Dalla mezzanotte di mercoledì 04 marzo sono disponibili, in anteprima su RaiPlay, i primi sei episodi della sesta stagione di “Mare Fuori”. Quest’anno la serie – prodotta da Picomedia in collaborazione con Rai Fiction – cercherà di risolvere alcuni interrogativi lasciati in sospeso durante il finale della quinta stagione e vede alla regia Beniamino Catena e Francesca Amitrano.
Abbiamo intervistato, su “La voce dello schermo”, Manuele Velo che, dopo il sorprendente debutto della scorsa stagione, si appresta a diventare sempre di più una colonna portante del nuovo “Mare Fuori”. Manuele ci ha regalato alcune interessanti considerazioni sulla differenza tra vendetta e giustizia, sull’importanza di fornire ai giovani esempi positivi e di offrire un’educazione audiovisiva per non fraintendere il messaggio che un prodotto vuole mandare. Manuele, inoltre, ha raccontato di quanto sia cambiato artisticamente durante gli ultimi due anni della propria carriera grazie a “Mare Fuori” e di essere pronto a regalare ai propri personaggi sfumature sempre più differenti e complesse…

Tra la scorsa e la nuova stagione, Tommaso si è mostrato un po’ come un angelo custode di Rosa Ricci. Quali aspetti hai amato di lui?
Tommaso mostra un grande senso di protezione e di giustizia. Mi piace definirlo “un giustiziere”. Ho amato la sua determinazione e la consapevolezza raggiunta dopo essersi reso conto delle azioni compiute in passato.
È un ragazzo che, nonostante abbia commesso degli errori, cerca di seguire la retta via. Cosa significa giustizia, secondo te?
La giustizia non corrisponde alla vendetta, Tommaso inizialmente confonde questi due termini. Crede che riparare il torto significhi restituire il dolore. Ma la sua vendetta gli è stata negata quando ha scoperto che è stato Ciro a compiere la stesa in cui ha perso il fratello.
Credo che la vera giustizia comporti l’assumersi le responsabilità delle proprie scelte e cercare di non ricadere nello stesso errore.
Hai vissuto il cambio di regia da Ludovico Di Martino a Beniamino Catena e Francesca Amitrano. Com’è stato lavorare con i nuovi registi?
Mi sono trovato molto bene in entrambi i casi. Ovviamente ogni regista ha il proprio metodo. Lo scorso anno, Ludovico Di Martino ci ha accolti come dei pulcini e ci ha fatto volare. Abbiamo condiviso tanti momenti belli, anche fuori dal set, e abbiamo lavorato molto bene. Quest’anno è stato interessante seguire un approccio differente e che non avevo ancora sperimentato. Ho lavorato più individualmente sul personaggio ed è stato stimolante seguire anche questo metodo. Ci siamo divertiti tantissimo anche con Francesca Amitrano, che a sua volta ha utilizzato un altro approccio e con cui abbiamo avuto modo di confrontarci tanto sulle scene. Inoltre, è stato bello lavorare anche con Giuseppe Eusepi, che ha fatto la seconda unità. Lo reputo molto bravo e con una grande voglia di fare bene.
Hai dovuto rivivere in Tommaso sentimenti come il senso di colpa e il dolore. Come si rendono autentici stati d’animo del genere all’interno di un personaggio?
Cerco di provarli su me stesso, raccogliendo le mie esperienze, paure e traumi e trasmettendole a Tommaso. È un metodo che ti mette nella condizione di provare tanta empatia e di toccarti l’anima. Spesso, dopo una scena forte che mi porta a rappresentare il dolore, mi capita di non riuscire a scrollarmelo di dosso con facilità e mi fa stare male per tutto il giorno.
Sei sensibile?
Molto. Credo che senza sensibilità non si possa fare questo lavoro.
Al di là dell’errore compiuto, Tommaso si mostra come un personaggio positivo. Cosa ha significato per te rappresentare il bene all’interno della serie?
È stata un’occasione di diversificarmi da ciò che vediamo nella serie. Rappresentare qualcuno che potesse mostrare il bene mi ha fatto tanto piacere e ne sono molto contento perché è importante offrire degli esempi al pubblico che ci segue.
Tommaso è l’esempio che dopo gli errori è possibile rimettersi sulla retta via. Che messaggio daresti ai giovani?
Dico sempre che nulla è perduto. Si può sempre rimediare, nonostante ritenga giusto che chi sbagli paghi. Noi viviamo le conseguenze di ciò che facciamo e siamo la conseguenza di ciò che viviamo. Tuttavia, c’è sempre tempo per rimediare e credo nel cambiamento. Ai giovani dico che non bisogna perdersi, perché oggi è molto facile.

Spesso la serie è stata accusata di non offrire un esempio positivo ai giovani. Tu che pensi a riguardo?
Credo sia sbagliato colpevolizzare la serie, perché il suo intento è di mostrare la redenzione e la rieducazione di questi ragazzi. Sono presenti tantissimi personaggi che rappresentano il bene, come le figure degli educatori. Tuttavia, bisogna comprendere che la serie romanza degli avvenimenti e crea soprattutto arte e intrattenimento. Se non guidati adeguatamente alla visione, i ragazzini possono non comprendere e cadere nell’euforia di fronte a un prodotto del genere.
Pensi sia necessaria un’educazione all’audiovisivo per permettere di distinguere meglio la finzione dalla realtà?
È importantissima. Bisogna evitare che chi vede non fraintenda il messaggio che vuole dare un determinato prodotto e soprattutto è fondamentale comprendere la differenza tra finzione e realtà.
Lo scorso anno ha rappresentato il tuo battesimo nel mondo della recitazione. Adesso, come pensi sia cambiato il Manuele attore?
Sono cambiate tantissime cose. “Mare fuori” è stata la serie che mi ha lanciato e mi ha permesso di sognare in grande. Mi ritengo molto fortunato e ringrazierò a vita questo prodotto. Adesso sto lavorando su diversi progetti con una consapevolezza del tutto differente, tutto procede nel modo giusto e sto avendo l’opportunità di confrontarmi con tanti registi differenti.
Quali corde ti piacerebbe toccare nei prossimi ruoli?
Mi farebbe piacere sperimentarmi in ruoli e in prodotti particolari. Tommaso, ad esempio, è un personaggio molto complicato e mi ha permesso di valorizzarmi e di imparare a entrare in un ruolo inusuale e con aspetti complessi da raccontare, come la perdita del fratello. Sarebbe bello interpretare un supereroe, tipo “Spiderman”, o un antagonista, con delle sfumature contorte e disturbanti.
Se fossi un giornalista, che domanda faresti a te stesso?
Gli farei tre domande. La prima è: “Quali sono i tuoi sogni?” e risponderei: “Trovare la mia serenità in ciò che faccio, riuscire a ottenere un mio successo personale e una stabilità in diversi ambiti”. La seconda è: “Dove ti vedi tra cinque anni?” e risponderei: “Spero quanto più in alto possibile e, sognando in grande, con qualche premio importante, dopo aver fatto un bel film con un grande regista”. Cerco di ambire il più in alto possibile. Infine, gli chiederei: “Perché insisto nel mio sogno?” e la risposta sarebbe: “Perché sono una persona molto determinata, per una voglia di dimostrare il mio valore e per la famiglia”.
Questo portale si intitola “La voce dello schermo”. Cosa significa ascoltare la voce dello schermo?
Mi trasmette tanta tranquillità e il cinema mi offre tanti spunti per migliorami.
Di Francesco Sciortino

