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Intervista ad Alessandro Piavani: “Interessante cimentarmi tra triangoli e criminalità in ‘Blocco 181’” L'attore protagonista della serie Sky Blocco 181 si racconta su La voce dello schermo.

Lug 6, 2022

Nelle ultime settimane abbiamo apprezzato la serie tv firmata Sky Blocco 181, un prodotto particolare che attinge da prodotti come “Suburra” e “Gomorra” ma che riesce a inserire all’interno di questo contesto un triangolo amoroso giovanile che rende la serie accattivante e innovativa. Tra i protagonisti troviamo Alessandro Piavani, Laura Osma, Andrea Dodero e Salmo. Abbiamo intervistato Alessandro Piavani, già conosciuto per le sue interpretazioni in “Saremo Giovani e Bellissimi“, “La Mafia Uccide solo d’estate“, “La Tamburina“. Alessandro si è raccontato esplorando gli aspetti che l’hanno incuriosito maggiormente della serie e quelli che gli hanno fatto amare il suo personaggio, senza dimenticare le altre interpretazioni che gli hanno permesso di farsi conoscere in Italia e all’estero. A voi. 

*Foto e copertina di Phil Sharp

Salve Alessandro, benvenuto su “La voce dello schermo”. Partiamo da “Blocco 181”. Cosa ti ha colpito della serie e quali aspetti hai amato di Ludo?

Salve a tutti. Mi ha colpito sin da subito il fatto che si tratta di una serie che non si limita ad esplorare soltanto un determinato genere ma spazia su più fronti. Possiede tratti del crime ma gioca molto con diversi generi ed è difficile identificarla all’interno di una categoria ben precisa. Man mano che va avanti la storia, ci si rende conto che la vera protagonista della serie è la storia di questi personaggi. È un aspetto che mi ha colpito molto e abbastanza inedito nel nostro Paese. Una storia d’amore a tre, senza etichette e senza alcun tipo di retorica. Sono tre personaggi che si incontrano e si innamorano in maniera abbastanza naturale. Tutte le difficoltà presenti derivano dalle famiglie da cui provengono e non dall’interno. Si innamorano e vogliono vivere questo amore. Mi ha affascinato molto. Ludo è quello che crede maggiormente in questa storia d’amore, viene da una famiglia agiata e da un contesto borghese che però nasconde molta solitudine. Per la prima volta con l’incontro con Mahdi e Bea trova la famiglia che non ha mai avuto.

Dal punto di vista interpretativo, quali corde ti ha permesso di toccare Ludo?

Mi ha dato la possibilità di divertirmi. Ludo sa divertirsi e ho potuto giocare con questo suo lato libertino e scanzonato. È stato importante per me fare emergere questa sua caratteristica e, oltre questo aspetto, far vedere la sua voglia di trovare il proprio posto nel mondo.

Com’è stato approcciarsi con questo triangolo amoroso?

Io, Laura e Andrea ci siamo conosciuti prima delle riprese e siamo arrivati ben rodati sul set. È stato bello aver avuto la possibilità di conoscerci prima, parlare dei nostri personaggi, confrontarci in modo da arrivare carichi e pronti alle riprese. È stato un processo naturale e non è stato né imbarazzante né strano rendere questo amore a tre.

 

“Blocco 181” segue per certi versi la scia di “Suburra”, “Gomorra” e serie del genere. In cosa pensi sia diversa?

Principalmente credo che si allontani da un contesto “machista” che eravamo abituati a vedere e si concentra principalmente su questo triangolo amoroso.

Ripercorrendo le altre tue esperienze lavorative che ti hanno visto protagonista, che ricordi hai di “Saremo giovani e bellissimi”?

La ricordo come una delle esperienze più care, ho avuto il ruolo da protagonista, ho trovato un ambiente molto giovane ed è stato bellissimo esordire in questo modo perché è stato come girare con dei miei compagni di accademia. È stato un lavoro molto complesso, che mi ha fatto crescere ed è stato stimolante lavorare con tutta la troupe.

Uno dei tuoi primi set è stato “La Mafia uccide solo d’estate”. Cosa porti nel cuore di questo di quegli anni?

È stata una delle mie primissime esperienze. Avevo già lavorato ne “I Medici”, ma “La Mafia uccide solo d’estate” mi ha dato la possibilità di interpretare un personaggio ricorrente. La ricordo sempre con piacere, ho trovato un’amica, Angela Curri, che sento spessissimo e conoscerla è stato per me un bel regalo. Avevo un po’ di preoccupazione, essendo il mio primo set, ma è stato da lì che è cominciato tutto. Poi, durante il mio percorso, posso ritenermi fortunato ad aver interpretato ruoli molto variegati e differenti e sono contento di aver avuto la possibilità di sperimentare e cambiare.

Quali altre esperienze ricordi con maggiore piacere e perché?

“La tamburina” è stata per me indimenticabile. È stato esaltante lavorare in questa serie diretta da un grandissimo regista come Park Chan-Wook e confrontarmi con un cast internazionale. È stato meraviglioso fare parte di un progetto internazionale e al fianco di Florence Pugh e Alexander Skarsgård.

*Foto di Phil Sharp

Ci sono aneddoti curiosi dal set che vorresti condividere con i nostri lettori?

Il primo giorno di riprese in “Blocco 181” abbiamo girato la scena finale del quarto episodio. Ci trovavamo all’interno di un ascensore, eravamo sei persone ma la capienza era minore. Siamo rimasti bloccati per mezz’ora. Dopo un po’ finalmente ci hanno recuperato ma dopo cinque minuti abbiamo ripreso immediatamente a girare perché eravamo arrivati in netto ritardo.

In futuro hai un ruolo in particolare che ti piacerebbe interpretare?

Sono molto aperto a vari tipi di ruolo, ma mi piacerebbe lavorare con un regista o una regista che riesca a vedere in me qualcosa che io non vedo, con qualcuno che riesca a individuare in me un tipo di ruolo in cui non necessariamente mi ritrovo e che sia in grado di tirar fuori questa parte di me.

Se dovessi rubare un ruolo di un film o una serie tua preferita, quale ruberesti?

Difficile scegliere. Mi piacciono molto i ruoli interpretati da Timothée Chalamet, su tutti ti dico Elio di “Chiamami col tuo nome”. Sono di Bergamo ed è stato girato dalle mie parti.

Ci sono altri progetti di cui puoi parlare e in cui ti vedremo prossimamente?

Sarò impegnato in due film per il cinema ma ancora non posso anticipare molto.

Questo portale si chiama “La voce dello schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?

Suscitare empatia, entrare nell’animo umano e cercare di restituire agli altri che guardano tante diverse anime con cui pensavano di non entrare in contatto. Per me ascoltare la voce dello schermo significa entrare in empatia con le altre persone, accogliendo l’altro e le sue diversità.

Di Francesco Sciortino

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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