Dal 10 febbraio è disponibile su Netflix “Motorvalley”, serie in 6 puntate diretta da Pippo Mezzapesa, Matteo Rovere e Lyda Patitucci, con protagonisti Luca Argentero, Caterina Forza e Giulia Michelini e ispirata al film “Veloce come il vento”.
Abbiamo intervistato, su “La voce dello schermo” Caterina Forza, che nella serie interpreta Blu, una giovane ed esuberante donna ossessionata dalle gare automobilistiche. L’attrice ha raccontato dell’interessante trasformazione che ha dovuto affrontare per interpretarla e di quanto sia stato importante per lei far parte di questo set. Oltre a soffermarsi su “Motorvalley”, Caterina ha ricordato la sua Nina in “Prisma” e ci ha regalato altri interessanti retroscena che riguardano la propria carriera e il suo modo di recitare…

Ti stiamo vedendo in “Motorvalley”. Quali opportunità ti ha offerto interpretare Blu?
Uno degli aspetti che ho amato maggiormente della serie è stata la possibilità di trasformarmi. È il sogno di ogni attore e attrice poter mutare sia interiormente sia esteriormente per interpretare un ruolo. Ho amato tutto il processo di preparazione del personaggio, partendo dall’aspetto estetico e dalla costruzione del look, fino ad arrivare alla preparazione atletica, perché era necessario avere un fisico più muscoloso. Sono stata, quindi, accompagnata da un personal trainer per cinque giorni a settimana. È stata una sfida interessante e stimolante. Mi sono innamorata follemente del mio personaggio e sono molto legata agli oggetti di scena che ho utilizzato: porto sempre con me la collana e un braccialetto. Ho amato Blu perché è riuscita a far sfogare ciò che di solito cerco di tenere a bada.
Durante il processo di trasformazione, cosa è accaduto quando sei passata da Caterina a Blu?
Parlando con Matteo Rovere ci siamo scambiati delle idee su dei film da cui trarre ispirazione. Ho visto “Giorni di tuono” di Tony Scott, “Million Dollar Baby”, ho rivisto “Veloce come il vento” e “Cars”, per prendere spunto da quella adrenalina e quella sete di passione. Infine, ho attinto anche da “Juno” per dei tratti caratteriali. Ho cominciato a costruire il carattere di Blu e la postura. Ho cercato di capire come si muovesse e se fosse scattante o lenta. In lei c’è stato un lavoro su un nervosismo fisico e su un ritmo nervoso.
I tre protagonisti si incontrano in un momento in cui toccano il fondo e cercano di rialzarsi. Come pensi ci si rialzi dalle cadute?
Credo sia un processo interiore lungo e profondo. Queste rotture non svaniscono quando cresciamo: fanno parte di noi e ci evolviamo con esse. Il dolore non se ne va mai, ma cambia la forma. I protagonisti, come noi nella vita, hanno cercato di trovare una chiusura dai traumi e dalle cadute e hanno provato a rialzarsi.
Com’è andato il lavoro di squadra?
Benissimo. Questo set mi ha fatto incontrare persone che sono diventate miei amici che frequento tuttora. Abbiamo girato in trasferta e sono nati dei legami molto forti che non immaginavo si creassero. C’è stato qualche momento buio durante le riprese e tutta la crew mi è sempre stata vicina e mi ha supportato. Non mi sono mai sentita sola. Quando un prodotto viene costruito con l’amore di tutti si riesce più facilmente a realizzare qualcosa di bello.
La forza contraddistingue anche il tuo cognome. Quali pensi siano i tuoi punti di forza?
Sicuramente la determinazione. Sono sempre stata molto decisa e tenace, sin da quando ero bambina. Purtroppo, da piccola spesso non davo tanta importanza al processo, ma avrei voluto subito arrivare allo scopo. Adesso sono cresciuta ma la mia forza motrice rimane la mia determinazione nel voler raggiungere i miei obiettivi e senza mollare mai.
Nella serie, il personaggio di Arturo dice a Blu: “Se vuoi fare questo mestiere devi imparare a gestire le emozioni”. È un po’ quello che accade a un attore mentre recita. Come ci si riesce?
Più che gestirle, cerco di perdermici dentro. Quando si cerca di gestire le emozioni che bisogna interpretare tutto potrebbe risultare un po’ più costruito e artefatto. Cerco tanto di lavorare sulla parte emotiva, collegandomi a qualcosa del passato, e cerco di perdermi in quelle emozioni invece di rinchiuderle e di analizzarle. Partendo dalla mente, il fisico la segue con naturalità.

Un altro ruolo significativo per te è stato sicuramente quello di Nina in “Prisma”…
Assolutamente sì. La parte più interessante di “Prisma” è stata aver avuto l’opportunità di rappresentare la fluidità. Nina non si innamora del genere, bensì delle persone e della loro anima. Per me questa serie è un gioiello e mi ha cambiato la vita, dandomi la consapevolezza di poter fare questo mestiere per vivere e mi ha dato l’opportunità di conoscere molte persone più care della mia vita.
Recitare ti permette di?
Lasciarmi andare.
Cosa significa lasciarsi andare?
Togliere i freni che la vita reale ti fa mettere, in quanto esseri umani in una società, e seguire l’onda rivivendo le emozioni di altri personaggi. La recitazione è trasformarsi in ciò che non si è, entrare in altri corpi e in altre vite e farle tue.
Qual è la scena che ti ha permesso di lasciarti andare di più?
In “Motorvalley” ce ne sono tante, ma ne cito una in particolare: durante l’incidente che il mio personaggio ha durante il sesto episodio. Ero legata dentro la Porsche, che a sua volta era tenuta da un braccio meccanico che la sollevava in aria e che girava su sé stessa. Lì dovevo lasciarmi andare completamente e trasformarmi in un corpo che non si capiva se fosse morto o vivo. Devo dire che girare questa scena mi ha anche messo un po’ di paura! (ride ndr.)
Se fossi una giornalista che domanda faresti a Caterina?
Le chiederei se sono orgogliosa del lavoro fatto. E risponderei che è giusto – per il mio modo di essere e per il fatto che non sono mai completamente orgogliosa e felice – credere di poter dare sempre di più. Ci sono scene di cui vado molto fiera e altre che forse possono offrire degli spunti per migliorare in futuro. Penso che non ci sarà mai il giorno in cui dirò: “Sono soddisfatta al cento per cento del lavoro svolto”, perché penso che si possa sempre migliorare in tutto.
Come vorresti evolverti nelle prossime interpretazioni?
Sono molto emozionata a non sapere cosa mi aspetta dal futuro. Sono contenta di aver avuto l’opportunità di interpretare ruoli di donne molto forti e indipendenti, ma mi piacerebbe avvicinarmi un po’ di più alla mia età e allontanarmi un po’ dall’adolescenza. Sarebbe bello far parte di un progetto in costume, magari ambientato nell’Ottocento o nel Novecento.
Di Francesco Sciortino
