Dopo la diffusione su RaiPlay, “Mare Fuori” si appresta a debuttare anche in chiaro, su Rai 2. Da mercoledì 29 aprile andranno in onda, infatti, i nuovi episodi della fiction diretta da Beniamino Catena e da Francesca Amitrano e prodotta da Picomedia.
Abbiamo intervistato, su “La voce dello schermo”, una delle scoperte più interessanti della sesta stagione: Cartisia Somma. L’attrice si è raccontata parlando di quanto sia stato interessante per lei interpretare Sharon ed esplorare le sfaccettature di una ragazza disposta a tutto – nel bene o nel male – per raggiungere i propri obiettivi. Oltre a parlare di Sharon e di “Mare Fuori”, Cartisia ha spiegato cosa ha comportato per lei crescere come figlia d’arte e ha raccontato alcuni insegnamenti fondamentali per la sua crescita umana e artistica, confidando anche altri aspetti personali…

Sei una delle new entry della sesta stagione di “Mare Fuori”. Cosa ti colpito di questa esperienza?
Mi ha sempre affascinato il messaggio che la serie porta. “Mare fuori” parla di seconde possibilità, di redenzione e di un futuro che si può concretizzare, seguendo la retta via e nonostante gli errori commessi. Inoltre, è una serie che non parla di eroi, ma di ragazzi comuni, che sbagliano, che tradiscono, che amano e che hanno paura. Sia i giovani sia gli adulti rimangono emotivamente colpiti nel seguire la serie.
Il tuo personaggio, Sharon, è tridimensionale, che oscilla tra il bene e il male. Com’è stato stare in equilibrio tra i suoi due volti?
Il mio obiettivo era quello di mantenermi sempre a metà strada. Non volevo che Sharon passasse soltanto per la cattiva della stagione, ma che avesse qualcosa in più da dire. Ho cercato di regalarle le giuste sfaccettature e sfumature donandole dei momenti quasi di emotività e di sensibilità che si intravedevano più dai suoi occhi che dalle sue parole e azioni. C’è stato un lavoro su tanti piccoli dettagli che facevano intravedere sprazzi di bene mantenendo la corazza da dura, donna fredda e di mondo. Dalla parte iniziale, orientata più sull’immagine da cattiva, sono andata alla ricerca di un suo lato più nascosto.
Che distanza c’è tra te le lei?
Siamo molto distanti. Ci avvicinano la determinazione, la grinta e la voglia di fare. Ma ci allontana tutto il resto: il linguaggio, il modo di porsi, di vestire, di fare e di pensare. Interpretarla è stata una bella sfida e divertente, perché mi ha permesso di entrare nei panni di un’altra persona.
Colpisce la sua estrema voglia di riscatto. Cosa ha rappresentato per te raccontarla?
Inizialmente è stato un po’ impegnativo entrare nella mente di una persona che è disposta a tutto e l’ho fatto piano piano. La vediamo senza scrupoli, che farebbe carte false per ottenere ciò che vuole anche portando nel baratro le sue sorelle. Per questo motivo ha un rapporto molto conflittuale con Marika e mi chiedevo come fosse possibile che questa ragazza riuscisse a trattare così male sua sorella per ottenere qualcosa. Da attrice però è stato molto divertente perché mi incuriosiva scoprire cosa Sharon avrebbe fatto in ogni circostanza.
Alcune scene sono state definite dagli spettatori un po’ ‘cringe’. Come si confronta un’attrice con commenti del genere?
Il mestiere di attore comporta l’accettare ogni tipo di critica, sia positiva sia negativa. Durante il secondo episodio c’è stata una scena che è stata commentata in questo modo, ma se il pubblico l’ha reputata cringe non deve essere un motivo di sconforto o di dispiacere. Ci abbiamo riso su. Può succedere, come delle scene sono emotivamente toccanti altre possono apparire un po’ cringe.
Cosa ha significato per te essere figlia d’arte? Quali sono i vantaggi e quanto si sente il peso e la responsabilità?
Ho sempre reputato essere figlia d’arte un valore aggiunto, mai un peso. Ho la fortuna di avere dei maestri in casa e, nei momenti in cui non stavo studiando in accademia o in scuole di recitazione, avevo loro che mi consigliavano, mi aiutavano a studiare le scene, a capire meglio il ruolo. Avere l’arte in casa è sicuramente un incentivo, ma anche una responsabilità perché esiste un’aspettativa da parte delle persone e del pubblico. Considero mia madre e mio padre dei grandi professionisti. Mi auguro di arrivare un giorno ai loro livelli e credo che il pubblico si aspetti lo stesso da me.
Quale pensi sia stato l’insegnamento più grande che ti hanno dato i tuoi genitori?
Mi hanno insegnato a stare sempre con i piedi per terra, qualsiasi occasione capiti, rimanendo sempre umili, arrivando piano piano agli obiettivi e guadagnandosi il proprio spazio con lo studio e la costanza in maniera sana e costruttiva.
C’è stato un momento particolare in cui hai avvertito il fuoco sacro della recitazione?
Sin da piccola, nel momento in cui mi chiedevano che mestiere volessi fare da grande rispondevo sempre: “l’attrice”. Intorno ai sei anni, avvertivo più interesse ad andare a teatro piuttosto che a un parco giochi o a casa di un’amica, nonostante facessi entrambe le cose. Tuttavia, sentivo il bisogno di andare a scoprire sempre di più il mondo della recitazione accompagnando i miei genitori a teatro o al cinema o leggendo le sceneggiature dei miei genitori.

Cos’è per te la recitazione?
Una possibilità di scoprire se stessi e di conoscere un lato diverso di te. Con Sharon, ad esempio, ho scoperto dei lati che non pensavo di avere. Fare questo mestiere ti dà la possibilità di scoprire l’altro ma anche te stesso. È uno degli aspetti più belli di questo mestiere.
Se fossi una giornalista che domanda faresti a Cartisia?
Le chiederei se è serena. Risponderei che sto cercando la serenità più adatta a me e vorrei trovarla del tutto.
C’è un genere di film che vorresti interpretare in futuro?
Mi piacerebbe girare un thriller psicologico come “Shutter Island”, che esplori molto il lato psicologico e introspettivo.
Questo portale si intitola “La voce dello schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?
Significa vivere altre vite, immergersi in una realtà che non è la propria e lasciarsi cullare completamente.
Di Francesco Sciortino

