Il ritorno de “I Cesaroni” è stato senza dubbio una delle sorprese televisive più importanti di questo 2026, capace di riaccendere l’amore del pubblico storico e di intercettare una nuova generazione di spettatori. Tra la tradizione della Garbatella e le inevitabili novità del presente, a portare scompiglio e freschezza nella fiction ci ha pensato Marta Cesaroni, la figlia di Marco ed Eva arrivata direttamente da New York. A darle volto e anima è la giovane e talentuosa Valentina Bivona. L’abbiamo intervistata, su La voce dello schermo, e ci ha raccontato l’emozione di essere entrata a far parte di un vero e proprio pezzo di storia della nostra TV, il rapporto speciale sul set con Claudio Amendola e le sfide artistiche di un ruolo diviso tra romanità e spirito newyorkese…

In questo periodo ti stiamo vedendo ne “I Cesaroni – Il ritorno” nei panni di Marta Cesaroni. Cosa ha rappresentato per te questo progetto?
Oltre a far parte della mia infanzia, dato che sono sempre stata una grande fan della serie, questo progetto ha rappresentato una soddisfazione enorme per il mio percorso artistico, oltre che un importante punto di partenza. È un mix di emozioni stupende: dai ricordi sul set fino ai messaggi calorosi che ricevo ogni giorno dalle ragazze della mia età.
Ti sei trovata a vivere il cambio generazionale dai vecchi ai nuovi Cesaroni, destreggiandoti tra la tradizione e il rinnovamento della serie. Com’è stato confrontarsi con questi aspetti?
Conoscevo bene la serie, ma viverla dall’interno è un’altra cosa, anche se posso confermare che l’affetto e la complicità che si respirano sul set sono assolutamente reali. Oltre a interpretare una “Cesaroni” e a dover somigliare a mamma Eva e a papà Marco, ho dovuto cimentarmi sia con l’accento newyorkese sia con quello romano, essendo io originaria delle Marche. È stata una bella sfida interpretare un personaggio che porta uno sguardo differente, internazionale, e che combinandone di tutti i colori porta scompiglio nella storia.
Cosa ti ha lasciato il personaggio di Marta?
Mi ha permesso di tornare sedicenne, alle prime grandi emozioni, riportandomi sui banchi di scuola e regalandomi di nuovo quella purezza emotiva che caratterizza quegli anni.
Com’è stato affrontare questo ritorno al passato?
È stato interessante, un’opportunità per capire meglio alcune situazioni che da adolescenti non si comprendono a fondo. Ha rappresentato un modo per autoanalizzarmi e rileggere la mia stessa personalità.
Cosa hai imparato da Marta?
Che la verità costa cara, ma vale sempre la pena cercarla. Inoltre, la sensibilità è un tratto emotivo che caratterizza profondamente sia me sia lei.
Com’è andato l’approccio con la realtà e la cultura romana?
È andato benissimo, è stato un vero e proprio tuffo tra cibo e usanze locali. Grazie a Claudio e agli altri membri del cast sono stata travolta da una meravigliosa valanga di romanità, e mi sono innamorata di questa città. Roma mi ha totalmente rapita: amo il suo patrimonio artistico, che la rende un museo a cielo aperto, i suoi tramonti e il suo calore.
Com’è stato lavorare con Claudio Amendola e con gli altri membri del cast?
Siamo stati sin da subito molto uniti, pronti a sostenerci a vicenda per tirar fuori il meglio di noi. Claudio è stato un direttore d’orchestra meraviglioso: dal punto di vista registico riesce a dare uno sguardo unico e ti prende per mano per farti capire esattamente cosa debba trasmettere una determinata scena. È un grande maestro e lavorare con lui è stata un’esperienza tanto stimolante artisticamente quanto divertente.

I protagonisti storici hanno mostrato una grandissima voglia di tornare. Si percepiva questo entusiasmo sul set?
Sì, tantissimo. C’era un forte desiderio di ridare vita a una storia che ha ancora molto da raccontare. Questa nuova stagione affronta tematiche estremamente attuali e calate nel presente del 2026. Dietro c’è stato un lavoro emotivo e professionale enorme, e sono felice che i fan lo abbiano percepito.
Come sono “I Cesaroni” del 2026, secondo te?
Sono come tante famiglie di oggi: alle prese con la digitalizzazione, la crisi economica e le sfide dell’inclusività. Trovo che sia stato molto interessante osservare il personaggio di Olmo, intelligente e dalle battute sempre argute. Il vero punto di forza della serie sta proprio nel modo in cui fotografa l’attualità. Ho letto messaggi di ragazzi che, attraverso i dialoghi con Matteo Branciamore, hanno capito come affrontare alcune situazioni personali. Per me è una serie vera e necessaria.
Si è optato per ridurre la programmazione a una sola puntata a settimana, posticipando l’inizio alle 22. Non credi ci sia il rischio che il pubblico perda l’abitudine a questo tipo di serialità?
Il rischio c’è, ma purtroppo sono scelte che non dipendono da noi. Confidiamo molto nel nostro pubblico storico; tra l’altro, in streaming la serie sta andando benissimo. Certo, mi dispiace che si perda un po’ l’abitudine di sedersi tutti insieme sul divano in prima serata. Speriamo comunque che storie come questa continuino a essere viste, discusse e a entrare nel cuore delle persone, a prescindere dal dispositivo utilizzato per guardarle.
Pensi che la serie si stia guadagnando un ipotetico rinnovo?
Ovviamente aspettiamo i dati definitivi e il riscontro del pubblico. Se i telespettatori risponderanno bene e dimostreranno di volere un seguito, saremo felicissimi di tornare sul set.
Percepisci la voglia di continuare a raccontare nuove vicende de “I Cesaroni”?
Da parte del cast l’entusiasmo è alle stelle. Non vediamo l’ora di continuare e ne saremmo davvero contenti. Ora la palla passa al pubblico.
Come convive un’attrice con le proprie emozioni?
Quando inizio un nuovo lavoro, cerco di dare un’identità profonda al mio personaggio e di comprenderne le emozioni. A volte creo una playlist con i brani che ascolterebbe, oppure immagino il suo passato per costruirgli un bagaglio emotivo coerente da cui poter attingere sul set.
Quali altre esperienze della tua carriera ricordi come fondamentali per la tua crescita?
Sicuramente il film “Come niente”, con Franco Oppini, di cui conservo un ricordo bellissimo. Abbiamo girato appena cinque giorni dopo la fine del primo lockdown del 2020: eravamo una delle primissime produzioni italiane a ripartire. C’era la forte consapevolezza di essere appena usciti da un momento storico incredibile e, per sicurezza, dovevamo vivere in una sorta di “bolla” comune. Abbiamo alloggiato tutti insieme all’interno di un monastero; è stato un periodo intenso ma divertentissimo.
Quali sfumature da attrice ti piacerebbe approfondire in futuro?
Mi piacerebbe mettermi alla prova con un ruolo drammatico, un genere che mi affascina moltissimo, e prendere parte a nuove sfide stimolanti. Credo che la fortuna più grande per un’attrice sia proprio la possibilità di spaziare tra ruoli e contesti sempre diversi.
Cosa potrebbe regalarti un ruolo drammatico?
L’opportunità di emozionare il pubblico e di toccare corde intime che, a livello personale, vorrei tanto esplorare.

Se fossi una giornalista, che domanda faresti a Valentina?
Le chiederei: “Cosa chiederesti alla te del futuro e cosa diresti alla te del passato?” Alla Valentina del futuro farei un’infinità di domande; a quella del passato, invece, direi semplicemente di tenere duro. Le direi che la strada sarà in salita per un po’, ma che ne varrà assolutamente la pena perché un giorno sarà fiera di se stessa. Penso che una rassicurazione del genere le cambierebbe la prospettiva.
Com’è stato crescere con il sogno di diventare attrice?
Ho iniziato da piccolissima, quindi non c’è stato un momento preciso in cui ho preso coscienza di questa passione. L’ho sempre vissuta come una cosa molto seria, vedendo la recitazione come il mio futuro. Ho fatto rinunce e sacrifici che oggi, finalmente, stanno dando i loro frutti. Sono grata di avere dei sogni così grandi e della determinazione che mi spinge a realizzarli.
Questo portale si intitola “La voce dello schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?
Significa lasciarsi catturare dalla magia del cinema e dimenticarsi, anche solo per un attimo, di tutto il resto.
*Foto di copertina di Andrea Ciccalè
Di Francesco Sciortino

