In attesa del rilascio dei restanti sei episodi su RaiPlay e della messa in onda su Rai 2, la sesta stagione di “Mare Fuori” è tornata con tantissime novità. Nei nuovi episodi della serie prodotta da Picomedia in collaborazione con Rai Fiction, oltre al cambio di regia, vediamo la direzione netta e decisa che sembra aver preso il personaggio di Simone, interpretato da Alfonso Capuozzo. Sin dalla scorsa stagione, l’attore ha saputo conquistare lo spettatore per il modo naturale di rendere lo stato d’animo di un personaggio complesso, istintivo e rabbioso ma con delle ferite aperte – come la perdita della madre e l’abbandono del padre – che inevitabilmente hanno portato Simone a perdersi e a farsi ammaliare dalla rabbia, dalla sete di vendetta e di potere, pur mostrando anche una parte fragile.
Abbiamo intervistato, su “La voce dello schermo“, proprio Alfonso Capuozzo che ci ha parlato della nuova stagione di “Mare Fuori” e ci ha spiegato quanto interpretare Simone gli abbia permesso di scavare dentro se stesso e di mettersi alla prova per rendere autentiche tutte le sue sfaccettature. Alfonso ha anche ricordato quanto sia importante per i ragazzi avere dei punti di riferimento validi nella vita e riuscire a comprendere il messaggio che “Mare Fuori” vuole mandare…

Durante la nuova stagione di “Mare Fuori”, Simone sembra orientato sempre di più a seguire la strada del potere. Quali aspetti hai amato maggiormente di questa stagione?
Mi ha affascinato rendere la sua sfida con se stesso nel crescere e nel modo di agire per arrivare al potere. Ricordiamo che Simone è pur sempre un ragazzo di diciassette anni che non ha punti di riferimento. È cresciuto senza il padre, ha perso la madre e non è stato semplice per lui superare quei momenti. Si muove tra la rabbia e la voglia di vendetta.
Che sfida è stata dare vita al suo stato d’animo?
Sto vivendo una fase della mia vita in cui questa interpretazione mi ha dato modo di sfogare alcuni stati d’animo. Quando sono dentro un personaggio cerco di spingermi sempre oltre ogni limite. Ovviamente non siamo realmente ciò che interpretiamo ma, nonostante non approvi determinati gesti e azioni di Simone, è fondamentale dare il massimo per renderlo nel modo più veritiero possibile.
Simone è un personaggio che consente di sfogare i propri istinti, attraverso le sue urla liberatorie e il suo modo di comportarsi. Come si fa a stare in equilibrio tra realtà e finzione?
Il set è bello proprio perché, nel momento in cui entri nel personaggio, si innesca un procedimento mentale che ti permette di scavare all’interno di te stesso, delle tue emozioni o dei traumi e di trasferirli al personaggio. A volte non è nemmeno facile uscire da questa modalità. Ricordo che il primo giorno di set, durante la scorsa stagione, girai la scena della morte di mia madre. Tornato a casa, sono stato tutta la notte vicino a mia madre per rendermi conto che stesse bene.
Com’è stato confrontarsi con nuovi registi?
È stato bello e interessante conoscere nuovi modi di lavorare. Sono molto onorato di aver lavorato sia con i nuovi registi, Beniamino Catena e Francesca Amitrano, sia con Ludovico Di Martino lo scorso anno.
Tra i compagni di set, quest’anno chi sono stati i punti fermi per te?
Mi sono trovato molto bene con tutti, ma in modo particolare ho legato molto con Giovanna Sannino, Giuseppe Pirozzi e con i ragazzi della troupe.
Come pensi sia diverso quest’anno “Mare Fuori”?
Scava maggiormente nel passato dei personaggi e dà delle risposte ad alcuni interrogativi lasciati in sospeso. Si racconteranno le conseguenze di ciò che è accaduto nel passato.
Perché, secondo te, spesso lo spettatore è affascinato dai personaggi negativi?
Credo che alcune persone non riescano a comprendere il reale messaggio che la serie vuole mandare e che rimangano affascinati da personaggi che incarnano il potere, il fascino dei soldi o delle armi. È fondamentale offrire i mezzi per fare comprendere quello che la serie vuole dire in realtà. È importante che i genitori guardino la serie con i figli, se sono ragazzini, e che spieghino cosa accade. Simone, ad esempio, è un ragazzo che si è perso perché non ha avuto punti di riferimento nella propria vita.

Dopo il debutto dello scorso anno, hai avvertito una maggiore maturità quest’anno?
Assolutamente sì. Lo scorso anno era tutto nuovo, mentre quest’anno mi sono sentito più pronto e ho cercato di dare sempre di più, nonostante sia una persona che dà sempre il massimo.
Come pensi di continuare il tuo percorso da attore?
Voglio studiare sempre di più e trovare progetti che mi stimolino. Quando ho letto il personaggio di Simone ho ricevuto come una scarica di adrenalina che mi ha aiutato a interpretarlo nel migliore dei modi. Spero di trovare sempre personaggi del genere, che mi trasmettano questa sensazione e mi mettano sempre di più alla prova.
Come vorresti metterti alla prova nel tuo prossimo progetto?
Mi piacerebbe cimentarmi nella commedia e toccare altre corde. Sarebbe stimolante mostrare anche il mio lato divertente.
Tra i registi e gli attori, con chi ti piacerebbe confrontarti?
Mi piacerebbe, in futuro, ritrovare Ludovico Di Martino o fare un film con Paolo Sorrentino. Inoltre, sarebbe un sogno poter lavorare un giorno con Will Smith o con Adam Sandler.
Perché, secondo te, questa stagione sarà interessante?
Perché si incroceranno strade che lo spettatore non si aspetta.
Cosa pensi ti abbia dato la recitazione?
Mi ha portato a scoprire dei lati di me stesso che non riuscivo a vedere prima. Mi ha sensibilizzato molto e ho sviluppato una maggiore empatia che mi porta a comprendere meglio la realtà che mi circonda.
Se non avessi avuto il ruolo di Simone, quale personaggio ti sarebbe piaciuto interpretare e perché?
Mi sarebbe piaciuto interpretare o Cardiotrap, perché racconta la storia di tanti ragazzi che si sono ritrovati in situazioni brutte senza avere tante colpe, o Pino per la genuinità che possiede.
Di Francesco Sciortino

