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Intervista a Ninni Bruschetta: “Boris 4 è il nostro tributo a Mattia Torre” L'attore si racconta su "La voce dello schermo", parlando del grande ritorno di "Boris" su Disney+ e del cambiamento che ha riguardato il personaggio di Duccio.

Nov 2, 2022

La quarta stagione di “Boris” ha debuttato, il 26 ottobre su Disney+, con nuove avventure, nuovi spunti di riflessione sulle serie tv dei nostri giorni e sicuramente non ha deluso le aspettative. Il quarto ciclo di episodi della fuoriserie italiana, scritta e diretta da Giacomo Ciarrapico e da Luca Vendruscolo, è riuscito a convincere nuovamente il pubblico a suon di risate, senza però far mancare momenti di commozione, soprattutto durante gli omaggi dedicati all’attrice Roberta Fiorentini e a uno degli autori e sceneggiatori Mattia Torre, scomparsi anni fa. Su “La voce dello schermo” abbiamo ritrovato, con piacere, Ninni Bruschetta, interprete del mitico Duccio Patanè e apprezzatissimo attore all’interno del panorama cinematografico, televisivo e teatrale italiano. Ninni ci ha parlato del ritorno di “Boris”, del tempo trascorso prima della realizzazione della quarta stagione e dei tanti aspetti che hanno fatto ridere e commuovere il pubblico durante la visione dei nuovi episodi. A voi.

Salve Ninni, bentornato su “La voce dello schermo”. Qual è stata la tua prima reazione alla notizia del ritorno di “Boris”?

Salve a tutti. Devo dire che non c’è stata una reazione immediata e netta perché non si è trattato di una notizia improvvisa. Un ritorno di “Boris” è sempre stato nell’aria. Se ne parlava concretamente dal periodo del lockdown, anche se inizialmente si trattava soltanto di voci di corridoio. In seguito, queste voci si sono trasformate in una volontà generale da parte del produttore, degli autori e degli attori ed è subentrata Disney. È stato un processo graduale, tutti noi abbiamo avuto la fortuna di non perderci mai negli anni e di aggiornarci su tutte le idee. Ma di proposte che riguardassero “Boris” ce ne sono state tante anche prima, anche quando era in vita Mattia, che aveva persino proposto un “puntatone” della durata di due ore e mezza. Alla fine si è optato per una quarta stagione con l’idea di dedicarla totalmente a Mattia, dal momento che la sua presenza/assenza è un tocco meraviglioso in queste nuove puntate.

Dopo dodici anni, com’è stato tornare a interpretare di nuovo Duccio?

Come avete visto, si è deciso di ambientare le nuove vicende anni dopo e chiaramente anche i nostri personaggi sono cambiati. Troviamo un Duccio un po’ attempato e invecchiato, che torna dall’India, e che agisce in modo leggermente diverso rispetto a prima, nonostante le cavolate che continua a fare. Ogni tanto intravediamo in lui anche un leggero barlume di saggezza e questo è un elemento in più presente in questa stagione. A lavoro ultimato, dopo aver visto la serie, ho telefonato agli autori per ringraziarli ma ho dimenticato di dire loro la cosa più importante, che credo che la malinconia presente in questo quarto ciclo di episodi sia il vero passo in più. Riesce a spaziare tra il tono grottesco e tra quello malinconico in maniera strabiliante. Penso che il successo e la forza di ogni opera dipenda sempre dalla scrittura e da chi la scrive.

Ci sono stati dei toccanti tributi a Roberta e Mattia, che effetto ha fatto per te vivere questi omaggi in prima persona?

Mi trovo in un’età in cui purtroppo si conosce il significato che la morte delle persone ha nella vita. La morte di Roberta sul piano umano è stata ovviamente tristissima e prematura e che ovviamente ha rappresentato una coltellata e una mancanza anche all’interno della storia di “Boris”. Quella di Mattia è stata così prematura da risultare anche inaccettabile. Il lavoro che hanno fatto Luca e Giacomo, e anche per questo sono loro molto grato, ci ha regalato di nuovo la sua presenza. Manca molto come persona, ci vedevamo spesso, e manca in modo atroce come artista. Pensare al genio di Mattia e al fatto di non poterlo avere più è davvero uno strazio. Questo omaggio l’ha fatto ritornare in vita nel nostro cuore, nella nostra memoria e soprattutto nell’arte. È come se effettivamente avesse collaborato a questo progetto ed è anche così, non è soltanto una credenza. Mattia c’è in questo “Boris”.

L’aspetto che stupisce è che “Boris”, a parte qualche acciacco di Duccio, sembra non aver risentito del tempo che passa… perché secondo te?

Perché è stato raccontato anche del tempo trascorso e per certi versi è un modo per esorcizzarlo.

“Boris” deve essere un set pieno di aneddoti, ne hai qualcuno da raccontarci?

In realtà non c’è un vero e proprio aneddoto da raccontare. Il set di “Boris” è caratterizzato da tantissima professionalità e da un rapporto serio e amichevole tra gli attori. Molte volte ci ritroviamo a parlare di aspetti interessanti che non hanno a che vedere con i nostri personaggi e lontani dai toni buffi presenti nella serie. Con gli altri membri del cast è sempre un piacere chiacchierare e condividere gli aspetti lavorativi e umani. Non succedono cose assurde dietro il set di “Boris”. Ridiamo tanto vedendo gli episodi, ma ridiamo perché le persone che stanno interpretando quei personaggi sono anche simpatiche. Due degli attori con cui rido di più sul set sono Giorgio Tirabassi e Massimiliano Bruno. Inoltre, trovarsi in un set del genere è sempre molto bello sia per la presenza degli interpreti storici sia per quella delle piccole partecipazioni di attori straordinari. In questa stagione, ad esempio, abbiamo avuto Cristina Pellegrino, che secondo me è l’Anna Magnani del 2022. Ritornando agli aneddoti ne ricordo più da altri set, dove succedono le cose che “Boris” suggerisce.

Che significato assume questa quarta stagione? Chiusura di un cerchio o una nuova vita per “Boris”

È sempre imprevedibile e non si può mai dire, anche perché non lo sappiamo. L’aspetto più bello è che sia stato un progetto fortemente voluto dal pubblico e c’è stata una forte risposta da parte sua. Questo è già motivo di grande soddisfazione, vedremo quindi cosa accadrà e dipenderà da tantissimi fattori. Finora “Boris” è una bella storia, bisogna dirlo.

Il pubblico però sembra avere ancora fame di “Boris”…

Ed è un aspetto che ci rende tutti molto felici e orgogliosi.

Dove ti vedremo prossimamente?

È un periodo molto bello e intenso. Per quanto mi riguarda sta per partire un tour de force che mi vede impegnato in due serie tv e in due film. Stanno per partire, infatti, le riprese della nuova stagione de “I Bastardi di Pizzo Falcone”, poi girerò un film diretto da Bruno Colella e uno da Edoardo Winspeare. Riprenderò “Il mio nome è Caino” e sarò impegnato in un testo di Andrea Muzzi allo Stabile di Cagliari a febbraio. Un altro motivo di grande orgoglio e di onore per la mia vita sarà quello di fare due settimane di lezione all’Accademia Silvio D’Amico. Infine, farò gli spettacoli “Il mare colore del vino” allo Sciascia di Catania e, a L’Aquila, “la Misteriosa Fiamma della regina Loana”, diretto da Giuseppe Di Pasquale, con le musiche originali di Giorgio Conte e tratto dal romanzo di Umberto Eco.

 

Di Francesco Sciortino

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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