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Intervista a Miguel Gobbo Diaz: “Dopo ‘Nero a metà’ vado in scena in ‘The Pass’” L’attore, di recente impegnato nella fiction con Claudio Amendola, presenta lo spettacolo di cui è protagonista al fianco di Edoardo Purgatori.

Gen 31, 2019

Debutta stasera al teatro Piccolo Eliseo di Roma “Fuorigioco/The Pass”, lo spettacolo che ha per protagonisti Miguel Gobbo Diaz ed Edoardo Purgatori rispettivamente nei panni di due calciatori omossessuali. A presentarlo ci ha pensato Miguel Gobbo Diaz che, dopo il successo nella fiction con Claudio Amendola “Nero a metà”, ha introdotto il personaggio di Ade e gli aspetti più interessanti dell’interpretarlo. L’attore ha anche confidato la sua passione per il calcio e ripercorso le tappe principali della sua carriera.

Salve Miguel, benvenuto su “La voce dello schermo”. Partiamo da “The Pass”. Presentaci il tuo personaggio e gli aspetti che ti hanno colpito di più.

In “The Pass” interpreto Ade, un calciatore omosessuale che sa quello che vuole che però, crescendo e affrontando le situazioni per quello che è realmente, si ritroverà verso un’altra direzione. La storia si divide in tre momenti significativi. È stato interessante percorrere queste tre fasi dei personaggi. Per quanto mi riguarda, i momenti che mi coinvolgono maggiormente sono il primo e il terzo, perché il primo avviene quando il mio personaggio ha 17 anni e il terzo dopo tanti anni. Durante quest’ultimo periodo, i due protagonisti si ritroveranno a dovere tirare le somme su quello che è stato delle loro vite e delle loro carriere in questi anni.

 

*Fotografia di Manuela Giusto

Com’è stato trattare una tematica così delicata come l’omosessualità nel mondo del calcio?

È un argomento molto delicato in un contesto del genere, dove l’aspetto è importante e dove l’essere un atleta è la caratteristica principale. Non è facile per i calciatori esporsi, anche perché il pubblico condiziona parecchio quel mondo. È stato davvero un argomento molto delicato da affrontare, anche perché è sempre molto attuale e rispecchia un sacco di persone. Abbiamo una grande responsabilità e speriamo che il pubblico accolga questo spettacolo come un motivo per lasciarsi andare e lasciarsi alle spalle certi pregiudizi che non aiutano l’integrazione e a vivere bene.

Tu sei un appassionato di calcio. Che rapporto hai con questo sport?

Io ho sempre amato il calcio. Vengo da questo mondo ed ero un calciatore. Interpretare questo personaggio è stato molto stimolante perché conosco bene quell’ambiente, il modo di comportarsi e le voci che girano attorno a quel contesto.

Per che squadra tifi?

Devo dirlo? Non l’ho mai detto pubblicamente! Sono un tifoso milanista da quando avevo sei anni.

Se dovessi rubare un ruolo ad un tuo collega, italiano o straniero, quale sceglieresti?

È difficile. Lo ruberei a Denzel Washington. Mi piacerebbe o il personaggio di Alonzo Harris di “Training Day”, o Silas Trip di “Glory” o Frank Lucas di “American Gangster”.

Di recente sei stato protagonista di “Nero a metà”. Cosa hai amato di questa esperienza e del personaggio di Malik?

È stata la mia prima esperienza lunga in una serie tv e che mi ha permesso di stare sul set per mesi. Ho amato la novità di Malik, il fatto di essere un poliziotto cresciuto in Italia, che fa parte della cultura italiana, che lavora per il paese che ama e che combatte per migliorarlo. È stata una bellissima sorpresa anche la risposta del pubblico, che ha amato molto la serie e per strada la gente è stata sempre molto carina con me. Si fermava per salutarmi ed ho provato una grande gioia, perché significa che abbiamo fatto un buon lavoro e speriamo di rimanere nel cuore delle persone.

Ci sarà una seconda stagione?

Ancora non si sa molto a riguardo, per cui vi terrò aggiornati.

 

*Fotografia di Manuela Giusto

A quali altre esperienze sei più legato e perché?

L’esperienza che ricordo con maggiore piacere è “La grande rabbia” di Claudio Fragasso. Ero molto giovane e il momento in cui cominci a far parte del mondo cinematografico è indimenticabile. Per quanto riguarda il teatro invece, l’esperienza teatrale che vorrei ricordare è “Il Calapranzi” che ho anche prodotto e l’ho messo in scena a Vicenza e a Roma, grazie all’aiuto di Alessio Di Clemente. Ci ha dato grandi soddisfazioni. Ha fatto sold out a Vicenza ed è stata un’esperienza che mi porterò sempre nel cuore, che mi ha dato un sacco di stimoli e mi ha permesso di imparare tantissimo. Quando sei tu a fare le cose è sempre molto complicato ma ti porta sempre gratificazioni maggiori.

Questo portale si chiama “La voce dello schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?

Penso significhi farsi coinvolgere dalle emozioni e da quella voce che ti conquista, che ti attrae e che ti colpisce.

Di Francesco Sciortino

 

 

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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