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Peppino Mazzotta: “Fazio mi mancherà. Darei un finale a Montalbano” L’attore calabrese si racconta parlando del suo Fazio, del finale di Montalbano e dei nuovi progetti che lo riguardano.

Mar 3, 2020

La voce dello schermo ha ritrovato Peppino Mazzotta che tornerà, il 9 e il 16 marzo, a vestire i panni dell’Ispettore Fazio ne “Il Commissario Montalbano” su Rai Uno e sarà presto in un nuovo film firmato Amazon. L’attore calabrese si è confidato ai nostri microfoni parlando del suo Fazio e del futuro di Montalbano, ha ricordato Camilleri, Sironi e Ricceri, i tre “papà” della serie che sono venuti a mancare i mesi scorsi, svelato i propri progetti futuri e si è soffermato sulla situazione del cinema italiano dei nostri giorni. Un’intervista imperdibile per ogni amante del commissario più amato d’Italia…

Ciao Peppino, bentornato su “La voce dello schermo”. Partiamo da Montalbano. Che Fazio vedremo?

Salve a tutti. Nei nuovi episodi torneremo ad ammirare il Fazio di sempre, fedele braccio destro del commissario e con una parte attiva riguardo le indagini. Come in ogni giallo che si rispetta, ogni Sherlock Holmes ha il suo Watson e Fazio rappresenta a pieno questa figura.

Cosa accadrà nei nuovi episodi?

Nel primo episodio si assiste a un ritorno alla commedia. È l’unione di due racconti e uno di questi è molto improntato su questo genere, si ride di gusto e gli elementi comici si alternano con il dramma del giallo. In questo episodio Camilleri tratta, come sempre, argomenti delicati. C’è una riflessione sulla sessualità, sia femminile che maschile, ed è il tema che riguarda il caso su cui Montalbano e i suoi uomini indagano in questa puntata.

Quest’anno “Il Commissario Montalbano” ha perso pezzi importanti: il suo papà Camilleri, il regista Sironi e lo scenografo Ricceri. Ci sarà un tributo particolare?

Non so se sarà inserito anche un omaggio nei titoli. Tuttavia, l’uscita al cinema è stata studiata per rendere omaggio a questi tre papà di Montalbano che non ci sono più.

Che ricordi particolari hai di Camilleri?

Devo dire che negli ultimi anni non l’abbiamo visto tantissime volte, considerando i problemi di salute che lo affliggevano, mentre i primi anni lo vedevamo spesso. Era un punto di riferimento, offriva una chiave di lettura su ciò che accadeva nel mondo e nel nostro Paese nelle quali ognuno di noi poteva riconoscersi. Adesso che non c’è più viene a mancare un intellettuale con un modo di vedere le cose del tutto unico. Era sornione, aveva un modo di affrontare la vita sempre in maniera leggera, non si agitava mai e riusciva sempre a smontare qualsiasi fatto drammatico.

*foto di Fabrizio Di Giulio

Qualche aneddoto curioso?

Ce ne sarebbero tantissimi da raccontare. Una volta ricordo che venne sul set durante un giorno piovoso. C’era fango ovunque e, avendo girato all’esterno, eravamo completamente infangati. Io finì un po’ prima di girare, tornai in albergo e vidi che stava uscendo per andare sul set e gli dissi: “Guardi, Maestro, proprio oggi non è la giornata giusta per andare sul set, non le conviene, ha piovuto e c’è molto fango”. Lui mi guardò e rispose: “Mi cambierò le scarpe”. Aveva la capacità di fare diventare straordinaria anche la cosa più insignificante. E vale anche per Alberto (Sironi ndr.) che per Luciano (Ricceri ndr.). Erano persone particolarmente illuminate, intellettuali che declinavano queste loro conoscenze in vari modi. Andrea scrivendo, Alberto dirigendo i film e Luciano creando questi mondi straordinari, perché Vigata noi siamo abituati a vederla come se fosse un luogo reale ma in fondo è una creazione visiva di Ricceri.

I telespettatori si chiedono cosa ne sarà di Montalbano?

Non lo so, ultimamente me lo chiedono in tanti. Io personalmente non ho nessun potere per decidere se andare avanti o fermarci. Tuttavia, credo sia un dovere quasi morale per noi far diventare film l’ultimo romanzo di Camilleri che ha scritto qualche anno fa, consegnato alla Sellerio con la direttiva di pubblicarlo solo dopo la sua morte. Sarà dunque pubblicato nei prossimi mesi ed è il romanzo con cui Andrea ha chiuso la parabola di Montalbano. Io personalmente ho dato la mia disponibilità affinché questo romanzo diventi un film e chiuda il cerchio alla storia di Montalbano. Ma bisognerà considerare tanti fattori come la volontà della Rai, della Palomar e degli eredi di Camilleri.

Come ti immagini senza Fazio?

Nonostante “Il Commissario Montalbano” occupi un quinto, un sesto circa dei miei lavori durante l’anno e fa parte di una serie di personaggi che interpreto, Fazio mi mancherà. Mi mancherà condividere il set con i miei colleghi, dal momento che dopo tanti anni siamo una grande famiglia. Ogni anno attendiamo con ansia il momento in cui dobbiamo rivederci e passare del tempo tra noi amici.

Tu sei calabrese, la Sicilia è ormai una tua seconda casa per te. Che legame hai creato con questa terra?

Essendo calabrese, sono praticamente un cugino dei siciliani. Siamo sempre stati accolti con tanto affetto e calore in Sicilia e per me quella terra è come una seconda patria. Mi ritengo ormai un calabro-siciliano.

Ci sono dei luoghi in particolare che ti sono rimasti nel cuore?

Tutta la zona del ragusano è veramente bellissima. Sono tutti luoghi che hanno allo stesso tempo qualcosa che li accomuna e qualcosa che li rende unici e particolari. Ovviamente Ragusa Ibla e Scicli hanno un posto speciale nel mio cuore. Lì passiamo tantissimo tempo e sono stupefacenti. Ogni posto è talmente bello che è impossibile scegliere. La Sicilia possiede una luce particolare che non c’è dalle altre parti, che ti permette di innamorarti facilmente di tutto ciò che ti circonda.

Sappiamo che stai girando un film. Di cosa si tratta?

È un film prodotto da Amazon Studios, per cui andrà probabilmente online su questa piattaforma, è un film di genere, un thriller molto violento. I protagonisti sono tre: il mio personaggio, quello di Fortunato Cerlino e quello di Marco Bocci. Sono tre personaggi legati da un episodio che riguarda il loro passato che li ha segnati e si ritrovano dopo tanti anni per chiudere i conti con quel fatto. Stiamo girando adesso, termineremo le riprese tra un paio di settimane. Quasi tutto il film si svolge all’interno di una villa in campagna e di notte. Stiamo girando con orari notturni e in questo periodo lavoro di notte e dormo di giorno.

Parliamo un po’ di te: c’è qualcosa in particolare, dal punto di vista lavorativo o no, che desideri in questo momento della tua vita?

Il desiderio di ogni attore è sempre quello di trovare nuovi progetti interessanti, di qualità e con bravissimi registi. Una di queste esperienze è stata senza dubbio quella di qualche anno fa in “Anime Nere” e mi piacerebbe far parte di progetti come quello, che mi entusiasmino già dalla prima lettura. Inoltre, coltivo sempre la mia passione per la scrittura e spero che a breve si creino le condizioni per fare diventare un film la sceneggiatura che sto scrivendo.

Alla luce del successo di Elio Germano e dei fratelli D’Innocenzo al Festival di Berlino, cosa pensi del cinema italiano odierno?

Penso che il cinema odierno dal punto di vista creativo stia molto bene. Abbiamo grandissimi registi che coprono diverse generazioni. Credo che, da questo punto di vista, il cinema stia benissimo. Forse ha qualche problema dal punto di vista produttivo. Si fa spesso fatica a trovare le risorse per realizzare un film e questo è un aspetto che spero possa migliorare. Perché oltre ai film belli che vengono realizzati ce ne sono altrettanti meritevoli ma che non riescono ad avere uno spazio produttivo per diventare concreti. La speranza è quindi che tutto ciò che c’è di bello in questo Paese a livello di cinema possa diventare un prodotto concreto e che non rimanga in un cassetto.

Di Francesco Sciortino

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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