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Intervista a Danilo Arena: “Il Cacciatore 3 la mia occasione” L'attore siciliano, new entry della terza stagione della serie diretta da Davide Marengo e Fabio Paladini, si racconta su La voce dello schermo.

Ott 19, 2021

Mercoledì 20 ottobre è il giorno de “Il Cacciatore”, che torna su Rai Due con i nuovi episodi della terza e ultima stagione. La serie prodotta da Cross Productions, che ha per protagonista Francesco Montanari nei panni del PM Saverio Barone, è pronta a regalare ancora emozioni al proprio pubblico con nuove situazioni e personaggi. Uno di questi sarà Davide, interpretato dall’attore Danilo Arena e che abbiamo avuto modo di conoscere in passato per le sue apprezzatissime interpretazioni nei corti “Il Vestito” e “L’oro di famiglia”. Su “La voce dello schermo” abbiamo avuto nuovamente l’opportunità di sentire Danilo che ci ha presentato il suo Davide, frutto di un lavoro meticoloso da parte sua e dei due registi, Fabio Paladini e Davide Marengo; ci ha anticipato come la terza stagione sia una stagione di profondo cambiamento e cosa abbia significato per lui recitare in questa serie.

Ciao Danilo. Parliamo de “Il Cacciatore”, cosa ti ha colpito di Davide e di questa serie?

Salve a tutti. Davide è un nuovo personaggio della terza ed ultima stagione della serie e mi ritengo molto fortunato di averlo interpretato. Trovo molto interessanti diversi suoi aspetti e la sua evoluzione. Per questo motivo ringrazio la Cross Productions per avermi dato questa bellissima opportunità e non era scontato, dal momento che prima del Cacciatore non avevo mai recitato in produzioni seriali lunghe ma in due corti che sono stati molto apprezzati. Spero di aver ricambiato la loro fiducia. La risposta definitiva la darà il pubblico durante la visione degli otto episodi.

Che sviluppi ci saranno durante la nuova stagione della serie?

La terza stagione racconta una Mafia diversa rispetto a quella che avevamo visto in precedenza. Perché non è più appariscente e violenta come in precedenza ma diventa meno visibile. Ci si addentra in un limbo in cui ci chiediamo se sia peggio uccidere una persona o ucciderne la dignità. Questa nuova mafia corrompe perché agisce tramite la politica e altri mezzi ma senza uccidere e facendo meno rumore.

Riguardo Davide cos’altro puoi dirci?

L’aspetto più interessante è il rapporto tra allievo e maestro che si crea tra Davide e Pietro Aglieri. Davide è allievo di Pietro Aglieri e che il ragazzo vede come il padre che non ha mai avuto, un esempio da seguire. Lo ammira, lo stima, si fida ciecamente di lui e farebbe di tutto per conquistare la sua fiducia. Darebbe la vita per Aglieri. È solo un ragazzino con l’indole da delinquente, che si lascia affascinare dal mondo criminale, ma è fondamentalmente buono e con il cuore al posto giusto. Pietro lo prende a cuore e cerca di insegnargli il proprio modo di vivere e, nonostante abbia commesso omicidi in passato, non desidera più operare facendo sgorgare sangue o attraverso il rumore delle bombe, perché ritiene il silenzio un modo migliore per colpire. Aglieri lo vede come un ragazzino e cercherà di spronare il ragazzo dicendogli “decidi cosa e chi vuoi diventare”, mettendolo davanti a un bivio e chiedendogli se vuole diventare un ingranaggio di un sistema o una macchina invisibile che lo cambia per sempre. Inoltre Davide è anche un ragazzo innamorato, di Sonia, e che cerca in tutti i modi di conquistarla.

Dal punto di vista tecnico cosa ti ha messo in difficoltà di questa esperienza?

Devo dire che non ho trovato grandissime difficoltà. Ho vissuto questa esperienza come una sfida e un’opportunità. Non vedevo l’ora di dimostrare e di far vedere l’attore che sono e che posso essere. È stata una sfida con me stesso. Alla fine delle riprese ero un po’ stanco, ma più ero stanco più mi caricavo. Il regista Fabio Paladini è rimasto molto colpito dalla mia concentrazione e maniacalità nell’essere dentro il mio personaggio. È stata un’esperienza meravigliosa, mi piaceva trovarmi su quel set e non mi sono mai pesate le difficoltà nel girarla, anche se si trattava di girare scene estive a novembre o adattarmi a tempistiche più lunghe rispetto a quelle a cui ero abituato prima di questa serie.

Che ricordi hai del primo giorno di set?

Ero combattuto tra la voglia di cominciare e il timore iniziale, mi trovavo in hotel ad ascoltare un audio motivazionale e mentre lo ascoltavo sono scoppiato in lacrime, ripercorrendo gli anni che ho vissuto a Roma in attesa di quel momento che stavo vivendo girando “Il Cacciatore”. L’attesa sembrava infinita e ho ripercorso i momenti che mi hanno portato a farmi vivere, anche con la paura iniziale, un ruolo così importante e che ti porta a sentire questo peso addosso. Poi mi sono sciolto, ho preso coraggio e ho deciso di mettere tutto me stesso, la mia anima, forza, grinta, talento e cuore in questo ruolo. Questa esperienza per me rappresenta il punto di partenza e voglio che gli operatori del settore e il pubblico vedano quanto voglio bene a questo mestiere e non vedo l’ora che arrivino nuove opportunità.

 

Cosa ha rappresentato per te rivivere gli anni ’90 sul set?

È stato molto curioso e affascinante perché sono nato nel ’94 e questa stagione è incentrata dal ’96 in poi. Sono un amante del vintage anche salire su auto che ho avuto nella mia vita è stato un aspetto molto divertente. È stato bello poter ritornare indietro nel tempo e avvertire la sensazione di rivivere gli anni ’90.

Com’è stato dividersi tra i due registi Davide Marengo e Fabio Paladini?

È stato quasi come vivere due versioni de “Il Cacciatore” ma mi sono trovato molto bene con entrambi e si sono creati rapporti diversi ma che miravano sempre allo stesso obiettivo. Ho avuto la possibilità di avere molta libertà di espressione e i due registi hanno visto in me quello che volevo lasciare a questo personaggio, dedicandomi anche diverso tempo. Ringrazio tutti dal cast, dal make–up al trucco e parrucco e al costumista. Una bella squadra che mi ha anche aiutato nella realizzazione del personaggio. Credo di essermi fatto volere bene anche perché vedevano che amavo ciò che stavo facendo.

Hai qualche aneddoto dal set che vorresti condividere con noi?

Gli aneddoti sono parecchi e riguardano soprattutto le scene action. Il primo è accaduto durante una scena in cui ho dovuto scavalcare un balcone e ho apprezzato molto la libertà che mi hanno concesso i due registi nel non volere utilizzare una controfigura al mio posto. Il secondo riguarda un’altra scena, che non posso svelarvi, in cui ho chiamato il regista, Fabio Paladini, per chiedergli di non utilizzare una controfigura al mio posto in una determinata sequenza a cui tenevo tantissimo. In realtà mi ha subito tranquillizzato dicendomi che non aveva minimamente pensato di farlo. Ovviamente la controfigura era presente all’occorrenza ma, se è possibile, cerco di fare io quello che riesco a fare.

 

Potete trovare la precedente intervista a Danilo Arena cliccando qui.

 

Di Francesco Sciortino

 

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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