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Dom. Feb 8th, 2026

Intervista a Claudia Tranchese: “Interpretare Carla Cozzolino ne ‘La preside’ mi ha inorgoglito. Sto imparando a conoscermi sempre di più” L’attrice, che stiamo vedendo in queste settimane ne “La preside” e che abbiamo apprezzato in serie tv come “Gomorra” e “L’amica Geniale”, si racconta su “La voce dello schermo”.

Feb 2, 2026
Foto di Riccardo Ghilardi

Lunedì 2 febbraio va in onda, su Rai Uno, l’ultima puntata de “La preside”, fiction diretta da Luca Miniero con protagonisti Luisa Ranieri, Claudia Tranchese, Ludovica Nasti, Francesco Zenga e Alessandro Tedeschi.
Abbiamo intervistato, su “La voce dello schermo”, Claudia Tranchese, che abbiamo apprezzato in tantissimi prodotti di successo come “L’amica geniale”, “Gomorra” e “I bastardi di Pizzo Falcone” e che ne “La preside” ci ha regalato un’altra interpretazione degna di nota nei panni dell’insegnante di matematica Carla Cozzolino. L’attrice si è raccontata parlando della recente esperienza nella serie con protagonista Luisa Ranieri e soffermandosi sul ruolo chiave che la scuola e la famiglia devono avere per la costruzione della personalità dei ragazzi. Inoltre Claudia ci ha confidato quanto sia fondamentale per lei mettersi in ascolto ed essere fedele al concetto di verità e altre curiosità che la riguardano…

Foto di Riccardo Ghilardi

Stasera va in onda l’ultima puntata de “La preside”. Cosa ti ha lasciato questa esperienza e interpretare Carla?

Sono molto contenta di averne fatto parte. Nel momento in cui è arrivata la richiesta di provino, conoscevo già la storia de “La preside”. Avevo visto anche il documentario da cui è tratta la serie e nel quale era presente anche il personaggio che interpreto. Mi aveva colpito e affascinato questa professoressa di matematica che decideva di rimanere all’interno di una realtà difficile. Ha scaturito in me una profonda ammirazione e un sentimento di gratitudine nei confronti di qualcuno che si è sbracciato le maniche e ha provato a rendere migliore Caivano. Interpretare un ruolo così positivo e che porta un grande messaggio di speranza mi ha inorgoglito e mi ha permesso di riflettere sul ruolo della scuola nella fase di costruzione della personalità dei ragazzi. Mi ha portato a ricordare me come studentessa e a vedere con occhi più consapevoli il ruolo di mia madre, che è un’insegnante di inglese.

Quali responsabilità ti ha portato la cattedra?

Sicuramente mi ha fatto capire quanto sia importante l’ascolto e credo che i professori debbano entrare in aula a cuore aperto. Si trovano di fronte a dei ragazzi che vanno istruiti, seguendo i programmi scolastici ma, allo stesso tempo, sono delle personalità in costruzione. È molto importante che il docente capisca chi ha di fronte e quali momenti stanno attraversando i ragazzi. Carla Cozzolino riesce a trovare degli escamotage per rendere le lezioni più interessanti e trova dei modi alternativi per incuriosire gli studenti e per non farli annoiare.

Come reputi la scuola di oggi e in cosa dovrebbe migliorare?

Credo che, così come cambia la società, cambino anche le istituzioni e cercano di stare al passo con i tempi. Di recente ho fatto un incontro in una scuola media con i ragazzi di un istituto di Scisciano, che mi hanno chiesto un’intervista per il loro podcast, dal momento che stavano sperimentando questa esperienza extracurricurale e si stavano avvicinando a uno strumento che oggi è molto importante. Sapere che la scuola sia attenta all’innovazione e al passo con la tecnologia mi rincuora molto. Allo stesso tempo, oltre che uno spazio per imparare dai libri, spero che la scuola diventi sempre più attenta al benessere dei ragazzi, all’educazione sentimentale e al benessere psicologico. La scuola li accoglie in un momento di costruzione del loro carattere. Spesso si ritrovano in condizioni di fragilità o di disorientamento e trovare qualcuno di rassicurante dall’altra parte può essere davvero salvifico.

La serie racconta cosa significa crescere in periferia. Secondo te, cosa comporta?

In un contesto di periferia, che è già più complesso e difficile rispetto al centro della città, la famiglia svolge un ruolo fondamentale ed è il primo spazio in cui si ricevono i primi stimoli verso l’esterno e nella costruzione della tua persona all’interno di un contesto. Dopo la famiglia, la scuola è il secondo spazio necessario affinché i ragazzi possano imparare il modo migliore di stare in gruppo. Per me è stato importante essere in ascolto degli altri all’interno di una classe molto variegata, con degli insegnanti che insegnavano ad accogliere le diversità più che sottolinearle ed è un aspetto importante perché aiuta a muoversi nel mondo in maniera più consapevole. Penso che la periferia ti alleni maggiormente al sacrificio, all’idea che le cose debbano essere costruite e conquistate. La lezione più grande che ho imparato dalla mia provenienza è che bisogna essere pronti a investire il nostro tempo e le nostre energie per ottenere ciò che desideriamo.

Quale pensi sia stato l’insegnamento più grande che hai ricevuto durante il tuo percorso artistico?

Sono stata sempre una persona timida. Il mio lavoro mi ha insegnato a comprendere che la timidezza potesse essere una compagna da accettare. Mi ha portata a fare i conti con questa presenza che avevo sempre accanto e a capire che non dovevo sbarazzarmene, ma accettarla. Adesso, è bello ammettere che a volte posso sentirmi in difficoltà o in imbarazzo e che la debolezza, una volta accettata, diventa quasi un punto di forza.

Foto di Riccardo Ghilardi

Sia ne “La preside” sia in “Gomorra”, in cui hai interpretato Grazia Levante, si racconta in maniera diversa una parte di Napoli legata alla criminalità. Da napoletana, cosa pensi a riguardo?

Entrambi i prodotti non sono documentari, ma sono prodotti romanzati che attingono dalla realtà. Non dovendo rispondere a delle esigenze di veridicità del documentario, aggiungono dei filoni narrativi affinché il prodotto diventi più fruibile dal punto di vista commerciale. Tuttavia, essendo prodotti di finzione, devono essere presi in quanto tali. Credo sia sbagliato attribuire a un film o a una serie tv uno scopo educativo, perché a questo devono pensare la famiglia e le istituzioni. Cinema e serie tv trasmettono un messaggio, sia in “Gomorra” sia ne “La preside” il messaggio finale è positivo, perché nel primo caso i protagonisti fanno tutti una brutta fine, mentre ne “La preside” si assisterà alla vittoria di una persona rivoluzionaria che riesce a ottenere ciò che vuole: migliorare il posto in cui arriva.

Diventa necessario educare il pubblico all’audiovisivo…

Se non si colgono i messaggi e non si hanno gli strumenti per decodificarli, bisogna chiedersi perché i ragazzi tendono a emulare ciò che vedono. Quando si dispone di valori e di altri strumenti educativi, vedendo “Gomorra” non viene l’istinto di emulare i protagonisti ma si riesce a sviluppare un senso critico riguardo ciò che si vede, per quanto si possa subire una fascinazione. Bisogna chiederci piuttosto perché qualcuno invece non possiede gli strumenti per decodificare quel messaggio e per andare all’origine del problema. Il problema non è “Gomorra” bensì perché chi guarda questa serie non riesce a scindere la finzione dalla realtà e sta assecondando un altro istinto che non è stato ascoltato a suo tempo né in famiglia né a scuola.

Come ti senti cresciuta rispetto ai tuoi inizi e come pensi di stare crescendo?

Sento affinarsi sempre di più la capacità di ascolto e di imparare a proteggermi. Il mio lavoro richiede un contatto costante con l’emotività e imparare a proteggersi è fondamentale per poter vivere serenamente e in maniera sana questo mestiere.

Come si protegge Claudia?

Imparando a conoscermi sempre di più. Conoscere me stessa mi permette di capire come funzionare meglio.

Quale pensi sia stata la sfida da attrice che ti ha fatto crescere di più?

Sicuramente “Gomorra” è stata una serie incredibile perché mi ha portata a girare anche scene di azione molto intensa come accaduto durante il finale della quarta stagione. Questa esperienza mi ha permesso di confrontarmi maggiormente con il mio mestiere e con le esigenze del set. È stato il primo prodotto più profondo e impegnativo e ho avuto la possibilità di confrontarmi con quello che sapevo fare.

Cosa significa entrare in un personaggio?

Durante la lettura della sceneggiatura, cerco di capire come si muove il mio personaggio durante l’arco narrativo della storia e, una volta capito cosa gli succede, lo affronto come se fosse una persona reale, provo a mettermi totalmente nei suoi panni e divento soltanto uno strumento e un mezzo affinché i suoi sentimenti arrivino al pubblico. Presto il mio corpo e il mio bagaglio emotivo affinché possa prendere forma e vita.

Come riesci a diventare qualcuno di profondamente diverso da ciò che sei?

Con un profondo lavoro di empatia e mettendo da parte me stessa. In questo lavoro è importante ascoltare senza giudizio la verità del personaggio che stai raccontando.

Cosa lascia un prodotto come “L’amica geniale”?

Che meraviglia! Mentre rispondo sto sorridendo guardando nel vuoto e con un sorriso da innamorata! È stato un orgoglio indescrivibile. Ero un’amante dei libri di Elena Ferrante e poter dar vita a uno dei personaggi che aveva scritto è stata un’emozione che non riesco a descrivere. È come un amore che non vivi più ma che amerai per sempre. Mi lascia sempre un sorriso da persona profondamente innamorata e gli occhioni a cuore.

Se fossi una giornalista che domanda faresti a te stessa?

Le chiederei: «A cosa sei fedele?» e risponderei: «Alla verità, nel mio lavoro quanto nella vita».

Questo portale si intitola “La voce dello schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?

Mi porta a pensare a me da bambina che, davanti ai film, sognavo qualcosa di molto lontano. È quel sentimento che avevo in quel momento, che non mi ha mai abbandonata e che mi ha fatto andare avanti anche quando questo percorso mi risultava molto lontano e difficile e che mi ha fatto desiderare così tanto vedere cosa ci fosse là fuori da crederci per davvero.

Di Francesco Sciortino

By lavocedelloschermo

Francesco Sciortino, giornalista pubblicista dal 2014, appassionato di serie tv, cinema e doppiaggio. In passato cofondatore della testata online “Ed è subito serial”.

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