lei che ti sono piaciute di più?

Ho amato sicuramente il suo coraggio. È molto coraggiosa e dentro di sé non sa bene ciò che vuole ma, in compenso, sa bene cosa sia giusto per lei e cosa no. È un aspetto molto importante e la invidio un po’ per questo. A me, ad esempio, non capita sempre di capire cosa sia giusto o sbagliato per me, ma agisco in base alla mia voglia di fare. Di lei mi è piaciuto anche il volersi affidare molto ai legami e, mentre studiavo il suo personaggio, ho notato che tende a unire le persone, nonostante scappi da qualcosa. Attraverso il suo conforto, rappresenta la speranza per i protagonisti di “Mare Fuori”. Se devo dire invece una caratteristica che non mi appartiene è sicuramente la sua irascibilità, si arrabbia facilmente ma gliela perdoniamo dato il contesto un po’ estremo in cui si ritrova.

*Foto di Ufficio Stampa Rai

Quali sono state invece le difficoltà maggiori nel recitare in dialetto napoletano?

Il fatto che il napoletano sia molto musicale, quasi come una cantilena, rende più semplice l’apprendimento della cadenza napoletana. La difficoltà più grande forse l’ho riscontrata nel rendere l’”ahò” romano nel “uè” napoletano, soprattutto nelle scene di rabbia (ride ndr.). Il mio terrore era quello di far diventare Naditza una macchietta e spero di non averlo fatto. Tuttavia, sono molto soddisfatta, la gente mi ha addirittura chiesto se fossi stata doppiata. È stato fondamentale anche l’aiuto dei ragazzi e di Carmine Recano.

La serie ha riscontrato un enorme successo. Si parla già di una seconda stagione. Se si dovesse fare, ti piacerebbe farne parte?

So che ci sono voci a riguardo ma non so ancora nulla. Stiamo ricevendo così tanti feedback positivi che sarebbe un peccato non fare una seconda stagione. Sia a noi che al pubblico ha lasciato molto, spero venga realizzata e di farne parte. Si è creato un legame profondo anche con Napoli. È una città che ti fa sentire la sua accoglienza e tornare in un posto del genere farebbe solo bene alla mia anima.

Come te la immagineresti una seconda stagione?

Sicuramente dopo il finale, mi immagino dei caratteri evoluti. Ciò che è accaduto ha colpito lo spettatore e sicuramente anche i protagonisti. Me l’immagino coraggiosa come la prima, perché tratta temi importanti e di cui si parla poco, e spero di ritrovare lo stesso gruppo di lavoro. Credo che uno dei punti di forza della serie sia stato il legame che si è creato tra di noi. Siamo legatissimi e ci sentiamo spessissimo.

*Foto di Ufficio Stampa Rai

Hai qualche aneddoto curioso, simpatico o folle che vorresti condividere con i nostri lettori?

Ce ne sono tantissimi, uno in particolare lo trovo molto divertente. Mentre stavamo girando con Serena De Ferrari (Viola nella serie), eravamo alle prese con una scena di litigio. Dovevo sbatterle davanti al volto un vassoio pieno di olive e doveva poi prenderne una e mangiarsela. Da premettere che lei odia le olive, ma ho sbattuto il vassoio talmente forte che tutte le olive sono cascate per terra. Nel momento in cui avrebbe dovuto mangiarle, non ne era rimasta più neanche una sul vassoio. Abbiamo dovuto riempire nuovamente il vassoio e rigirare la scena!

In “Mare Fuori” hai ritrovato il regista Carmine Elia, con cui hai lavorato ne “La Porta Rossa”. Cosa ti piace del suo modo di lavorare e cosa puoi dirci riguardo la terza stagione?

Ancora non c’è nulla di concreto riguardo la realizzazione di una terza stagione. Lavorare con Carmine è un’enorme fortuna, perché è un ottimo direttore d’orchestra: pretende sempre tanto ma lo fa per il bene dell’attore, perché sa quello che puoi dare. Lavorare con Carmine è un continuo mettere alla prova sé stessi e credo sia un’enorme fortuna incontrare un regista che ha questo modo di approcciarsi alla recitazione.

Tu hai debuttato a teatro a quattordici anni. Questo settore, assieme a quello del cinema, è forse uno dei più colpiti dalle misure anti-covid. Cosa pensi a riguardo?

Penso che la situazione che stiamo vivendo sia del tutto surreale e spaventosa. In questo momento mi sento vicina, anche perché ne faccio parte, a tutti gli addetti ai lavori di teatri e cinema. Dentro di me sento che è una chiusura che si sarebbe potuta evitare perché sono quei luoghi dove hai la possibilità di dimenticare ciò che accade fuori e di estraniarti. Sono ambienti di cultura e non possiamo farne a meno. È così da sempre e sarà sempre così. Ma è altrettanto chiaro che, se in un momento del genere sono state prese queste misure, si vede che non si poteva fare altro.

*Foto di Sara Sabatino

Quali sono le altre esperienze che ti sono rimaste nel cuore e perché?

Sicuramente “Un bacio”, di Ivan Cotroneo. È stata un’esperienza incredibile. Avevo diciannove anni e la possibilità di farmi portavoce di temi importantissimi, come il bullismo e omofobia, argomenti di cui si sente parlare ancora troppo. Avevo l’opportunità di rivolgermi alle ragazze e credo che il film di Ivan, oltre a essere stato il mio primo film per il cinema, è stata anche l’occasione per dare un consiglio ai ragazzi che soffrono a causa del bullismo e dell’omofobia. L’abbiamo fatto vedere nelle scuole ed è stato visto da tantissimi ragazzi giovani. Può essere servito da sprono, per infondere coraggio e per non avere paura di essere quel che si è. In ogni forma l’amore è bello e l’amore c’è. Poi ovviamente non posso non citare “La porta rossa”, a cui sono molto legata e che mi ha permesso di conoscere Lino Guanciale. Lui è uno dei regali più belli che questa serie mi abbia fatto. Sono molto legata a Lino, gli voglio molto bene, è un attore che stimo tantissimo e per me è diventato una guida. Ho imparato tanto da lui ed è un esempio a livello attoriale e umano.

Tu sei romana, in questi giorni è venuto a mancare un artista immenso: Gigi Proietti. Vuoi spendere due parole a riguardo?

Sicuramente la perdita di Gigi Proietti è un po’ destabilizzante. Non avevo mai lavorato con lui ma con Gigi se ne va un riferimento importante per tutti noi attori. È stata la dimostrazione di simpatia, di leggerezza, di divertimento, senza mai peccare di superficialità. È un’icona e resterà per sempre eterno.

Questo portale si chiama “La voce dello schermo”, cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?

Significa sicuramente trovarsi ai nostri giorni. Mi fa pensare alla tecnologia, a quello che c’è adesso e soprattutto a dare voce a chi c’è nello schermo e a chi, come me, fa dell’audiovisivo, del cinema e della televisione.

Di Francesco Sciortino

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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