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Intervista a Denise Capezza: “Vincenzo Malinconico una scommessa vinta dalla Rai. Colpita dalla serenità di Cronenberg” L'attrice, in queste settimane in "Vincenzo Malinconico", si racconta su "La voce dello schermo", parlando della nuova fiction Rai, dell'esperienza a Cannes con "Crimes of the future", di "Baby", "Bang Bang Baby", "Gomorra" e tanto altro.

Nov 10, 2022

Ha conquistato il pubblico di Sky in “Gomorra” vestendo i panni di Marinella, si è fatta apprezzare nelle piattaforme di streaming come Netflix e Amazon Prime Video recitando in “Baby” e “Big Bang Baby”, è riuscita a convincere un regista come David Cronenberg a puntare su di lei in “Crimes of the future”, film presentato al Festival di Cannes 2022. All’appello mancava soltanto il pubblico di Rai 1 ma in queste settimane è arrivata anche la sua consacrazione tra gli spettatori di Mamma Rai. Stiamo parlando di Denise Capezza, che abbiamo intervistato, con grande piacere, su La voce dello schermo prima del gran finale di stagione di “Vincenzo Malinconico – Avvocato d’insuccesso“, serie diretta da Alessandro Angelini e tratta dai romanzi di Diego De Silva. Denise ci ha parlato della sua Alessandra Persiano, delle difficoltà legate a questo personaggio, delle altre interpretazioni che l’hanno resa celebre e delle emozioni provate durante lo scorso Festival di Cannes.

*Foto e copertina di Alessandro Peruggi

Salve Denise, benvenuta su “La voce dello schermo”. Partiamo da “Vincenzo Malincolico”. La serie volge al termine, cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Salve a tutti. Grazie. È stata un’esperienza divertente perché mi ha permesso di tornare a girare nella mia Regione dopo un po’ di tempo, dal momento che non accadeva dai tempi di “Gomorra”. Le riprese si sono svolte a Salerno, mi sono sentita a casa sul set e ho trovato un ambiente familiare. È stato il mio esordio con un ruolo importante su Rai 1, che rappresenta per certi versi una televisione differente rispetto a quelle delle piattaforme a cui ero abituata. Ho trovato un pubblico differente e una storia diversa dalle altre. Ero un po’ spaventata dall’interpretare questa co-protagonista quasi perfetta. Avere la possibilità di arrivare a un pubblico più vasto mi ha fatto tanto piacere.

Quali aspetti hai amato di Alessandra?

È un personaggio molto complicato perché è molto diverso rispetto a me. Io sono molto più “fumantina”, lei è molto diplomatica e riesce a porsi sempre con molta eleganza e dolcezza. Ammiro molto questo aspetto di lei perché a volte non riesco a esserlo. È stato bello sentirsi come lei, una donna decisa ed empatica, una professionista di successo ma non un’avvocatessa cinica. Era importante ricreare il personaggio tratto dai libri di Diego De Silva, quella donna sui tacchi, perfetta nei look, ma allo stesso tempo dolce, umana, nonostante l’apparenza. È difficile empatizzare con la perfezione eppure questo personaggio doveva suscitare questa empatia.

Chi è più forte e determinata nel suo lavoro, tu o Alessandra?

Su questo aspetto penso di superarla un po’. Sono più agguerrita, lei è più equilibrata e risolta. Io sono in continuo combattimento e non mi adagio sugli allori. Lei può permettersi di stare un po’ più tranquilla.

È prevista una seconda stagione?

Vedremo e capiremo. Ancora non sappiamo nulla.

Netflix vs Amazon Prime Video. “Bang Bang Baby” vs “Baby”. Cosa hanno significato queste esperienze per te?

“Bang Bang Baby” è stato uno dei progetti che ho amato di più perché mi ha affascinato molto il personaggio di Giuseppina, una donna apparentemente superficiale, con un amante, ma molto romantica. Lo porto nel cuore perché ha un duplice aspetto di traditrice e romantica allo stesso tempo. È innamorata di due uomini contemporaneamente, è un aspetto un po’ drammatico e allo stesso modo divertente. Mi ha divertito tantissimo recitare in dialetto catanzarese. Mi è piaciuta l’idea di fare questo progetto ambientato negli anni ’80, che unisce più generi ed è molto particolare. “Baby” è stata altrettanto bella perché si trattava di un personaggio oscuro, con le proprie fragilità e difficile da rappresentare. Ogni progetto a cui ho preso parte, come ad esempio “Gomorra”, mi ha lasciato sempre qualcosa ed è stata una nuova occasione di studio.

Hai fatto parte di produzioni Netflix, Sky, Amazon Prime Video e della tv generalista. Da attrice, che differenze trovi tra questi modi di fare serie tv?

Ho avuto la fortuna di aver potuto sperimentare molto, facendo parte di progetti molto differenti, indipendentemente dalle piattaforme. “Vincenzo Malinconico”, ad esempio, attraverso la commedia, riesce a far riflettere su dei temi importanti; “Bang Bang Baby” è un mix tra racconto di genere, teen drama, drammatico, pulp; passando poi per “Baby” che è un teen drama fino ad arrivare a “Gomorra” che è completamente diverso. Sono stata fortunata a far parte di progetti molto differenti tra loro e ad interpretare personaggi che trasmettevano emozioni diverse. Credo che i prodotti di Rai 1 permettano anche di sognare, perché chi li guarda spesso ha anche voglia di svagarsi ed evadere. Penso che sia un aspetto molto bello. Al contrario, le piattaforme trattano spesso tematiche differenti. Tuttavia, non trovo grandi differenze, soprattutto dal punto di vista qualitativo se pensiamo anche a prodotti come “L’amica Geniale” o “Esterno Notte” di Bellocchio. “Vincenzo Malinconico” poteva rappresentare un rischio, trattandosi di un prodotto nuovo, ma fortunatamente è stata una scommessa vinta. Credo che essendo aumentata la competizione ci sia stato anche un notevole aumento della qualità e un conseguente livellamento dei prodotti.

Parliamo di “Crimes of the future” di David Cronenberg. Com’è stato catapultarsi tra il grande cinema e Cannes? Cosa ti ha impressionato di questa esperienza?

David Cronenberg non ha un approccio tanto da divo, essendo stato sempre un po’ lontano dai canoni di Hollywood. È un grande intellettuale, colto, autoironico, comprensivo e trasmette sempre serenità. Anche Viggo Mortensen, Kristen Stewart, Léa Seydoux mi hanno trasmesso la sensazione di avere a che fare con degli anti-divi e con delle persone molto carine, empatiche e umili. L’esperienza a Cannes ci ha trasportati all’interno di questo grande festival, molto mondano, che mi affascina relativamente ma se serve a dare visibilità ai film e le opere ben venga e può diventare anche molto divertente.

Che emozioni hai provato?

L’emozione più bella è stata sfilare mano nella mano con tutti i membri del cast, con la musica del film e la voce francese che annunciava i nostri nomi. È stato il momento più gratificante, che mi ha fatto sentire parte di questo grande gruppo e di un progetto così importante. Non soltanto sanciva il ritorno di David Cronenberg al cinema ma anche il suo ritorno agli albori, al cinema di genere che molti chiamano “Body Horror” e che lui definisce “Body Beauty”. È stato incredibile vedere il film con il pubblico e ricevere gli applausi.

Qual è stato il ruolo che ti ha messo maggiormente a dura prova e perché?

Probabilmente Alessandra Persiano, per la diversità che ha rispetto a me. Nonostante nella mia carriera abbia fatto anche scene più difficili e più forti, è stato difficile unire la visione da sogno trasmessa dal punto di vista maschile e ricrearle gli stati d’animo di cui parlavamo prima.

Se dovessi fare una domanda a Denise, quale faresti e cosa risponderesti?

Chiederei a Denise: “Riuscirai a non farti condizionare dalle paure continue che fanno parte di questo mestiere?” e risponderei che comunque le paure ci sono sempre ma che sono riuscita a trovare sempre il modo di superarle. Il mio obiettivo è quello di eliminare totalmente le mie paure e che riguardano le sfide che questo mestiere mi pone di fronte e godermi a pieno la gioia che regala questo mondo.

Se dovessi rubare un personaggio a una tua collega, quale ruberesti?

Ho avuto la fortuna di interpretare sempre ruoli differenti, ma non ho mai avuto l’opportunità di fare uscire un aspetto più sanguigno del mio carattere e anche “napulegno”, sono un’amante dei libri di Elena Ferrante e de “L’amica Geniale”. Trovo che il personaggio di Lila sia uno dei personaggi più belli mai scritti per una donna. È una donna contro ogni stereotipo ed etichetta. È quasi Shakespeariano ed è nei sogni di tantissime attrici a partire già dalla lettura dei libri.

Dove ti vedremo prossimamente?

Farò parte di “Unwanted”, serie Sky diretta da Oliver Hirschbiegel e scritta da Stefano Bises e tratta da “Bilal”, libro d’inchiesta di Fabrizio Gatti e con un cast internazionale. A breve inizierò a girare un film e una serie di cui non posso ancora parlare.

Questo portale si chiama “La voce dello schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?

Sono cresciuta guardando milioni di film e lo schermo per me rappresenta il cinema e la serialità. La voce dello schermo è riuscita a farmi viaggiare con la fantasia e a trasmettere conoscenza. Ascoltare la voce dello schermo significa riflettere e arricchirsi culturalmente.

 

Di Francesco Sciortino

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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